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NOVENA ALLA BEATA VERGINE MARIA ASSUNTA AL CIELO (6-14 AGOSTO)

NOVENA ALLA MADONNA DELL’ASSUNTA
Inizia il 6 agosto 
In questa sacra Novena, figurandoci d'esser presenti alla gloriosa Assunzio­ne di Maria santissima, ne accompagne­remo con devozione il trionfo; e in me­moria di quella misteriosa corona di do­dici stelle, con la quale fu coronata in cielo, le offriremo questa piccola coro­na di dodici salutazioni angeliche ed al­trettante benedizioni, dicendo:
* I. Sia benedetta, o Maria, l'ora nella qua­le foste invitata dal vostro Signore al cielo. Ave Maria...
* II. Sia benedetta, o Maria, l'ora nella quale foste assunta dagli Angeli santi in cie­lo. Ave Maria...
* III. Sia benedetta, o Maria, l'ora in cui tutta la corte celeste vi venne incontro. Ave Maria...
* IV. Sia benedetta, o Maria, l'ora nella quale foste ricevuta con tanto onore in cie­lo. Ave Maria...
* V. Sia benedetta, o Maria, l'ora nella quale sedeste alla destra del vostro Figlio in cielo. Ave Maria...
* VI. Sia benedetta, o Maria, l'ora nella quale foste coronata con tanta gloria in cie­lo. Ave Maria...
* VII. Sia benedetta, o Maria, l'ora in cui vi fu dato il titolo di Figlia, Madre e Sposa del Re del cielo. Ave Maria...
* VIII. Sia benedetta, Mrria, l'ora nella quale foste riconosciuta Regina suprema di tutto il cielo. Ave Maria...
* IX. Sia benedetta, o Maria, l'ora nella quale tutti gli Spiriti e Beati del cielo vi acclamarono. Ave Maria...
* X. Sia benedetta, o Maria, l'ora nella quale foste costituita Avvocata nostra in cielo. Ave Maria...
* XI. Sia benedetta, o Maria, l'ora nella quale cominciaste a intercedere per noi in cielo. Ave Maria...
* XII. Sia benedetta. o Maria, l'ora nella quale vi degnerete di ricevere ni tutti in cielo. Ave Maria...

Preghiamo

O Dio, che volgendo lo sguardo all'umiltà della Vergine Maria l'hai innalzata alla su­blime dignità di madre del tuo unico Figlio fatto uomo e oggi l'hai coronata di gloria incomparabile, fa' che, inseriti nel mistero di salvezza, anche noi possiamo per sua in­tercessione giungere fino a te nella gloria del cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Si ripeta per nove giorni consecutivi

TRATTA DA: www.preghiereagesuemaria.it/novene/
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L'IMMACOLATA.

Maria e i giovani: Maria Cammina con noi  di padre Giancarlo Corsini


C’è una domanda nel vangelo che fa tremare i polsi, ed è Gesù stesso che la pone: “Quando il figlio dell'uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?”. Se non avessimo la certezza che Dio e con noi, che ci cammina accanto, e che sorregge i nostri passi spesso vacillanti, ci sarebbero motivi sufficienti per cedere allo scoramento e per vedere un orizzonte buio. Ma la certezza che Dio ci ama sempre e comunque, nonostante i nostri limiti e fallimenti, ci fa guardare avanti con fiducia e speranza.
In questi giorni di Avvento ed in particolare durante questa novena dell'Immacolata, ci viene di nuovo offerto in Maria un segno di sicura speranza e consolazione. Maria e il segno tangibile che Dio ci offre, un segno che dice a tutti con forza che il bene e più forte del male e che, alla fine, il bene vince sempre.
Maria e madre e discepola! E’ certamente la madre di Gesù, la madre del Figlio di Dio, e nel suo grembo 1o Spirito Santo, secondo una bella immagine dei Padri della Chiesa, ha tessuto la carne del Figlio dell' Altissimo. Maria e anche la madre di tutti noi, da quando Gesù dalla croce, ci ha affidati a lei nella persona di Giovanni. II vangelo dice che Giovanni I'accolse in casa sua: a te accogliere Maria, permettere a Maria di vivere con te e presso di te per averla madre, amica, compagna nel viaggio della vita. La sua presenza ed il suo aiuto ti sosterranno nei giorni difficili, quando la fede si colora di fatica, 0 quando la tentazione si fa incombente, e essa, accolta e amata, diventa fonte di santa gioia e “di speranza fontana vivace”.
Maria per te e per la Chiesa è modello dell'essere discepolo, per imparare a pensare con mente di discepolo, per amare con cuore di discepolo e per vivere nel quotidiano come un discepolo.
Maria diventa per ciascuno la nostalgia di un modo di essere e nello stesso tempo la misura alta di una vita che si fa dono. Pur nella sua grandezza e nella singolarità della sua realtà personale, e l’Immacolata Concezione, e colei che ti viene incontro completamente libera da ogni forma di peccato, e la donna dalla fede feriale, una fede che intride di se i gesti del quotidiano, fatto di piccole incombenze, di lavoro, di fatica, di gioie semplici, di gesti che diventano grandi perche fatti con amore e per amore. La bellezza di Maria ti e ci rapisce perche e il fascino di una vita segnata totalmente dalla Grazia, la Grazia della salvezza di Cristo, Signore e Maestro, Via, Verità e Vita.

GUARDA LA STELLA, INVOCA MARIA

Se si alzano i venti della tentazione,
se t'imbatti negli scogli delle tribolazioni,
guarda la stella, invoca Maria.
Se sei sbattuto dalle onde della superbia,
dell'ambizione, della calunnia, della gelosia,
guarda la stella, invoca Maria.
Se l'ira e l'avarizia o le lusinghe della carne
hanno scosso la navicella del tuo animo,
guarda la stella, invoca Maria.
Se, turbato dall'enormita' dei peccati,
confuso dall'indegnita' della coscienza,
impaurito dall'orrore del giudizio,
tu cominci ad essere inghiottito
nel baratro della tristezza,
nell'abisso della disperazione
pensa a Maria.
Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze,
pensa a Maria, invoca Maria.
Non si allontani dalla tua bocca,
non si allontani dal tuo cuore.
Amen !

PREGHIERA ALLA VERGINE, DI SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE

Ricordati, o vergine Maria, che non si è mai udito
che alcuno, ricorrendo al tuo patrocinio, implorando il tuo aiuto e la tua protezione,
sia stato da te abbandonato.
Animato da tale confidenza,
a te ricorro, o vergine delle vergini e madre mia,
a te io vengo e davanti a te me ne sto, povero peccatore gemente.
Non disprezzare le nostre suppliche, ma ascoltaci, propizia, ed esaudiscici. Amen
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Supplica alla Madonna di Pompei (da recitarsi l'8 maggio e la prima domenica di ottobre a mezzogiorno)

Supplica alla Madonna di Pompei

(da recitarsi l'8 maggio e la prima domenica di ottobre a mezzogiorno)



I. - O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl'idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie.

Deh! da quel trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, su tutta la Chiesa; e vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato e vincete colla clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli vostri, che costarono sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore. Oggi mostratevi a tutti, qual siete, Regina di pace e di perdono.

Salve Regina.

II. - È vero, è vero che noi per primi, benché vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù, e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del Golgota raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino e l'ultimo testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col sangue di un Uomo-Dio, vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Voi, dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!

Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor vostro. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia.

Salve Regina.

III. - Che vi costa, o Maria, l'esaudirci? Che vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie? Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo, circondata di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. Voi distendete il vostro dominio per quanto son distesi i cieli, e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette. Il vostro dominio si estende fino all'inferno, e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria.

Voi siete l'Onnipotente per grazia. Voi dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare, perché figli ingrati ed immeritevoli della vostra protezione, diteci almeno a chi altri mai dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.

Ah, no! Il vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti. Il Bambino che noi vediamo sulle vostre ginocchia, e la mistica corona che miriamo nella vostra mano, c'ispirano fiducia che noi saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai vostri piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.

Salve Regina.

Chiediamo la benedizione a Maria.

Un'ultima grazia noi ora vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti noi l'amore vostro costante, e in modo speciale la vostra materna benedizione. No, non ci leveremo dai vostri piedi, non ci staccheremo dalle vostre ginocchia, finché non ci avrete benedetti.

Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Ai prischi allori della vostra Corona, agli antichi trionfi del vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! aggiungete ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società. Benedite il nostro Vescovo, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l'onore del vostro Santuario.

Benedite infine tutti gli Associati al vostro novello Tempio di Pompei, e quanti coltivano e promuovono la divozione al vostro Santo Rosario.

O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d'inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora di agonia; a te l'ultimo bacio della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia.

Salve Regina.

(vero testo della Supplica scritta dal beato Bartolo Longo)


TESTO TRATTO DA: http://www.unavoce-ve.it/supplica-pompei.htm - 11k

NOVENA ALLA BEATA VERGINE MARIA DI POMPEI (DAL 28 SETTEMBRE AL 6 OTTOBRE )

NOVENA
ALLA MADONNA DI POMPEI
per impetrare le grazie nei casi più disperati
Dèus, in adiutòrium mèum intende.
Dòmine, ad adiuvàndum me festina.
Gloria Patri...
I.- O Vergine Immacolata e Regina del santo Rosario,
tu in questi questi tempi di fede morta e di empietà
trionfante hai voluto stabilire il tuo seggio di Regina e
di Madre nell’antica città di Pompei, un tempo soggiorno
di tristi pagani. Da quel luogo dov’erano adorati gl’idoli
e i demoni, tu oggi, da buona Madre della Divina
Grazia, spargi da per tutto i tesori delle celesti misericordie.
Deh, o Maria! da quel trono dal quale regni pietosa,
rivolgi benigni gli occhi tuoi a me che ho tanto
bisogno del tuo aiuto.
Mostrati anche verso di me vera Madre di misericordia,
così come ti sei mostrata verso tanti altri: monstra te
esse Matrem. Io da parte mia ti saluto con tutto il cuore
e t’invoco mia Sovrana, o Regina del santo Rosario.
Salve Regina...
II.- O grande e gloriosa Signora, l’anima mia prostrata
ai piedi del tuo trono ti venera tra gemiti ed affanni,
per i quali si sente molto oppressa. In queste angustie
e agitazioni in cui mi trovo, io alzo con fiducia
gli occhi a te, che ti sei degnata di eleggere per tua
dimora le capanne dei poveri ed abbandonati contadini.
E là, dirimpetto alla città e all’anfiteatro dei pagani
piaceri, là ove regna silenzio e rovina, tu, come
Regina delle Vittorie, hai levato la tua voce potente per
chiamare da ogni parte d’Italia e del mondo cattolico i
devoti tuoi figli ad erigerti un tempio. Deh! abbi pietà
dell’anima mia avvilita dal bisogno e dall’angustia.
Abbi pietà di me, o Signora. Abbi pietà di me che sono
eccessivamente ricolmo di miserie e di umiliazioni. Tu
che sei lo sterminio dei demoni, difendimi da loro, da
questi nemici che mi assediano. Tu che sei l’aiuto dei
Cristiani, liberami dalle tribolazioni nelle quali mi
trovo. Tu che sei la Vita dei Cristiani, trionfa sulla
morte che minaccia l’anima mia esposta ai pericoli in
cui si trova, ridonami la pace, la tranquillità, l’amore,
la salute. Àmen.
Salve Regina...
III.- O Vergine Madre, il sapere che tanti sono ricorsi
a Te con fede, mi infonde coraggio e lena ad
invocarti in mio aiuto. Tu già promettesti a San Dome-
2 Novena alla Madonna di Pompei
nico che chi vuole grazie le può ottenere con il tuo
Rosario, pertanto, o Madre, io, con il tuo Rosario in
mano, ti invito all’osservanza delle tue materne promesse.
Tu hai operato continui prodigi per spingere i
tuoi figli ad edificarti un tempio a Pompei, da dove
vuoi asciugare le nostre lacrime e lenire i nostri affanni!
Quindi col cuore sulle labbra e con viva fede ti
chiamo e t’invoco: Madre mia, Madre cara, Madre
bella, Madre dolcissima, aiutami! Madre e Regina del
santo Rosario, non tardare più a tendermi la tua mano
potente, perché il ritardo, come ben sai, mi porterebbe
alla rovina.
Salve Regina...
IV.- E a chi altri mai posso io ricorrere, se non a
te, che sei il Sollievo dei miseri, il Conforto degli
abbandonati, la Consolazione degli afflitti? Oh, te lo
confesso, la misera anima mia è gravata da enormi
colpe, per le quali, indegna di ricevere grazie, merita
di ardere nell’inferno. Ma, o Madre mia Maria, non
sei tu la Speranza dei miseri? la grande Mediatrice tra
il peccatore e il tuo Gesù? la potente nostra Avvocata
presso il trono dell’Altissimo? il Rifugio dei peccatori?
Basta che tu dica una parola in mio favore al tuo
Figliuolo, ed Egli ti esaudirà: chiedigli dunque, o
Madre, la grazia della quale io ho tanto bisogno (si domandi
la grazia che si desidera), tu sola puoi ottenerla, tu
che sei l’unica speranza mia, la mia consolazione, la
mia dolcezza, tutta la mia vita. Così spero e così sia.
Salve Regina...
Novena alla Madonna di Pompei 3
V.- O Vergine e Regina del santo Rosario, tu che sei
la Figlia del Padre Celeste, la Madre del Figlio Divino,
la Sposa dello Spirito Santo; tu che tutto puoi presso la
Santissima Trinità, ottienimi questa grazia, a me tanto
necessaria, se non è di ostacolo alla mia eterna salvezza
(si riespone la grazia che si desidera). Te la domando per la
tua Immacolata Concezione, per la tua divina
Maternità, per i tuoi gaudii, per i tuoi dolori, per i tuoi
trionfi. Te la domando per il Cuore del tuo amoroso
Gesù, per quei nove mesi che lo portasti in seno, per gli
stenti della sua vita, per l’acerba sua Passione, per la
sua morte di croce, per il Nome suo santissimo, per il
suo preziosissimo Sangue, per il tuo castissimo Sposo
Giuseppe. Te la domando infine per il Cuore tuo dolcissimo,
per il Nome tuo glorioso, o Maria che sei la
Stella del mare, la Signora potente, la Madre dei dolori,
la Porta del Paradiso, la Madre di ogni grazia. In te confido,
in te spero: solo tu mi puoi aiutare. Àmen.
Salve Regina...
Ora pro nòbis, Regina sacratissimi Rosarii,
Ut digni efficiàmur promissiònibus Chrìsti.
ORÈMUS. - Dèus, cùjus Unigènitus per vìtam,
mòrtem et resurrectiònem sùam nòbis salùtis aetèrnae
praèmia comparàvit, concede, quaèsumus, ut haèc mystèria
sacratìssimo Beàtae Marìae Vìrginis Rosario recolèntes,
et imitèmur quod còntinent et quod promìttunt assequàmur.
Per eùndem Chrìstum Dòminum nòstrum.
Àmen.

MESE DI SETTEMBRE ALL'ADDOLORATA: 25 GIORNO

Ecco la tua Madre!
« Stavano in piedi presso la Croce di Gesù la Madre di lui, e la sorella della Madre di lui Maria di Cleofa, e Maria Maddalena. Avendo pertanto Gesù scorto la Madre ed il discepolo che amava pur ivi stante, dice al¬la Madre sua: Donna, ecco il figlio tuo! Quindi dice al discepolo: Ecco la tua Madre! E da quell'ora egli la prese presso di sè ».
Quanta materia da meditare ne porge questo commoventissimo tratto di Vangelo scritto da chi ne fu testimonio e parte, dal discepolo diletto Giovanni! E prima di tut¬to riflettiamo al nobile contegno di Maria in questa sublime circostanza della sua vita. Appena le è possibile per il diradarsi della folla dei curiosi, ella si accosta alla croce con le sue fide compagne, le Marie, Cleofe, Maddalena e Salome, con le quali era anche l'animoso Giovanni.
Maria è trambasciata dal dolore, e l'ani¬mo sua è abbeverato di fiele ed assenzio per l'angoscia che tutta la pervade ed amareg¬gia. Ma sta in piedi, forte, coraggiosa quasi sacerdote che vede esaurirsi di sangue e di vita la vittima che sta sacrificando il vero Sacerdote. Nessuno meglio cromprese e ri¬trasse questo momento della vita di Maria, che S. Ambrogio: « Stava in piedi ac¬canto alla croce la Madre, e fuggiti gli uo¬mini, ella donna, guardava con animo in¬trepido! Era spettatrice non degenere della divina tragedia! Spectabat non degeneri ma¬ter spectaculo! ». Quanto ci dànno a medi¬tare queste parole quasi intraducibili! Ma¬ria era là degna spettatrice e parte del sa¬crificio che l'Uomo-Dio offriva di se stessa a Dio per la redenzione del mondo. Gesù soffriva atrocemente gli spasimi della croci¬fissione; Maria soffriva indicibilmente nel¬l'animo: Gesù spargeva tutto il suo Sangue, Maria vi mescolava le sue lacrime materne delle quali già si esauriva in lei la fonte Gesù si approssimava alla morte vera; Ma¬ria moriva ogni momento di morte mistica per la veemenza del dolore e dell'amore! Spectabat non degeneri mater spectaculo! Ecco di qual tempra era l'animo di Maria Vergine, ecco quanta costanza albergava in quel petto verginale; ecco, conchiude il san¬to Dottore, quanto male a proposito si pen¬serebbe che Maria potesse mai mutare il proposito fermo di essere sempre tutta di Dio in purissima verginità ».
Ed ecco che proprio per questo proposito santissimamente osservato Maria, ora che le moriva l'unico figlio della sua intemerata verginità, dopo mancato il castissimo Giuseppe, restava vedova, orbata, sola. Gesù da Figlio amantissimo le provvede un sostegno nel discepolo Giovanni, e questi più che vo¬lentieri si assume il dolcissimo ed onorevo¬le incarico.
Ma in quel solenne momento che Maria diventava la Corredentrice degli uomini, el¬la veniva ad acquistare come suoi figli tutti coloro, che sarebbero diventati effettiva-mente figli di Dio per adozione divina nel suo Figlio vero Gesù. Tutti costoro saran¬no fratelli adottivi di Gesù, e come tali potranno e dovranno chiamare la Madre di Gesù, madre loro. Era là Giovanni, già fi¬glio di Dio per adozione, e degnato da Gesù di singolare amore anche in questa sua qua¬lità, e come rappresentante di tutti gli altri che sorgeranno da ogni banda, egli rice¬ve Maria per sua madre, onorandola ed a¬mandola più che Salome sua vera madre.
O quanto onore ha fatto anche a me Ge¬sù dandomi per madre la sua propria Ma¬dre Maria Vergine Immacolata, oh quanto poco amore porto a questa Madre.
O Maria, madre mia dolcissima, come vor¬rei amarvi quanto meritate per quelle lacri-me, per quei dolori con i quali mi genera¬ste accanto all'albero della croce vera¬mente figlio del vostro dolore! Voi sola potete ottenermi che io non degeneri da tan¬ta vostra virtù e nobiltà soprannaturale.
Prometterò a Maria Addolorata di ono¬rarla sempre quale vera madre mia, imitan¬done studiosamente le virtù, specialmente la costanza nell'osservare

TESTO TRATTO DA: www.preghiereagesuemaria.it

MESE DI SETTEMBRE ALL'ADDOLORATA: 24 GIORNO

Abbandono
«Da circa l'ora sesta tenebre offuscarono tutta la terra sino all'ora nona, e si oscu¬rò il sole. Ed all'ora nona esclamò Gesù a gran voce dicendo: Dio mio, Dio mio, perchè m'hai abbandonato!».
Maria con occhi lacrimosi, più attenta¬mente li fissa in volto al diletto Figlio ago¬nizzante, come per leggergli negli occhi e nelle labbra l'interna angoscia, che le fan¬no indovinare quelle dolenti parole. Quasi non si accorge del sole che vien meno; del suolo che si scuote, delle rupi che si spez¬zano. Ciò non le reca meraviglia, chè trop¬po bene conosce la dignità del momento, e l'acerbità del delitto che si commette dagli uccisori. Ma quelle parole!... Quelle paro¬le, che dal moto delle labbra riarse di Gesù, si vede che sono seguite da altre esprimenti l'interna angoscia di lui sono l'ultima fervida preghiera sacerdotale!
Ecco il momento, e Maria se ne accorge, che l'eterno Sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec, Gesù Cristo suo Figlio secondo la carne, offre le sue preci e supplicazioni a Colui che può salvarlo da morte, con grida valide fra lacrime, ed è esaudito per la ri-verenza sua. La Corredentrice unisce le sue preci a quelle del Figlio, mentre beve con lo sguardo tutta l'atrocità delle agonie di lui. Non bastava che egli fosse ridotto tut¬t'una piaga nel santissimo corpo; non basta¬vano gli spasimi che trasmettono a tutto il corpo le quattro orribili ferite dei chiodi nelle mani e nei piedi: non basta l'acuta do¬lorosa febbre causata da quello stiramento di membra, inasprimento di ferite, indoli¬mento di nervi, muscoli ed ossa: un nuovo tormento più amaro degli altri manifesta il caro Figlio: l'abbandono di Dio! Noi lo in¬tendiamo con difficoltà. Maria lo intendeva benissimo; ma come farò io ad immedesi¬mare il mio sentimento con quello dell'ad¬dolorata Vergine?
Rifletti, anima mia, che le parole di Gesù, sono quelle che gli mise-in bocca tanti se¬coli prima il suo re antenato Davide: rifletti, alle altre parole che seguono queste prime: Dio mio, io grido a te durante il giorno, e tu non mi esaudisci, grido di notte, e non trovo riposo; ti sei allontanato dal porgermi aiuto, né sembri udire- il ruggito del mio pianto!... ». Tu che esaudisti sempre i padri nostri quando ricorsero a te, ora hai ab¬bandonato il tuo Figlio diletto, che « non sembra più un uomo, ma un verme, ma l'ob¬brobrio degli uomini, lo scherno della ple¬baglia. Com'acqua mi dileguo, e le mie ossa si sono scompaginate: il cuore mi si strugge come cera nel mezzo delle viscere: si è dis¬seccato com'arido coccio ogni mio vigore, la lingua mi si attacca alle fauci: ho sete! mi sento morire!... » Quale abbandono del Fi¬glio di Dio! Abbandono esterno a tanti tor¬menti: abbandono interno all'angoscia più amara che un'anima santissima possa sof¬frire! Così Cristo ci redime dalla maledi¬zione della legge facendosi per noi cosa ma¬ledetta, poichè sia scritto “maledetto colui che pende dal legno” Gesù non trasgredì la legge, ma fummo noi che la trasgredimmo; noi meritammo la maledizione eterna e Gesù volle pigliarla sopra di sè questa maledizione, per liberarne noi; così egli è abbandonato, riguardato da Dio come vittima particolare, che porta la pena dei peccati per i quali si of¬fre... Maria sola in quel momento compren¬deva tutta la desolazione umana di quell'ab¬bandono, e fa la sua parte non piccola, comparendo, madre del votato alla morte; sentendo straziare in Gesù suo vero Figlio le proprie carni, le proprie viscere, e do¬vrebbe dirsi, l'anima propria! Ecco i due più santi personaggi che mai furono al mon¬do, oppressi sotto il peso della maledizione dovuta ai peccati nostri!
Oh l'atroce male che è il peccato!... Ed io lo commetto con tanta facilità!? Non ri¬fletti, anima mia, al pericolo, che tanta in¬gratitudine al Redentore, tanto disprezzo del suo Sangue sparso per te, ti riduca a non trovar più vittima espiatrice, e dover tu stes¬sa portare l'eterna maledizione?
O Vergine dolentissima, per tante anime che vogliono perdersi a dispetto della Vit¬tima divina, pregate tanto tanto per me mi¬serabile, affinchè riconosca nell'abbandono del vostro Figlio crocifisso, i tremendi effetti del peccato, ed abbia forza ed animo riso¬luto di fuggirlo sempre.
Mi ecciterò a viva contrizione e detesta¬zione dei peccati da me commessi, rinnovan¬do un fermo proposito di piuttosto morire che mai più peccare.


TESTO TRATTO DA: www.preghiereagesuemaria.it

MESE DI SETTEMBRE ALL'ADDOLORATA: 23 SETTEMBRE

Crocifissione.
Si giunge finalmente sulla spianata del Calvario, luogo quasi adiacente alle mura della città, non molto alto, ma cospicuo per una roccia che v'era nel mezzo. Maria con le compagne e S. Giovanni vi giunsero qua¬si contemporaneamente a Gesù, e confusi tra la folla per non farsi scorgere, si collocarono in modo da essere spettatori di tutta la terribile esecuzione. Si tolgono le croci ai giustiziandi, le si piantano solida¬mente in terra; intanto si porge ai cruèian¬di il misero estremo conforto di un poco di vino mirrato, per attutire in loro alquan¬to il senso del dolore. Gesù vi approssima le labbra, ma rifiuta di berne, perchè vuole conservare tutta la sua sensibilità al tor-mento. Ma ecco che gli strappano le ve¬sti di dosso esacerbando in più parti le pia¬ghe della flagellazione, e facendone scorrere nuovo sangue: lo agguantano in quattro car-nefici, lo sollevano bruscamente anche con corde fattegli passare sotto le ascelle, e fattolo poggiare sopra un legno che era mezzo del trave maggiore, comincia ad applicarglisi l'estremo terribilissimo suppli¬zio. Lo crucifissero: dicono tutti e quat¬tro gli Evangelisti: ma chi può immaginare quella barbara carneficina? Maria sola che la vide compiersi sul frutto delle sue vince¬re immacolate potrebbe raccontarcela, e ci trafiggerebbe il cuore spremendone lacri¬me di sangue col suo racconto! Quelle brac¬cia stirate lungo la traversa; quelle palme delicatissime trapassate dal suo ruvido chio¬do ciascuna; quei colpi di martello su chiodi che si ficcano nelle vive carni poi nel le¬gno; quelle gambe stirate, quei piedi lacera¬ti ciascuno dal suo chiodo! Oh come tutto colpisce l'occhio, la fantasia, il cuore della dolente Madre spettatrice della crocifissione del Figlio! Ma al vederlo abbandonato, sol¬levato da terra, sospeso con tutto il peso del corpo alle quattro ferite delle mani e dei piedi, che sempre esasperate dal ferro, che vi è dentro, sanguinano a rivi, e si ma¬lignano causando una febbre tormentosissi¬ma in tutto il corpo, la Madre Addolorata soffre dolore sì veemente che gli cagiona la morte mistica, e potrebbe cagionargliela an¬che fisica se ella fosse debole quanto le altre persone del suo sesso. Ad ogni modo men¬tre si crucifigeva Cristo, si crucifigeva anche la Madre.
E tu, anima mia, tieni bene impressa in te la crocefissione di Gesù Cristo, e guar-dandola col sentimento naturale e con il lu¬me della fede, rifletti al dolore inestimabile ed allo strazio crudele che si fa del Figlio crocifisso e della Madre addolorata: abban-donati pure all'affetto amaro di compassio¬ne per il tuo Redentore e per la tua Corredentrice : ma ricordati che la compassione non è tutto quel che voglìono da te Gesù e Maria. Maria, che è il membro più nobile del mistico corpo di Cristo, t'insegna con questa sua larga partecipazione ai dolori del crocifisso, a risolverti anche tu una volta a crocifiggere con Gesù la tua carne con i vizi e le concupiscenze; sì da poter dire con verità: « Sono crocifisso con Cristo; vivo sì io, ma non io più vivo, bensì Cristo vive in me ». Quanto sei lon¬tana da questa mistica crocifissione, anima mia! Ma rifletti bene che se tu non ti risol¬vi ad imprimere in te l'immagine del Croci¬fisso, resterai priva del suggello dei predestinati, in pericolo quindi di dannarti.
O Vergine Santissima, tutta pervasa l'ani¬ma dei dolori del Figlìo vostro crocifisso, e confitta con lui misticamente sopra la stes¬sa croce, ottenetemi con le vostre preghiere e lacrime la grazia d'imitarvi, crocifiggen¬domi anch'io con Gesù sulla croce, per non vivere più al mondo, bensì a lui solo che tanto mi amò da lasciarsi crocifiggere per me. Esauditemi, Madre mia conducete quest'anima mia dalle vanità del mondo all'amplesso di Gesù Crocifisso! Quanto più sentirò la difficoltà ed il do¬lore in osservare fedelmente gli obblighi miei contratti innanzi a Dio, tanto più mi attaccherò ad essi inchiodandoci la mia vo¬lontà, perchè mai più si stacchi dalla croce di Cristo.


TESTO TRATTO DA:www.preghiereagesuemaria.it

MESE DI SETTEMBRE ALL'ADDOLORATA: 22 GIORNO


Incontro.
Quel doloroso viaggio al Calvario, che molto ap¬propriatamente si nominò «La via Cru¬cis » vi fu un incontro fra Gesù e Maria ad un certo punto del cammino. Sia che si sup¬ponga Maria con le sue compagne uscite di città prima che ne uscisse il corteo dei con¬dannati; sia che la medesima per qualche viottola scorciatoia venisse a trovarsi nella via per la quale doveva passare il suo Gesù, la tradizione può benissimo sostenersi, tan¬to più che fin da tempi lontani si conserva nel luogo di questo incontro una devota cap¬pella dedicata a S. Maria dello Spasimo, volendosi con questa parola impropria e¬sprimere lo schianto doloroso del cuore di Maria nel vedere da vicino il Figlio suo così trascinato .¬ Secondo una pia tradizione, malconcio, ansimante, sudato, l'ultimo supplizio.
Del resto tutto ci persuade troppo vero questo incontro ma chi può immaginar quanto soffrissero l'uno per l'altro quei due cuori di Figlio e di Madre in questa occasione? Quante corse si dicessero pur col solo sguardo, quali parole riuscisse¬ro ad indirizzare l'uno all'altra?
Si videro madri, che andate incontro a figli in mano della giustizia, tramutati di prigione in prigione, caddero svenute, ed anche morte, dopo aver versate tutte le loro lacrime, non appena li videro ammanettati scortati dalla forza, senza riuscire nemme¬no a dir loro: Addio, figlio mio! Che sarà stato di Maria nell'incontrare Gesù scortato e sospinto dalla forza pubblica, carico del suo supplizio, che andava alla morte, che avrebbe subìto fra pochi minuti? Una pietà sincera sì, ma troppo inferiore al sentimen¬to della Vergine, immaginò che ella sve¬nisse dallo spasimo, donde il nome dato alla cappella ivi elevata. Però chi pensi che Ma¬ria non ebbe alcuna delle piaghe lasciate in noi dal peccato originale, e che era la Don¬na forte per eccellenza, non creda che ella spasimasse, e molto meno svenisse, ma che soffrì tutto quel più di dolore, che le per¬sone che possono svenire non soffrono più, perchè lo svenimento priva della consapevolezza di sè, e di ogni senso di dolore. Maria invece non isviene no, ma soffre con piena consapevolezza tutta l'atrocità di quel do¬lore índescrivibile a parole umane!
Considera il fatto e le circostanze. Il Fi¬glio unigenito della Vergine è nel tratto più penoso della sua Via crucis!... Ansante, op¬presso, madido di sudore, schernito e vili¬peso, esausto di forze ed'ogni vigore, e va alla morte! La Madre lo incontra, l'osserva, gli tende le braccia per porgergli soccorso, ma non può far nulla: è guardata, lo guar¬da: la pena dell'uno s'immedesima con la pena dell'altra. Oh Figlio mio! O Mamma mia! Heu Mater, heu Filii dolor! Abramo col cuore sanguinante sale il monte fatale accanto alla vittima inconsapevole, l'unige¬nito diletto Isacco... Babbo, ecco qua legna, fuoco, coltello, ma dov'è la vittima? Al pa¬dre scoppia il cuore nel petto, e basta l'a¬nimo per rispondere soltanto: Dio ci pen¬serà, figlio mio! Ecco la situazione di Maria in quell'incontro, anzi questa è molto più dolorosa e solenne. Maria già sa troppo bene che il Figlio suo va ad esser vittima per i peccati del mondo, e che la divina Giu¬stizia vibrerà il colpo fatale: Proprio Filio suo non pepercit Deus!, e, si consideri bene la cosa, nemmeno Maria perdona a se stessa, offrendo alla morte il frutto benedetto delle sue viscere; e sopra il sacrificio di lui ponendo se stessa, come libagione di soavissimo- odore a Dio. Sono due vittime che si sacrificano per me!
L'intendo, o Madre amabilissima, e vor¬rei anch'io unirmi al gran sacrificio; ma lo dico soltanto a parole, o tutt'al più con la velleità, mai con volontà risoluta: troppo piaccio a me stesso, troppo mi risparmio, troppo vorrei sacrificare gli altri per me. Oh cara Madre mia, accendete un po' di fuoco di carità in questo mio cuore freddo!
Imitando l’amore di Gesù e di Maria che si sacrificarono per me, propongo di sacri¬ficare tutte le cose mie e me stesso, per il prossimo mio, specialmente per le persone commesse alla mia cura.


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MESE DI SETTEMBRE ALL'ADDOORATA: 21 GIORNO


Viaggio al Calvario.
La condanna a morte di Gesù fu pronun¬ziata dal Preside Romano il giorno della Parasceve di Pasqua, che quell'anno cumu¬lava con la Parasceve consueta cioè col Ve-nerdì: era quasi l'ora sesta, cioè si era an¬cora prima del meriggio. I Giudei si av¬videro che il tempo stringeva, poichè a ca¬lata di sole era per cominciare la grande so¬lennità della Pasqua: rimandare l'esecuzio¬ne di Gesù a dopo le feste, non c'era nem¬meno da pensare, chè il volubile Pilato a¬vrebbe potuto cambiar parere: bisognava dunque profittare dell'ore disponibili. Si prega il Preside a non differire, tanto più che vi erano da giustiziare due altri condan¬nati per delitti comuni. Tanto meglio; acco¬munandoli con Gesù sarebbe per lui il col¬mo dell'infamia. Pensato, suggerito, ottenuto l'intento, si approntarono tre croci: sulle spalle di Gesù si adatta la più pesante, e in tutta fretta si muove il triste corteo verso il luogo infame delle esecuzioni capitali, detto il luogo del cranio, o Calvario. Precede un centurione, scortano i rei quattro solda¬ti, guidano il tutto i capi della Sinagoga, se¬guono donne piangenti, e discreta folla di cu¬riosi.
Maria con le compagne vedono muovere il corteo, non si mescolano però con alcun gruppo, ma guidate dall'animoso Giovanni prendono altra via.
E qui considera, anima mia, lo stato d'a¬nimo della Vergine Madre. Tutto ciò ch'el¬la vede ed ode in questa lugubre circostanza è per lei fonte di vivissimo dolore, conside-rando sino a qual segno è odiato il suo be¬nedetto Figliolo, l'innocente Gesù. Non si vede l'ora di averlo morto: non si guarda, pur di ottenere l'orribile intento, nè a san¬tità di giorno, nè a ricorrenza sì ricordo nè a culto divino, nè a rispetto di reli¬gione! Lo si vuol morto l'innocente Gesù, ma in maniera che apparisca a tutti reo co¬me i due delinquenti menati a morte con lui. Le ricorda la Vergine le parole d'Isaia: “ Ed egli fu accomunato tra gli scellerati!”. Et eum iniquis reputatus est! », e ve¬dendole ora appuntino verificate, pur senten¬dosi crescer la fede nella divinità dell'umi¬liato Gesù, prova anche tutta l'acerbità e l'amarezza per tanta umana malizia. E quei ministri della religione, gli Scribi, i Fari¬sei, i sacerdoti, che immemori della vigilia di Pasqua, non trovano occupazione più inte¬ressante per loro, che venire a dirigere la più orrenda ingiustizia, ad accrescer la pe¬na dell'Innocente menato al supplizio con i loro sarcasmi ed insulti! Quale travolgimen¬to del senso morale! Non sono costoro che per tema di contaminarsi, da non poter poi con buona coscienza mangiar la Pasqua, non hanno avuto l'ardire di entrare nel pretorio del pagano Pilato? Ed ora dove sono anda¬ti tanti scrupoli, tanti riguardi alla legge?
Così Gesù con la croce in ispalla, va solo al Calvario: non è accompagnato che da nemici,carnefici, curiosi, donne che piangono per puro sentimento naturale. Ci sono i due rei che portano la croce bestemmiando l'u¬mana e la divina giustizia; verrà più tardi il Cireneo che piglierà la croce di Gesù sol¬tanto perchè costretto: ecco tutto!... Ecco un quadro della tragedia umana di ogni giorno! Maria, che lo intende meglio d'ogni altro, pena e soffre più per gli acciecati uomini, che per Figlio suo, che con tanto zelo per la nostra salute aveva detto: « Chi vuole veni¬re; dietro a me, pigli la sua croce ogni gior¬no e mi segua!. Chi si cura di ascoltare l'invito di Gesù? Oh quanti Cristiani in pra¬tica si diportano come nemici della croce di Cristo. Ed io come mi conduco? So¬no amico, o nemico della croce del mio Si¬gnore? Se si tratta della figura decorativa della croce, o sì, mi piace! Non mi dispia¬ce nemmeno il culto esteriore alla Ss.ma Croce, almeno quando non costa nulla. Ma la croce mia vera, la tribolazione quotidia¬na che Dio mi manda per farmi somigliare al Figlio suo, oh questa non mi va, la sfug¬go, cerco di sgravarmene le spalle.
O Vergine dolorosissima che seguiste con tanto eroismo Gesù al Calvario; che tanto soffriste per il cieco formalismo de' Giudei; allontanate da me il loro velenoso fermen-to, affinchè col sodo continuo esercizio del¬le virtù cristiane segua accanto a voi Gesù che va a morire ,per me con la croce in ispalla.
Mi guarderò come da vera peste dal for¬malismo farisaico che cola il mascherino e ingoia il cammello: ma mi formerò sem¬pre una soda costante coscienza cristiana se-condo gl'insegnamenti del Vangelo.


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Gesù condannato a morte.
Gesù camuffato in quel paludamento di re da burla fu sottratto per un momento dalla vista lente dai soldati schernitori che volevano presentarlo così ridotto a Pilato. Ma tosto il preside non senza una profonda commozione che gli si legge in vol¬to, lo rimena fuori dall'alto di una loggia del suo tribunale, perchè tutti lo guardino e si sentano sbollire l'odio e la rabbia alla vista di tale spettacolo, che avrebbe amman¬sito le fiere. Aveva forse preparato un d scor¬so per questo scopo, ma la tragicità del mo-mento e l'interna commozione non gli la¬sciano dire che due parole: Ecce homo! Ec¬co l'uomo!
Di tutti gli spettatori non si commosse che Maria, la quale levando gli occhi e vedendo il suo Gesù in quell'arnese, ne provò tale im¬pressione da sentirai come spezzare il cuo-re in petto, e quelle due parole delle quali ella sola intese in quel momento tutto il significato, le trafissero l'animo come due stillettate penose! « Figlio mio, a qual ter-mine ti ha ridotto l'amore verso gli uomini! » ..... Ma seppure aveva potuto formulare que¬sto grido del cuore trambasciato, chè le creb¬be immensamente l'ambascia, udendo le gri¬da di quella turba imbestialita: « Uccidilo, uccidilo! Alla croce, alla croce! ». « Ma se non ha fatto nulla di male! » soggiunge Pi¬lato, che in quel momento non doveva cre¬dere nemmeno alle proprie orecchie. « Nien¬te, niente, gridano i capi della Sinagoga, noi abbiamo la legge, e secondo la legge co¬stui deve morire, perchè si è fatto Figlio di Dio. Pilato ne rimase attonito. Non intese tutto il significato di quelle tremende pa¬role, gli parve di capire che Gesù aveva asserito di essere il Figlio di Dio innanzi al tribunale religioso, e ciò lo riempì di spa¬vento, sapendo, a prova ché Gesù parlava poco, ma non diceva che la verità: trasse via di là Gesù per interrogarlo da solo »
Intanto Maria meditava l'arcano senso che per lei avevano quelle parole pronunziate dai Giudei a sfogo del loro odio satanico con¬tro l'erede delle promesse di Dio, contro il Messia non voluto da loro conoscere. Abbia¬mo la legge, e secondo questa egli deve mo¬rire! Quale fatalità, diremmo noi! Quale mi¬sèricordioso disegno di Dio autore della leg¬ge, diceva Maria! Una morte ci vuole per dare agli uomini, morti alla grazia, la vita divina per la quale, furono creati! Ma qual morte può giovare a questo? Non la morte di un peccatore, che non varrebbe neppu¬re a redimere se stesso. Non la morte di un semplice uomo, sia pure innocente; perchè nessun uomo può essere innocente se non è reso tale dal Sangue di Gesù Cristo, e sia pure così giustificato, morendo basterebbe a salvare se stesso, come di Noè, Giobbe e Daniele dice Ezēchiele; non gli altri se non per intercessione necessaria dunque la morte di colui che alla natura umana dà una dignità infinita facendola sua personal¬mente. È necessario che il mio Gesù muoia, così è scritto di lui. Ed ecco che Pilato ricomparisce, si adopera quanto può per liberare Gesù, dal quale ha inteso la colpa che com¬metterebbe condannandolo. Ma presto la co¬scienza cede in lui al timore di Cesare: si lava le mani quasi volendo liberarsi dalla responsabilità, ma pure pronunzia la fatale sentenza. Il popolo grida: « Il sangue suo cada sopra di noi e sopra dei nostri figli ». Maria profondamente angosciata al vedere ed udire ciò che vede ed ode, a questa orri¬bile imprecazione di quella perfida genìa sente corrersi per le ossa un brivido di spa¬vento; ma tonto leva gli occhi al Cielo, e con profonda commiserazione di quei cie¬chi volontari; offre il Sangue e la Vita del-l'innocente Figlio suo anche per quei cru¬deli, e prega che quel prezioso Sangue cada anche sopra di loro, ma non a castigo, bensì a redenzione! Rifletti all'eroico contegno di Maria e cerca di imitarla! O Maria, mare amarissimo d'acerbo dolore, imploratemi da Gesù la giusta comprensione di quel che egli ha fatto per me, offrendosi alla morte, per¬ch'io vivessi. Fatemi parte di quella magna¬nimità con la quale anche voi offriste a Dio l'unigenito vostro, da voi teneramente amato. Fate che anch'io muoia al peccato, e la mia nuova vita di grazia sia sempre nascosta con Cristo in Dio.
Non soffrirò nemmeno per breve tempo di perdere col peccato mortale il beneficio della morte di Cristo, la vita soprannatura¬le dell'anima: e se per mia disgrazia mi accada di peccare, correrò a lavarmi, nel San¬gue di Cristo con una buona confessione: intanto fare subito l'atto di contrizione.

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MESE DI SETEMBRE ALL'ADDOLORATA: 19 GIRNO


La coronazione di spine.
Immobile, atteggiata di dolore, e di angoscia stava Maria contemplando l'indegno strazio che si faceva dell'amatissimo suo Fi¬glio; quand'ecco che i carnefici stanchi ces¬sano dal battere, slegano le mani di Gesù che tutto una piaga sanguinolenta, mal reggen¬dosi in piedi, si prova,a ripigliare le sue ve¬sti. Maria sospende il respiro, e vorrebbe slanciarsi là per recare qualche conforto al dolente Figlio... Ma ecco che quei soldati con un sorriso sarconico si scambiano un motto, qualcuno esce, e torna seguito da mol¬ti camerati, tutta la coorte: è un branco di lupi attorno ad un agnello! Che hanno stillato di fare? Maria sospira profondamen¬te e trema in tutta la persona. Ecco che al¬cuni si stringono intorno a Gesù, gli strap¬pano di dosso le vesti sue, che non aveva fi¬nito di adattarsi alla persona: uno reca un vecchio mantello da soldato che era di colo¬re scarlatto: la mantellina che il soldato ro¬mano si -gittava sopra le armi. Con l'aiuto dei compagni l'adatta a Gesù sul nudo in modo, che annodato in una spalla, faccia la figura della porpora regale: si fa sedere Ge¬sù; ma ecco che da un altro lato si sta intes¬sendo un non so che di corona con ramo¬scelli di acute spine! Il cuore della Madre si angoscia e cessa di battere! È uno spinoso diadema, anzi sembra un elmo, perchè appa¬risce un groviglio di spine intricate. Due dei manigoldi si fanno accanto a Gesù, e gli pongono sul capo quel ferale fascio di spine. Non entra bene: lo si spinge e calca con ba¬stoncelli per non ferirsi le mani! Il volto di Gesù si contrae con doloroso spasimo: nuovi rivi di sangue scendono dalla testa lancinata da ogni parte: volto, barba, occhi, lab¬bra sono irrigati di sangue! Se la tenera Ma¬dre non isviene, è perchè lo svenimento non cade in lei, creatura perfettissima ed imma¬colata; ma quanto e quale dolore!
Non basta: per compiere la beffa si pone in mano al re da burla una canna, che deb¬ba figurare lo scettro! La parodia è comple¬ta, non manca che protestare l'omaggio che si reputa degno di tale re. Ed ecco che dispo¬stisi in fila quei schernitori della regalità di Gesù, gli vengono innanzi a due, a tre, a quattro per volta, e con gesto goffo e beffar¬do, fanno finta di ossequiarlo come re dei Giudei: « Salute al re dei Giudei! » dicono con ischerno diabolico: ed aggiungendo alla beffa il dolore, chi gli sputa in faccia, chi gli toglie la canna di mano, e gli ci batte il capo, chi fa il medesimo che ha in mano! Immagina, se puoi, mento penoso della Vergine Madre: non ti riuscirà, per quanto tragiche situazioni ti possa figurare!
O Vergine addoloratissima, in questo terribile momento vi saranno certo tornate in mente quelle parole dell'Angelo, che voi conservavate nel vostro cuore « Ecco che tu concepirai e partorirai un figlio, e lo chiamerai Gesù: costui sarà grande, e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo; e gli darà il Signore Iddio la sede di David suo padre: e regnerà nella casa di Giacobbe, in eterno; e il suo regno non avrà più fine! » Ed a questa parodia di regno si sono ridotte le splendide promesse? E voi, o gran Vergine, che ne pensate! Ah vi conosciamo, o Vergi¬ne magnanima, voi soffrite, quanto nessun cuore umano può mai soffrire; ma la vostra fede è troppo superiore al vostro dolore! No, non vi scandalizzate voi delle umilia¬zioni del Re della vera gloria; vedete le spi¬ne fiorire in corona di gloria; la squallida porpora mutarsi nella veste gloriosa dei San¬ti; la fragile canna che spezza troni e coro¬ne!...
V'intendo, o Maria, voi in quell'angoscio¬so momento offrite a Dio le vostre lacrime in unione degli atroci dolori del vostro Fi¬glio, per il trionfo del regno di lui, la santa Chiesa Cattolica. Come Dio accolse allora le vostre preghiere, così le accolga ora per noi, per darci lume ed animo grande da non iscandalizzarci delle umiliazioni di Gesù, ma mettere ogni nostro studio per esserne partecipi, chè questo è il più sicuro segno di piacere a Dio.
Attenderò con serio studio della cristiana umiltà, persuaso che questa è la via; regia per arrivare alla gloria di Dio.


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SETTEMBRE MESE DELL'ADDOLORATA: 18 GIORNO


Dolore di Maria spettatrice della flagellazione di Gesù.
Era la grande Parasceve di Pasqua, l'ora pressappoco seconda, quando Giovanni uscito per prender voce su quanto accadesse al¬l'amato Maestro, tornò e riferì che i Sine¬dristi avevano menato Gesù al loro Conci¬lio nella sala ufficiale presso il tempio, ove interrogatolo ed avutane la stessa confessio¬ne che la sera precedente, avevano segnato la sua condanna a morte. Che già si di¬sponevano a presentar il condannato al Pre¬side Ponzio Pilato, affinchè facesse eseguire la sentenza. Non c'era tempo da perde¬re: era il momento dì appagare le ansiose brame di Maria, che voleva essere spettatri¬ce e partecipe delle pene dell'amatissimo Figlio. Con le tre Marie, la Maddalena, la moglie di Cleofe e la madre dello stesso Giovanni, esce di casa Maria, la Vergine che dalle altre tutte si distingue per più me¬sto atteggiamento di pianto e di dolore. Giungono innanzi grida ostili e gli schiamazzi dei Giudei, sono testimoni del contrasto tra Pilato ed i capi della Sinagoga; con gran pena seguono Gesù sino al palazzo di Erode, ma appena fanno in tempo che lo vedono ricondotto a Pilato. Qui le ansie e gli affanni di Maria diventano più angosciosi, chè deve vedere l'innocentissimo Figlio posposto all'omicida Barabba, gridata a morte dalla plebe sobil¬lata dai suoi capi, e condannato alla flagel¬lazione. Oh quanto le martellava il cuore nel petto alla tenerissima Madre, pur preveden¬do lo strazio che sarebbe stato fatto tra po¬co delle carni delicatissime di Gesù! Alla apprensione succede più triste realtà. Ecco l'Agnellino Gesù afferrato da leopardi, os¬sia soldati e tratto in mezzo al pretorio; con furia lo si spoglia nudo nudo, che ne diventa rosso per vergogna, e si vede ad oc¬chio quanto ne soffra la sua delicatezza. Gli si legano i polsi ad una bassa colonna, sì da costringerlo a rimanere curvo. Ma ecco, di quei soldati chi armarsi di piombate, chi di scudisci, chi di rami di spini, e a due a due dandosi la muta, rovesciare colpi pesanti, senza badare quali parti del delicatis¬simo corpo percuotessero! Ve' come tutta la pelle reca i lividi segnali delle percosse; come qua e là si lacera e versa sangue da mille ferite: in breve diventa tutto una piaga, e non si vede che rossore sanguinolento! Sangue imporpora tutto il corpo di Gesù; sangue gocciola sul pavimento; sangue schiz¬za nella colonna e nelle vesti dei carnefici. Ben si può raffigurare Gesù pesto dai fla¬gelli a un grappolo d'uva matura che stret¬to sotto il torchio sprizza da ogni parte il suo prezioso umore. E tutto questo osserva con i suoi occhi la tenera Madre! Chi può ridire il sentimento doloroso che amareggia il cuore e l'anima di lei?... Oh come quei, colpi si ripercuotono in lei! oh quanto la fanno soffrire.
Maria sola intendeva in quel momento tutta l'opera della divina carità del Figlia suo nell'assoggettarsi all'umiliante tormento, Veramente Gesù ha preso sopra di sè inno¬cente le lividure dovute a noi colpevoli: veramente egli porta i dolori dovuti ai nostri peccati! Egli è percosso per le nostre ini¬quità: pesto per le nostre scelleragini! Intendilo bene, anima mia, per te sanguina Gesù, per te lacrima Maria! Per te che con tante immodestie, vanità, turpitudini provo¬chi continuamente l'ira di Dio: per te, che preferisci i piaceri del corpo alla tua pro¬pria salute! Guarda in Gesù flagellato e san¬guinolente, in Maria moralmente straziata e lacrimante quali funeste conseguenze hanno i peccati di impurità. Vergognati e risolvi di distruggere in fretta.
O Vergine Immacolata, mi sento pieno di confusione riflettendo che tante volte ho ac-cresciuto questo vostro dolore: deh impetra¬temi da Gesù il perdono delle mie impurità, e conducetemi a lavarle nel sangue di Gesù, che proprio per questo fu sparso in tanta copia!
Per amor di Maria Addolorata fuggirò ri¬solutamente le occasioni che potrebbero le cattive abitudini, se in eterno la pena che me durmi a macchiare la purezza del cuore e del corpo.

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MESE DI SETTEMBRE ALL'ADDOLORATA: 17 GIORNO


Pietro pentito ricorre a Maria.
La triste notte era all'ultima veglia, già l'alba imbiancava il balzo d'oriente, foriera del gran giorno della umana Redenzione. Nella casa di Maria madre di Mar¬co, si vegliava ancora in pianti e lamenti, e tutti si stringevano attorno alla Madre di Gesù, per consolarla del loro meglio. Quand'ecco entrare frettoloso e sconvolto Simon Pietro singhiozzante e stemperato in lacri¬me: avrebbe voluto nascondere il suo vol¬to, tanta vergogna provava; ma il bisogno più grande era quello di cercare una perso¬na, che sola poteva palesargli tutto il si¬gnificato di quello sguardo di Gesù, che era sempre il suo maggior rimprovero, e nel tempo stesso la sua più consolante speran¬za. Scorge la Persona cercata che sembra l'immagine del dolore impietrito, ma quan¬ta bontà spirano quegli occhi lacrimosi, quanta fiducia gli dànno! Si appressa alla Vergine Madre e cadutogli ginocchioni in¬nanzi, col gesto e con lo sguardo la supplica di perdono per parte sua, e che voglia assi¬curarlo che anche Gesù lo ha perdonato. Quello sguardo, quello sguardo lo ferisce e conforta ancora, e gli fa versare dagli occhi un profluvio di lacrime! Conversu Do¬minus respexit Petrum... Et egressus forar Petrus f levit amare! Riesce a mala pena a far la sua confessione spezzata dai singhioz¬zi e dai sospiri che gli soffocano il cuore.
« Ah, cara Madre del mio Signore, il vile, l'ingrato, il cattivo che fui! Per difenderlo menai colpi all'impazzata, recisi anche un orecchio: mi pareva così di dimostrargli a prova come non mi fossi scandalizzato di lui!... Ma lo spavento di quest'orribile not¬te mi vinse, presi a fuggire, ma mi vergo¬gnai della mia viltà... tornai indietro, lo seguii da lungi; mi riuscì con l'interven¬to di Giovanni ad entrare fin dentro all'a¬trio del palazzo; ma, oh vigliacco! pro-prio sulla porta ebbi paura della portinaia e le risposi che non ero discepolo di Gesù! Non compresi il male che avevo fatto: mi parve una misura di prudenza; e non ebbi alcuno scrupolo di mescolarmi con la ciur¬maglia dei servi e dei ministri che stavano sogghignando a scaldarsi ad un fuoco che avevano acceso in mezzo all'atrio. Quan¬ti ne vomitavano d'improperi contro Gesù quelle bocche di dannati! Avrei voluto na¬scondermi sotterra per non essere conosciuto come suo discepolo! Disgrazia volle che lo fossi, e mi furono rivolti sarcasmi e ma¬ligne insinuazioni! Persi il lume degli oc¬chi, non ascoltai più che la paura, e giù a spergiurare, negare, che non l'avevo mai conosciuto.
levarmi di là, ma andavo come un mentecatto: sulla porta dell'atrio altre domande, altri sogghigni al mio indi¬rizzo, ed altra mia viltà... Ma sento cantare il gallo, ricordo le parole di Gesù, ed ecco che proprio allora i miei sguardi si incon¬trano cori quelli di Gesù, che mi guarda in modo che non dimenticherò mai più».
Maria mescolando le sue lacrime quelle di Pietro, lo solleva da terra, e fortandolo gli dice: Confida, figlio carissi¬mo, che anche per te soffre il Figlio di Dio vivo; la tua dolorosa penitenza è segno che i suoi patimenti non sono inutili, ma frut¬tuosissimi per te. quello sguardo che an¬cora ti penetra il cuore è pegno di perdono generoso, di rinnovata amicizia. Non sente Maria nè avversione nè sdegno per Pietro, che ha vilmente rinnegato il suo Figlio; ma compassione, ma amore materno più vivo che mai, perchè lo vede sinceramente pian¬gere il suo fallo. Anche per Maria Addolo¬rata è un conforto, ed un incoraggiamento a soffrire con Gesù ogni peccatore che since¬ramente si penta di aver offeso Dio, e gli chieda perdono. Quelli che affliggono il suo cuore materno sono quei pretesi giusti a modo loro, che commettono contro Gesù la più orrenda ingiustizia, e si persuadono di aver. ragione!
O Maria, Madre di misericordia, implo¬rate per me peccatore la misericordia del vostro divin Figlio, che mi guardi, benigna¬mente e converta.
È di Dio tutto quello che c'è in me di be¬ne di qualunque ordine: di mio non ho che il nulla ed il peccato: mi riterrò dunque il più grande peccatore.


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MESE DI SETTEMBRE ALL'ADDOLORATA: 16 GIORNO


. Maria ascolta l'Apostolo Giovanni.
Già trascorsa la metà di quella notte an¬gosciosa, che alla dolente Madre dovette sem-brare
eterna, ecco entrare in casa commosso e trepidante il figlio di Maria Salome, Gio-vanni, che con grande vivezza e commozione racconta a quelle pie donne quel che ha ve¬duto e udito riguardo a Gesù.
Giovanni non era fuggita al momento della cattura, ma insieme a Pietro aveva seguito le orme della banda che si menava via stra¬ziandolo l'Agnello divino. Era entrato nel palazzo de' principi dei sacerdoti, aveva fat¬to introdurre anche Pietro, e poi seguito più da presso che poteva l'amato Maestro. Diceva dell'interrogatorio fattogli da Anna, dello schiaffo datogli dal servo villano: parlava dei falsi testimoni addotti contro Gesù; della so¬lenne confessione da lui fatta della sua divi¬nità; degli urli, schiamazzi, proteste del Si¬nedrio a quell'affermazione; della condanna a morte pronunziata per acclamazione con¬tro il Cristo, il Figlio di Dio vivo! Qui co¬prendo con uno scoppio di pianto una pie¬tosa reticenza, prosegue a descrivere più con cenni e sospiri che parole l'indegno scempio usato dal servitore nel palazzo, e anche dai gravi dottori in legge verso la di¬vina persona di Gesù. Pugni, schiaffi, sputi in faccia, parole villane, provocazioni in¬degne, cose inenarrabili adoperate contro di lui: e del suo patire si era appena al princi¬pio! Quanto soffrirà a quest'ora il caro Mae¬stro!
Se Giovanni era commosso e piangente nel fare quel racconto, immagini chi può l'an-goscia che causava nel tenerissimo cuore del¬la Vergine! Le lacrime eran quasi un sollie¬vo, quando non ne disseccava la fonte la troppo veemenza dell'ambascia, da restarne quasi impietrita. Oh come vedeva vive e palpitanti quelle scene indegne con i suoi oc¬chi di madre! Quanto soffriva nel sapere de¬turpato di sputi, percosso di schiaffi quel bellissimo volto divino, che ella aveva sem¬pre baciato più con religiosa riverenza, che con affetto materno! Nella veemenza del do¬lore la si vedeva con la pezzuola in mano fa¬re il gesto di asciugare quel volto imbrattato come se lo avesse li presente! Povera Ma¬dre, quanti motivi di afflizione trovava in qualunque circostanza ponesse attenzione!
E gli amici di Gesù dove sono? I più fug¬giti per paura di compromettersi, gli altri impotenti a porgergli aiuto: ricordava la de¬solata Madre quel detto: « Elongasti a me amicos, et proximos meos a miseriia ». Tu, o Signore, disponi che si allontanino da me amici e conoscenti nell'ora del maggiore bisogno!
E la perfida, voluta, meditata ingiustizia dei maggiorenti del suo popolo contro l'in-nocente Figlio di Dio, quanto contristava l'animo della Vergine Madre. I testimoni addotti, neppur pagati e sobillati, riescono a produrre un reato qualunque contro l'In-nocente: eppure no, lo si deve proclamare reo! Non ha colpe? Gli s'imputi a colpa la verità confessata!... La confessione della ve¬rità sia dichiarata bestemmía!...
Un'altra madre qualsiasi, anche se del resto virtuosa, nella situazione di Maria a¬vrebbe dato in ismanìe, ìmprecato contro l’ingiustizia degli uomini, espresso lamenti, se non bestemmie contro Dio e la sua Prov¬videnza che simili cose permetteva!
Maria no, non impreca, ma prega per gli ingiusti principi, per i deboli amici del Fi¬glio; non si lamenta con Dio, ma adora ri¬verente le sue disposizioni, offrendosi pron¬tissima a soffrire anche di più per essere più simile al Figlio di Dio, e cooperare al¬la salute degli uomini!
Quanta confusione per te, anima mia, che quando è tempo di provare a Gesù il tuo sincero attaccamento, ti spaventi delle pro¬ve, rifiuti di soffrire, e Dio non voglia che in questi momenti tu preferisca di accomu¬narti coi nemici di Gesù, invece dichiararti per lui a viso aperto!.. Vergine Santissima, infondetemi del vostro coraggio!
Calpesterò generosamente ogni rispetto umano, quando si tratti dell'onore di Gesù Cristo, e della salvazione dell'anima mia.


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SETTEMBRE MESE DELL'ADDOLORATA: 15 GIORNO


La notte angosciosa.
Mentre Maria ed alcune sue compagne si intrattenevano con la famiglia loro ospite nel piano inferiore del Cenacolo, tutti più o meno assorti nel pensiero di ciò che avveniva nel piano superiore, ed in ascolto di ciò che poteva udirsi, dei sublimi discorsi che vi teneva Gesù, ecco un rumore di mo¬bili smossi, si sentono, i passi dei convitati che si muovono levatisi da mensa: dopo po¬co eccoli a fila scendere cautamente per la scala esterna ed allontanarsi. Il giovinetto figlio dei proprietari, non sì può più frena¬re, invano i genitori tentano di rattenerlo, che egli si disvincola e fugge per unirsi alla comitiva di Gesù.
La raggiunge, che già sta per uscire di città verso la villa sua, il Getsemani, vi en¬tra con Gesù e con gli Apostoli, è gode di udire le parole del Maestro, e spiare gli atti di tutti. Quando si crede più sicuro, ecco una turba tumultuante con falci, bastoni e spade, sicchè deve correre a nascondersi. La curiosità prevale per un momento alla pau¬ra, vuol vedere, vuol udire quel che accade e si dice. Ma ecco ché alcuni sgherri gli si avvicinano, lo prendono per il baravano che si era gettato sopra la tunica, sicchè non gli rimane che fuggire lasciando il a¬rcano nelle mani di quelli che volevano prenderlo. Così in camicia corre a casa che gli si vedeva lo spavento in volto. I ge-nitori cercano di consolarlo e di farlo ria¬vere, ma la Vergine che era con loro, dopo aver consolato ed accarezzato il giovinetto Marco, vuol sentire da lui tutto ciò che ha udito e veduto riguardante il suo Gesù. Il giovinetto con profonda commozione dovette raccontare a Maria tutto ciò che più tardi scriverà nel suo Vangelo, che in questo tratto ha una visibile impronta per¬sonale.
« Arrivano all'orto del Getsemani, e dice ai suoi discepoli, statevi qui finchè io fac¬cia la mia preghiera. E prende seco Pietro, Giacomo e Giovanni, e cominciò a mostrare paura e tedio, e disse loro: È triste l'anima mia fino a sentirsi morire: aspettate qui, e vegliate. Ed inoltratosi un poco, si prostra¬va a terra, e pregava, che se fosse possibile passasse da lui quell'ora, e diceva: Abba, Padre, tutto tu puoi, allontana da me que¬sto calice; ma non ciò ch'io voglio, bensì quello che vuoi tu! E viene, e li trova ad-dormentati: e dice a Pietro: Simone, dor¬mi? Non avesti forza per un'ora di vegliare! Vegliate e pregate, per non cedere alla ten¬tazione ». Segue il racconto di un'altra preghiera, un altro ritorno ai discepoli dor¬miglioni, poi quasi interrompendosi, passa a quel che più gli era restato impresso. Giuda, la turba, le cautele del traditore; il bacio del tradimento, lo zelo intempestivo di Pie¬tro, le proteste della Vittima, la fuga dei di-scepoli, l'arresto di Gesù, il tentativo di cat¬turare anche lui.
Considera quale impressione dovette fare nel cuore della Madre amantissima questo tragico racconto. Dire che piangeva sospi¬rando e mostrava di soffrire terribilmente è poco. Bisognerebbe intendere l'orrore che provava del perfido tradimento, la compas-sione per i discepoli che avevano trascurato di pregare, le agonie del Figlio suo che si ripercuotevano con altrettanto dolore nel cuore della Madre.
Così mentre Gesù pregava intensamente, combatteva per rivendicarci alla libertà dei figli di Dio, e nell'angoscia sudava vivo san¬gue; anche Maria soffrendo indicibile cor-doglio passava quella notte angosciosa in fer¬vida preghiera, unita con l'affetto a Gesù agonizzante.
Impara dalla Verigne Addolorata a stare sempre unito a Gesù penante, vegliare con lui in continua preghiera, soffrire tutto ciò che sarà necessario per salvare l'anima tua. Non ti fidare della prontezza momentanea del tuo spirito; che troppo facilmente cede alle pretese della carne ribelle. Armato di pazienza corri al combattimento che ti si pa-ra innanzi, non torcendo mai lo sguardo dal¬l'Autore della nostra fede Gesù». Ricor¬ri all'intercessione della Regina dei Martiri!
Nei momenti più tristi e contrariati della vita insisterò con più fervore nella preghie-ra,per avere forza da resistere alla tenta¬zione.


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BEATA VERGINE ADDOLORATA 15 SETTEMBRE


Stabat Mater dolorósa

iuxta crucem lacrimósa,

dum pendébat Fílius.


Cuius ánimam geméntem,

contristátam et doléntem

pertransívit gládius.


O quam tristis et afflícta

fuit illa benedícta

Mater Unigéniti !


Quae moerébat et dolébat,

pia mater, cum vidébat

nati poenas íncliti.


Quis est homo, qui non fleret,

Christi Matrem si vidéret

in tanto supplício?


Quis non posset contristári,

piam Matrem contemplári

doléntem cum Filio ?


Pro peccátis suae gentis

vidit Jesum in torméntis

et flagéllis subditum.


Vidit suum dulcem natum

moriéntem desolátum,

dum emísit spíritum.


Eia, mater, fons amóris,

me sentíre vim dolóris

fac, ut tecum lúgeam.


Fac, ut árdeat cor meum

in amándo Christum Deum,

ut sibi compláceam.


Sancta Mater, istud agas,

crucifíxi fige plagas

cordi meo válide.


Tui Nati vulneráti,

tam dignáti pro me pati,

poenas mecum dívide.


Fac me vere tecum flere,

Crucifíxo condolére

donec ego víxero.


Iuxta crucem tecum stare,

te libenter sociáre

in planctu desídero.


Virgo vírginum praeclára,

mihi iam non sis amára,

fac me tecum plángere.


Fac, ut portem Christi mortem,

passiónis fac me sortem

et plagas recólere.


Fac me plagis vulnerári,

cruce hac inebriári

et cruóre Fílii.


Flammis urar ne succénsus,

per te, Virgo, sim defénsus

in die iudícii.


Fac me cruce custodíri

morte Christi praemuníri,

confovéri grátia.


Quando corpus moriétur,

fac, ut ánimae donétur

paradísi glória. Amen.




La Madre addolorata stava

in lacrime presso la Croce

su cui pendeva il Figlio.


E il suo animo gemente,

contristato e dolente

una spada trafiggeva.


Oh, quanto triste e afflitta

fu la benedetta

Madre dell'Unigenito!


Come si rattristava e si doleva

la pia Madre

vedendo le pene dell'inclito Figlio!


Chi non piangerebbe

al vedere la Madre di Cristo

in tanto supplizio?


Chi non si rattristerebbe

al contemplare la pia Madre

dolente accanto al Figlio ?


A causa dei peccati del suo popolo

Ella vide Gesù nei tormenti,

sottoposto ai flagelli.


Vide il suo dolce Figlio

che moriva, abbandonato da tutti,

mentre esalava lo spirito.


Oh, Madre, fonte d'amore,

fammi provare lo stesso dolore

perché possa piangere con te.


Fa' che il mio cuore arda

nell'amare Cristo Dio

per fare cosa a lui gradita.


Santa Madre, fai questo:

imprimi le piaghe del tuo Figlio crocifisso

fortemente nel mio cuore.


Del tuo figlio ferito

che si è degnato di patire per me,

dividi con me le pene.


Fammi piangere intensamente con te,

condividendo il dolore del Crocifisso,

finché io vivrò.


Accanto alla Croce desidero stare con te,

in tua compagnia,

nel compianto.


O Vergine gloriosa fra le vergini

non essere aspra con me,

fammi piangere con te.


Fa' che io porti la morte di Cristo,

avere parte alla sua passione

e ricordarmi delle sue piaghe.


Fa' che sia ferito delle sue ferite,

che mi inebri con la Croce

e del sangue del tuo Figlio.


Che io non sia bruciato dalle fiamme,

che io sia, o Vergine, da te difeso

nel giorno del giudizio.


Fa' che io sia protetto dalla Croce,

che io sia fortificato dalla morte di Cristo,

consolato dalla grazia.


E quando il mio corpo morirà

fa' che all'anima sia data

la gloria del Paradiso. Amen.


Lo Stabat Mater (dal latino per Stava la madre) è una preghiera - più precisamente una sequenza - cattolica del XIII secolo attribuito a Jacopone da Todi (sec. XIII; ma la questione è controversa).

La prima parte della preghiera, che inizia con le parole Stabat Mater dolorosa ("La Madre addolorata stava") è una meditazione sulle sofferenze di Maria, madre di Gesù, durante la crocifissione e la Passione di Cristo. La seconda parte della preghiera, che inizia con le parole Eia, mater, fons amóris ("Oh, Madre, fonte d'amore") è una invocazione in cui l'orante chiede a Maria di farlo partecipe del dolore provato da Maria stessa e da Gesù durante la crocifissione e la Passione.

È importante notare che, anche se il testo è in latino, la struttura ritmica è quella del latino medievale e che poi sarà anche dell'italiano: non si hanno sillabe lunghe e brevi, ma toniche e atone, in una serie di ottonari, rimati AABCCB (ma la B è un senario sdrucciolo), con alcune rime interne.

È recitata in maniera facoltativa durante la messa dell'Addolorata (15 settembre) e le sue parti formano gli inni latini della stessa festa. Prima della Riforma liturgica era utilizzata nell'ufficio del venerdì della settimana di passione (Madonna dei sette dolori - venerdì precedente la Domenica delle Palme). Ma popolarissima era soprattutto perché accompagnava il rito della Via Crucis e la processione del Venerdì Santo. Un canto amatissimo dai fedeli, non meno che da intere generazioni di musicisti colti (si pensi solo a Scarlatti, Vivaldi, Pergolesi, Rossini).

TESTO E IMMAGINE TRATTI DA: wikipedia

MESE DI SETTEMBRE ALL'ADDOLORATA: 14 GIORNO


L’ultima cena
Il Mercoledì Gesù si trattenne a Betania lasciando che la malignità e l'odio dei suoi nemici si riscaldassero e bollissero soffiati dalla rabbia infernale. Giuda prende gli ul-timi accordi pel tradimento, mentre gli al¬tri Apostoli con incertezza e trepidazione aspettano gli ordini del Maestro, per cono¬scere come e dove si sarebbe celebrata la Pa-squa. « Sapete, dice il Maestro, che fra due giorni si farà la Pasqua, ed il Figlio del-l'uomo sarà preso per esser crucifisso?. Venne la mattina del Giovedì, ed i disce¬poli ancora incerti gli domandano: Dove vuoi tu che ti apparecchiamo per mangiare la Pasqua?». Gesù presi in disparte Pietro e Giovanni, li manda a Gerusalemme aven¬do dato loro il segno per trovare il Cena¬colo preparato. Pietro e Giovanni adempi¬scono puntualmente gli ordini di Gesù, ed all'ora stabilita Gesù è a tavola in Gerusa¬lemme, in questo Cenacolo con í suoi do¬dici discepoli
Pertanto dalla sera del Martedì, a quella del Giovedì, Maria ebbe agio di rimanere accanto al suo Gesù nella fida Betania: non era ignara la Vergine della tempesta che fuori imperversava: quello che lo sguardo ed il cuore materno non le lasciavano in-dovinare, le doveva esser riferito da Gesù stesso, col quale in quei giorni d'inazione aveva lunghi colloqui. Consideriamo quali sentimenti dovessero tenere in pena ed or-gasmo quel cuore di madre in quelle lun¬ghe ore tristissime. Il tradimento di Giuda, la vendita del Figlio di Dio per vile dana¬ro, il proposito satanico di mettere a mor¬te L’autore della vita, l'accanimento della persecuzione contro l'innocente... Oh quan¬te frecce da far sanguinare il cuore della santissima Vergine! Misurane, anima, mia, l'acerbità.
S. Bonaventura pensa che Maria si recas¬se a Gerusalemme per fare anche lei la Pa-squa con Gesù, e questo parere del Santo è più che verisimile, nè si potrebbe dissen-tire da lui..Accompagniamo dunque la Ver¬gine che con alcune sue compagne venute di Galilea, in separata comitiva se ne viene in città, ed è ricevuta dal padrone e dalla pa-drona del Cenacolo in casa loro.. Mentre Gesù nel piano superiore, detto propria-mente il Cenacolo, sta celebrando l'antica e la nuova Pasqua, Maria sta con le persone di casa nel piano inferiore, che era l'abita¬zione dei proprietari. Dov'era il cuore della divina Madre? Certo lassù col Figlio suo e con i discepoli, tutta assorta nella contem-plazione dei grandi misteri che vi si cele¬bravano. Ad un certo momento impallidi¬sce, trema, prorompe in pianto! Che cos'è? Si sentono i passi precipitosi e pesanti di uno dei dodici che scende per la scala esterna in fuga dispettosa! Maria indovina. È proprio lui, il traditore, che va a consumare il ne¬fando delitto! Un fremito del cuore mater¬no, uno sguardo al cielo, dissero a chi li osservò, quanto soffrisse quell'anima imma¬colata!
E siamo pure del parere del Serafico Dot¬tore, che Gesù mandasse alla Madre sua da qualcuno degli Apostoli, testè consacrati sacerdoti, la SS.ma Eucaristia! Con quanto amore, con quanta purezza Maria la ricevet¬te! Ecco la comunione più degna, dopo quella di Gesù!...
Considera, anima mia, con quali sentimen¬ti l'Immacolata Vergine Madre di Dio, acco-glie in questa circostanza il Figliolo suo, che ora viene nel suo cuore come santifica¬tore e vittima già qui stesso sacrificata per recarle accrescimento di santità, conforto op-portuno, pegno di eterna gloria... Quanta piiezza, quanta devozione al sacrificio, quanto amore accolgono il Figlio Dio nel cuore di tanta Madre... Oh se tu fossi capace di avere un poco del sentimento di Maria, quando ti accosti alla santa Comunione!... Invece, che succede? Chi sa quanto dispiacere cagioni tu a Maria, quando ricevi il suo Figliolo con la tua freddezza abituale...
O Vergine Madre di Gesù sacramentato, impetratemi voi le disposizioni migliori per fare con frutto la santa Comunione. Propongo di non risparmiare diligenza al¬cuna per fare la santa comunione con le migliori disposizioni, per dar gusto a Ma¬ria, e riparare le offese orribili che si fanno a Gesù amore sacramentato.

SACRO SETTENARIO
A MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA

GIORNO VII
Dolori di Maria nella sepoltura di Gesù.
Contempliamo, anime buone, le atrocissi¬me pene della Divina Desolata, allorquando dovette dare sepoltura al suo Unigenito.
In questo mistero l'umiliazione dell'Uomo-¬Dio, riposto nel sepolcro, come tutti i mortali, raggiunse tali altezze di dolore, che solo Maria potè sostenerle. Se una madre ha per¬duto l'unico suo figlio, lo ha visto cadavere e poi sepolto in una fredda tomba, per questa genitrice sono finite tutte le gioie. Il sole sem¬bra negare a lei la sua luce, mentre ella resta avvolta in una perenne amarezza. Tale fu la pena della Vergine, dopo di aver sacrificato all'Altissimo il Suo Unigenito, come fece Abramo col suo piccolo Isacco.
Finalmente i Discepoli Le tolgono dal seno il suo Gesù morto, lo imbalsamano, lo avvol¬gono in un candido lenzuolo; indi lo portano al sepolcro. Segue anche Maria, sostenuta dalle pie donne! Giunti colà lo adagiano sulla pietra. La Vergine Madre lo bacia con tenerez¬za infinta per l'ultima volta; lo benedice col cuore straziato e gli dona l'estremo addio.
Indi lo chiudono nel sepolcro. Oh Dio! quale fremito pietoso pervade la Divina desolata, priva del suo Gesù.
O Gesù caro, Ella esclama, sei veramente sposo di sangue e di dolore; l'amore Ti ha ucciso. O dolce vittima d'amore e di dolore, rendi me pure un'ostia sacrificata per Te, immolata al Tuo solo dovere divino e fa che io resti sepolta con Te. Ma quale non fu la desolazione della Madonna nel discendere il Calvario dopo quell'estremo dolore della sepoltura di Gesù.
Maria, appoggiata al pio Giovanni, in com¬pagnia delle divoti donne e di tutti gli Angeli del Calvario fa ritorno alla sua casetta.
Anime care, quest'ultima e straziante pena della Madonna non parti mai dalla nostra mente e resti per sempre dentro il nostro cuore il gemito della nostra Madre, affinchè ci sia di perfetta propiziazione e benedizione. Tutte le sere, dopo l'Angelus, accompagnia¬mo la Desolata, che discende dal Calvario mesta ed oppressa e recitiamo con amore il S. Rosario, e, nel contemplare i misteri del suo dolore, contempliamola di cuore.
AFFETTI
O tenera Madre mia, allorquando Ti penso nel doloroso ritorno del Calvario, afflitta e desolata, Tu ci apparisci assai bella. E allor che l'orizzonte s'indora al declinare del sole, che proietta i suoi vividi raggi di luce e di calore, mentre la dolce compagna inneggia a Te col divoto squillo e invita i Tuoi figli a ripeterti il caro saluto dell'Angelus, il tuo sor¬riso amabile, che ci rifulse del vivere al matti¬no, ci sorridi ancora, o Vergine pietosa, allor che la sera, anche per noi sarà vicina.
"A Te le prime suppliche Rivolgemmo un giorno, bamboli innocenti; A te si volga l'ultimo Sospiro e bacio del nostro cuor morente!
Vorremmo vederti a l'ultima agonia... Vorremmo morir, dicendo: “Ave Maria”. In mano il Tuo Rosario, Chinato il capo sul materno cuore, Al petto la medaglia, Lo spirto voli al regno de l'amore! Adorni la mia coltrice, Siccome gemma, il santo scapolare, E le mie ossa posino Vegliate a l'ombra del Tuo bianco altare! Vieni, o Madre, a l'ultima agonia Fammi morir, dicendo: “Ave Maria”. Nel chiostro santo, raccolte nel Tempio, Davanti alla Tua Immagine in cui Ti vediamo Stringere fortemente al seno Il morto e pallido Tuo Figlio Divino.
Oh! in quei momenti di Cielo, passati vicina a Te, quante lagrime verso, o Madre mia. Ripenso agli ultimi istanti della mia vita e Ti invito, o dolce Madre, a prestarmi nell'ora di mia morte la Tua materna assistenza, come facesti con Gesù sul Calvario, mentre con forti accenti, elevando il mio spirito in alto, Ti prego con gli Angeli, o Vergine pietosa: Salve Regina, Mater misericordiae, vita dulcedo et spes nostra salve!
O Tu, che sei l'Avvocata nostra, intercedi per noi, Tuoi figli, salvaci tutti, volgi pietosa i Tuoi occhi d'amore verso di noi e mostraci, Te ne supplichiamo, il benedetto Tuo Gesù dopo il nostro penoso esilio, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
OSSEQUIO. - In tutti i Venerdì dell'anno, rendere speciali ossequi all'Addolorata, facendo in suo onore la Santa Comunione, e, quando si può, l'Ora d’Amore alla Desolata.
GIACULATORIA. - O Rosa del Golgota, mac¬chiata del sangue della Redenzione, abbi pietà di me.

CORONA DEI SETTE DOLORI DELLA BEATA VERGINE ADDOLORATA
O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo Come era nel principio, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

Nel Primo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che presenta Gesù bambino al Tempio e incon¬tra il santo vecchio Simeone che le profetizza la «spada» del dolore.
Maria Santissima offre Gesù a Dio Padre, offre la Vittima pura, santa e immacolata, e con Lui of¬fre se stessa, chiamata ad essere la Corredentrice universale: per questo Gesù sarà Vittima crocifissa e Lei avrà l'anima trapassata dalla «spada» del do¬lore per tutti i peccati del mondo. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Secondo Dolore si contempla
Maria Santis¬sima che fugge in Egitto per salvare Gesù bambino dalla morte.
Maria Santissima fugge in esilio con S. Giuseppe per salvare la vita di Gesù Bambino minacciato di morte. Il dramma di dolore dell'esilio di Maria Santissima è grazia di sostegno per tutti noi «esuli figli di Eva» chiamati, da questa terra di esilio, alla Patria dei cieli, a cui arrivare per la via della Cro¬ce, da Lei sostenuti e confortati. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Terzo Dolore si contempla
Maria Santissima alla ricerca di Gesù ritrovato nel Tempio a Geru-salemme.
Maria Santissima soffre un'angoscia terribile per lo smarrimento di Gesù a Gerusalemme. Per tre giorni Ella ricerca il Figlio, e lo ritrova nel Tempio. Smarrire Gesù, perdere Gesù: è la più grande disgra¬zia che ci possa capitare, perché solo Lui è la Via, la Verità e la Vita; perciò bisogna subito ricercarlo e ri¬trovarlo nel Tempio, nella Casa del Signore, acco¬standosi ai Sacramenti della Confessione e della Co¬munione. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quarto Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che incontra il Figlio Gesù sulla via del Calvario.
Maria Santissima incontra Gesù sulla strada del Calvario e percorre con Lui il cammino doloroso fino al Golgota, portando nel cuore la Croce di Gesù come una «spada» che penetra sempre più a fondo nella sua anima per la redenzione dell'uma¬nità peccatrice. Con Maria Addolorata seguiamo anche noi Gesù portando la Croce della nostra salvezza. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quinto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata presente sul Calvario alla Crocifis¬sione e Morte di Gesù.
Maria Santissinia Addolorata è presente alla Crocifissione e Morte di Gesù e soffre nel suo cuo¬re di Madre tutti gli strazi del corpo di Gesù inchio¬dato alla croce, abbeverato di fiele, trafitto al co¬stato. Qui la «spada» del dolore ha trapassato tut¬ta l'anima di Maria, ma Ella ha offerto tutto sem¬pre unita al Figlio Redentore come Corredentrice universale di salvezza. Ella voglia stampare nelle nostre anime l'immagine del Crocifisso. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Sesto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata che riceve tra le braccia Gesù deposto dalla Croce.
Maria Santissima riceve fra le braccia Gesù de¬posto dalla croce. Questa è l'immagine della pietà. Ma è anche l'immagine della maternità sacerdotale della Corredentrice universale che offre al Padre la Vittima divina, ostia di salvezza per tutti gli uomini di ogni tempo e luogo. O Madre pietosa, tieni an¬che noi fra le tue braccia per offrirci a Dio. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Settimo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che depone Gesù morto nel sepolcro.
Maria Santissima depone il corpo di Gesù nel se¬polcro per attendere con fede invitta la sua resurre¬zione. Il sepolcro di Gesù è un sepolcro di vita e di gloria, e così sarà del sepolcro di ogni redento che accoglie il Redentore, mentre il sepolcro di chi rifiuta Cristo sarà sepolcro di perdizione eterna. Madre Addolorata, deponi anche noi nel sepolcro di Gesù per risorgere un giorno come Lui alla vita eterna. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.


TESTI TRATTI DA: www.preghiereagesuemaria.com
FOTO TRATTA DA: http://www.dphoto.it/20071027921/mostre-fotografia/l-ultima-cena-foto-16-miliardi-di-pixel.html

SETTEMBRE MESE ALL'ADDOLORATA: 13 GIORNO


Penoso commiato.
«Qui va inserita una meditazione molto bella, della quale tuttavia la Scrittura non parla; così il Serafico Dottore si intro¬duce a raccontare il mestissimo commiato che Gesù volle prendere da Maria sua Ma¬dre prima di cominciare la sua passione. Confessa il Serafico, che di questo non parla la Scrittura, ma è cosa chiara che lo si può e lo si deve supporre. « È opinione comune dei santi che l'amoroso Redentore non prin¬cipiasse l'atroce Passione senza averne pri¬ma domandato licenza alla dolcissima Ma¬dre sua che tanto amava e da cui sapeva di essere cotanto amato ». Consideriamo perciò come Gesù e Maria ritiratisi dalla ca¬sa di Simone a quella di Marta e Maria, e ridottisi soli a soli nella stanza loro asse¬gnata, dopo essersi detti tante cose col cuo¬re in tumulto e lo sguardo turgido di lacri¬me, il Figlio rompe quel silenzio angoscio¬so e dice alla Madre che dalla seguente mat¬tina cominceranno le supreme lotte col po¬tere delle tenebre, e che egli in pochi gior¬ni ne sarà vittorioso, ma con lo spargimento di tutto il suo sangue, e con la morte terri¬bile della croce! Maria ascolta singhiozzan¬do e piange! Poi con voce alterata dal pian¬to esclama: Oh se potessi andar io alla mor¬te invece tua, o dolcissimo Figlio mio!.....
Ma lo so, nè la mia vita, nè quella di qual¬siasi altra creatura, ha tanto valore da ba-stare all'umano riscatto. Anch'io ho bisogno dello spargimento del sangue tuo, o A-gnello divino, anch'io spero di essere in eter¬no con Dio nella gloria per i meriti tuoi!... Va pure a sacrificare sulla croce quella car¬ne che prendesti dalle mie viscere a questo scopo! No, non posso nè voglio oppormi ai voleri di Dio. Ecco, ripeterò ancora una vol¬ta, ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo i suoi voleri!.... Ma di questo sii certo, o Figlio mio, gli dice con enfasi ab¬bracciandolo, baciandolo, bagnandolo di la¬crime, che il cuore della madre tua sarà sempre con te; con te patirà, con te sarà straziato, il tuo sangue sarà mescolato alle mie lacrime: questo ti sia prova del mio ardente amore!.. Gesù che ben conosceva la sublime perfet¬tissima santità della Madre sua, gradisce quegli sfoghi di materno amore, la confor¬ta, rianima ed incoraggia, ricordandole che ella pure ha la sua parte notabilissima al¬l'offerta della Vittima divina. E di chi sono io, secondo la carne, se non tuo? La Vitti¬ma che si offre è anche tua, anche tu la offri per la Redenzione del mondo, nella qua¬le mi sarai eterna cooperatrice!
Non è facile per noi percepire ed esprime¬re i sovrumani sentimenti di quei nobilissi¬mi Cuori in quella solennissima occassione! Riproduciamo nell'animo nostro il quadro commoventissimo dell'Uomo Dio a colloquio con la Vergine Madre sua per comunicarsi il mutuo dolore, ed unirsi in un impeto di sublime carità al comune sacrificio per la Redenzione del mondo! Abramo col braccio steso in atto di immolare il suo unigenito dilettissimo Isacco, può suggerirci una par¬lante figura di Maria in quel penoso com¬miato dal suo Gesù.
Non distrarre, anima mia, i tuoi pensieri ad altre cose: cerca di penetrare nell'animo di Maria santissima e studiarne i sentimen¬ti e gli affetti. È la più tenera fra le madri, che si duole pel suo Figlio sacrificato a morte: sì tutto ciò è vero, e nessun'altra madre sentì mai dolore simile al dolore di Maria; ma rifletti che quel dolore non era una ingrata sorpresa per Maria: non lo su¬biva contro sua volontà: non desiderava che le cose accadessero diversamente. Ringra¬ziava Iddio che per la nostra salute mandava a morire l'Unigenito suo in quanto era anche Figlio di lei: e più lo ringraziava della parte che le concedeva alle pene acer¬bissime di Gesù!
O Maria Corredentrice nostra, impetrate¬ci da Gesù Crocifisso, che nel meditare la passione di lui ed i vostri dolori, mettiamo da ogni umano carnale sentimento, per intendere il mistero di essi, e ricavar¬ne frutto sano e duraturo.
Accrescerò la mia fiducia in Maria Addo¬lorata nostra Corredentrice, e da lei impa¬rerò a meditare ed imitare la Passione di Gesù Cristo.

SACRO SETTENARIO
A MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA

GIORNO VI
Il colpo di lancia e la deposizione di Gesù dalla Croce.
Contempliamo, anime buone, ancora un altro dolore che ebbe a sostenere ai piedi della Croce l'eletta Madre di Dio. Dato che non vi è oltraggio più grave che ferire ed insultare un morto, il colpo di lancia, vibrato da un soldato che ferì il Sacro Costato di Gesù intensificò lo spasimo atroce della Madonna, che da sola ne subì tutta la dolorosa sensazio¬ne, essendo Gesù già morto.
Ma l'alto mistero racchiuso nel colpo di lan¬cia veramente è mistico, sublime, oltre l'inten¬dimento umano; poichè da questa ferita fatta al Sacrosanto Costato ne uscì la Santa Chiesa.
La S. Chiesa nella liturgia del Sabato Santo esulta e chiama felice la colpa di Adamo, che ci meritò un tanto Redentore: «O felix culpa, quae meruit babere tantuma Redemptorem... Benedetta lancia che ferì ed aprì il Sacro Costato di Gesù e ci donò il suo Cuore avvampante di carità». Da questa aperta ferita sgorgano le ultime stille di sangue misto ad acqua; per rimanere aperta sempre a tutti quei che vogliono tuffarsi in essa ed essere rigenerati alla grazia che porta alla vita eterna. L'Addolorata ai piedi della Croce, mesta e silenziosa, raccoglie ogni sublimità.
Mistero profondo! Maria, attinge da Gesù estinto, l’ acqua salutari per dissetare tutti i suoi figli novelli, e li invita con le soavi paro¬le: «O assetati, venite tutti; - venite omnes sitientes».
Sì, o Madre cara, veniamo a Te, sitibondi di queste mistiche acque. Mondaci in esse e ren¬dici pure e belle ai Tuoi sguardi materni.
Gesù morto, dalla Croce, col cuore aperto, cogli occhi spenti, colle labbra scolorite e semiaperte, par che ripeta a tutti: «Venite ad me omnes qui laboratis et onerati estis et ego reficiam vos: - Voi tutti che siete affaticati e stanchi, e coperti di lagrime, addolorati, veni¬te a me: io vi ristorerò».
Sì, il dolce Maestro è stato diradato dalla terra dei viventi; il grande e tremendo Deicidio è stato compiuto... Il pietoso Nazareno è scomparso, ma il suo Cuore pal¬pita ancora per tutti i suoi amici, ed anche per i nemici e cattivi, giacchè la sua misericordia è infinita.
Pertanto sulla cima del Calvario, tra i sassi coperti di sangue, mentre il cielo si oscura e dense tenebre avvolgono l'orizzonte, la terra trema, il velo del Tempio si divide in due parti, i sepolcri si aprono, i morti risorgono, Maria, la dolce Madre: - Stabat justa Crucem jesu: stava ritta e immobile accanto la croce di Gesù, in mezzo agli orrori di quel Venerdì Santo, e quale Sacerdotessa offriva all'Eterno sull'Altare del Golgota, il primo sacrificio e la prima Messa del suo Figliuolo.
O Madre, Sacerdotessa eccellente, da oggi in poi, verranno a Te per la durata dei secoli tutti i Sacerdoti, che si curveranno dinanzi a Te; e Tu sarai la loro Madre, Maestra, Modello. Essi sono il palpito più cocente del Cuore aperto del Tuo Gesù e sono i figli della Tua predilezione materna. Tu li assisterai sempre durante la celebrazione dei divini Misteri; starai presso l'Altare santo, vicino ad essi, come stavi vicino alla Croce di Gesù; mostrerai loro il Cielo durante le loro ardue fatiche apostoliche; l'incoraggerai nel loro ministero e dirai loro: Figlio, guarda il Cielo, e compi coraggiosamente le fatiche, ed opera per amore mio e di Gesù».
Un'altra pena incombe purtroppo sul Cuore Addolorato di Maria Santissima: la deposizio¬ne dalla Croce.
I discepoli di Gesù lo schiodano e, scen¬dendolo piano piano; lo adagiano sulle ginocchia della Madonna, che a tal fine si era seduta su di una pietra. Ma quale non fu il rammarico della dolente Madre nel mirare il suo morto Gesù e vedere quelle piaghe profonde e larghe? Quella corona di spine sì fortemente premuta e conficcata nel divin Capo. Ella gliela toglie con amore; indi bacia con tenerezza materna ciascuna piaga del corpo adorato del Figlio, e va mestamente ripetendo: «non est in Eo sanitas: da capo a piedi non è in Lui sanità veruna».
Anime buone e care, insieme ai pii Discepoli di Gesù, alle divote donne piangia¬mo intorno alla salma dell'Uomo-Dio deposto in seno alla sua desolata Genitrice; ed in silenzio adoriamolo profondamente con Maria, che con affetto Lo bacia, Lo accarezza, Lo adora.
AFFETTI
O Regina dei Martiri, chi mi darà lagrime ardenti per piangere con Te, giorno e notte la morte atroce del Tuo Unigenito? Quel petto aperto dalla crudele lancia mi parla del suo amore immenso. Chiudimi in Essa, o dolce Madre, come in una caverna benedetta, onde io ridica a lui il mio amore.
Anime sorelle, durante il Santo Sacrifizio della Messa recitiamo sempre il flebile inno dello “Stabat Mater”. Recitare questa gioconda poesia del dolore di Maria è lo stesso che ristemprarsi in pianto. Par che la Mamma Dolente accolga sensibilmente le espressioni dolorose che sgorgano divote dal cuore.
O Madre, abisso di amore, fa che io senta i Tuoi dolori, che io pianga assieme con Te:
"In Te può la mia vita esser gioconda S'ai Tuoi prieghi, o Maria, O Vergine dolce e pia, Ove il delitto abondò, la grazia abonda".
OSSEQUIO. - Prendere da oggi la bella prati¬ca di recitare sempre lo Stabat Mater, possi¬bilmente dinanzi alla immagine dell’Addolorata.
GIACULATORIA. - O Maria, Madre del dolore, fa che io senta i Tuoi dolori e che pianga assieme con Te.


CORONA DEI SETTE DOLORI DELLA BEATA VERGINE ADDOLORATA
O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo Come era nel principio, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

Nel Primo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che presenta Gesù bambino al Tempio e incon¬tra il santo vecchio Simeone che le profetizza la «spada» del dolore.
Maria Santissima offre Gesù a Dio Padre, offre la Vittima pura, santa e immacolata, e con Lui of¬fre se stessa, chiamata ad essere la Corredentrice universale: per questo Gesù sarà Vittima crocifissa e Lei avrà l'anima trapassata dalla «spada» del do¬lore per tutti i peccati del mondo. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Secondo Dolore si contempla
Maria Santis¬sima che fugge in Egitto per salvare Gesù bambino dalla morte.
Maria Santissima fugge in esilio con S. Giuseppe per salvare la vita di Gesù Bambino minacciato di morte. Il dramma di dolore dell'esilio di Maria Santissima è grazia di sostegno per tutti noi «esuli figli di Eva» chiamati, da questa terra di esilio, alla Patria dei cieli, a cui arrivare per la via della Cro¬ce, da Lei sostenuti e confortati. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Terzo Dolore si contempla
Maria Santissima alla ricerca di Gesù ritrovato nel Tempio a Geru-salemme.
Maria Santissima soffre un'angoscia terribile per lo smarrimento di Gesù a Gerusalemme. Per tre giorni Ella ricerca il Figlio, e lo ritrova nel Tempio. Smarrire Gesù, perdere Gesù: è la più grande disgra¬zia che ci possa capitare, perché solo Lui è la Via, la Verità e la Vita; perciò bisogna subito ricercarlo e ri¬trovarlo nel Tempio, nella Casa del Signore, acco¬standosi ai Sacramenti della Confessione e della Co¬munione. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quarto Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che incontra il Figlio Gesù sulla via del Calvario.
Maria Santissima incontra Gesù sulla strada del Calvario e percorre con Lui il cammino doloroso fino al Golgota, portando nel cuore la Croce di Gesù come una «spada» che penetra sempre più a fondo nella sua anima per la redenzione dell'uma¬nità peccatrice. Con Maria Addolorata seguiamo anche noi Gesù portando la Croce della nostra salvezza. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quinto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata presente sul Calvario alla Crocifis¬sione e Morte di Gesù.
Maria Santissinia Addolorata è presente alla Crocifissione e Morte di Gesù e soffre nel suo cuo¬re di Madre tutti gli strazi del corpo di Gesù inchio¬dato alla croce, abbeverato di fiele, trafitto al co¬stato. Qui la «spada» del dolore ha trapassato tut¬ta l'anima di Maria, ma Ella ha offerto tutto sem¬pre unita al Figlio Redentore come Corredentrice universale di salvezza. Ella voglia stampare nelle nostre anime l'immagine del Crocifisso. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Sesto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata che riceve tra le braccia Gesù deposto dalla Croce.
Maria Santissima riceve fra le braccia Gesù de¬posto dalla croce. Questa è l'immagine della pietà. Ma è anche l'immagine della maternità sacerdotale della Corredentrice universale che offre al Padre la Vittima divina, ostia di salvezza per tutti gli uomini di ogni tempo e luogo. O Madre pietosa, tieni an¬che noi fra le tue braccia per offrirci a Dio. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Settimo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che depone Gesù morto nel sepolcro.
Maria Santissima depone il corpo di Gesù nel se¬polcro per attendere con fede invitta la sua resurre¬zione. Il sepolcro di Gesù è un sepolcro di vita e di gloria, e così sarà del sepolcro di ogni redento che accoglie il Redentore, mentre il sepolcro di chi rifiuta Cristo sarà sepolcro di perdizione eterna. Madre Addolorata, deponi anche noi nel sepolcro di Gesù per risorgere un giorno come Lui alla vita eterna. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

TESTI TRATTI DA: www.preghiereagesuemaria.it

FOTO TRATTA DA: CHIESA DELL'ADDOLORATA- -SANNICANDRO GARGANICO - DI FACEBOOK

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