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MESE DI SETTEMBRE ALL'ADDOLORATA: 14 GIORNO


L’ultima cena
Il Mercoledì Gesù si trattenne a Betania lasciando che la malignità e l'odio dei suoi nemici si riscaldassero e bollissero soffiati dalla rabbia infernale. Giuda prende gli ul-timi accordi pel tradimento, mentre gli al¬tri Apostoli con incertezza e trepidazione aspettano gli ordini del Maestro, per cono¬scere come e dove si sarebbe celebrata la Pa-squa. « Sapete, dice il Maestro, che fra due giorni si farà la Pasqua, ed il Figlio del-l'uomo sarà preso per esser crucifisso?. Venne la mattina del Giovedì, ed i disce¬poli ancora incerti gli domandano: Dove vuoi tu che ti apparecchiamo per mangiare la Pasqua?». Gesù presi in disparte Pietro e Giovanni, li manda a Gerusalemme aven¬do dato loro il segno per trovare il Cena¬colo preparato. Pietro e Giovanni adempi¬scono puntualmente gli ordini di Gesù, ed all'ora stabilita Gesù è a tavola in Gerusa¬lemme, in questo Cenacolo con í suoi do¬dici discepoli
Pertanto dalla sera del Martedì, a quella del Giovedì, Maria ebbe agio di rimanere accanto al suo Gesù nella fida Betania: non era ignara la Vergine della tempesta che fuori imperversava: quello che lo sguardo ed il cuore materno non le lasciavano in-dovinare, le doveva esser riferito da Gesù stesso, col quale in quei giorni d'inazione aveva lunghi colloqui. Consideriamo quali sentimenti dovessero tenere in pena ed or-gasmo quel cuore di madre in quelle lun¬ghe ore tristissime. Il tradimento di Giuda, la vendita del Figlio di Dio per vile dana¬ro, il proposito satanico di mettere a mor¬te L’autore della vita, l'accanimento della persecuzione contro l'innocente... Oh quan¬te frecce da far sanguinare il cuore della santissima Vergine! Misurane, anima, mia, l'acerbità.
S. Bonaventura pensa che Maria si recas¬se a Gerusalemme per fare anche lei la Pa-squa con Gesù, e questo parere del Santo è più che verisimile, nè si potrebbe dissen-tire da lui..Accompagniamo dunque la Ver¬gine che con alcune sue compagne venute di Galilea, in separata comitiva se ne viene in città, ed è ricevuta dal padrone e dalla pa-drona del Cenacolo in casa loro.. Mentre Gesù nel piano superiore, detto propria-mente il Cenacolo, sta celebrando l'antica e la nuova Pasqua, Maria sta con le persone di casa nel piano inferiore, che era l'abita¬zione dei proprietari. Dov'era il cuore della divina Madre? Certo lassù col Figlio suo e con i discepoli, tutta assorta nella contem-plazione dei grandi misteri che vi si cele¬bravano. Ad un certo momento impallidi¬sce, trema, prorompe in pianto! Che cos'è? Si sentono i passi precipitosi e pesanti di uno dei dodici che scende per la scala esterna in fuga dispettosa! Maria indovina. È proprio lui, il traditore, che va a consumare il ne¬fando delitto! Un fremito del cuore mater¬no, uno sguardo al cielo, dissero a chi li osservò, quanto soffrisse quell'anima imma¬colata!
E siamo pure del parere del Serafico Dot¬tore, che Gesù mandasse alla Madre sua da qualcuno degli Apostoli, testè consacrati sacerdoti, la SS.ma Eucaristia! Con quanto amore, con quanta purezza Maria la ricevet¬te! Ecco la comunione più degna, dopo quella di Gesù!...
Considera, anima mia, con quali sentimen¬ti l'Immacolata Vergine Madre di Dio, acco-glie in questa circostanza il Figliolo suo, che ora viene nel suo cuore come santifica¬tore e vittima già qui stesso sacrificata per recarle accrescimento di santità, conforto op-portuno, pegno di eterna gloria... Quanta piiezza, quanta devozione al sacrificio, quanto amore accolgono il Figlio Dio nel cuore di tanta Madre... Oh se tu fossi capace di avere un poco del sentimento di Maria, quando ti accosti alla santa Comunione!... Invece, che succede? Chi sa quanto dispiacere cagioni tu a Maria, quando ricevi il suo Figliolo con la tua freddezza abituale...
O Vergine Madre di Gesù sacramentato, impetratemi voi le disposizioni migliori per fare con frutto la santa Comunione. Propongo di non risparmiare diligenza al¬cuna per fare la santa comunione con le migliori disposizioni, per dar gusto a Ma¬ria, e riparare le offese orribili che si fanno a Gesù amore sacramentato.

SACRO SETTENARIO
A MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA

GIORNO VII
Dolori di Maria nella sepoltura di Gesù.
Contempliamo, anime buone, le atrocissi¬me pene della Divina Desolata, allorquando dovette dare sepoltura al suo Unigenito.
In questo mistero l'umiliazione dell'Uomo-¬Dio, riposto nel sepolcro, come tutti i mortali, raggiunse tali altezze di dolore, che solo Maria potè sostenerle. Se una madre ha per¬duto l'unico suo figlio, lo ha visto cadavere e poi sepolto in una fredda tomba, per questa genitrice sono finite tutte le gioie. Il sole sem¬bra negare a lei la sua luce, mentre ella resta avvolta in una perenne amarezza. Tale fu la pena della Vergine, dopo di aver sacrificato all'Altissimo il Suo Unigenito, come fece Abramo col suo piccolo Isacco.
Finalmente i Discepoli Le tolgono dal seno il suo Gesù morto, lo imbalsamano, lo avvol¬gono in un candido lenzuolo; indi lo portano al sepolcro. Segue anche Maria, sostenuta dalle pie donne! Giunti colà lo adagiano sulla pietra. La Vergine Madre lo bacia con tenerez¬za infinta per l'ultima volta; lo benedice col cuore straziato e gli dona l'estremo addio.
Indi lo chiudono nel sepolcro. Oh Dio! quale fremito pietoso pervade la Divina desolata, priva del suo Gesù.
O Gesù caro, Ella esclama, sei veramente sposo di sangue e di dolore; l'amore Ti ha ucciso. O dolce vittima d'amore e di dolore, rendi me pure un'ostia sacrificata per Te, immolata al Tuo solo dovere divino e fa che io resti sepolta con Te. Ma quale non fu la desolazione della Madonna nel discendere il Calvario dopo quell'estremo dolore della sepoltura di Gesù.
Maria, appoggiata al pio Giovanni, in com¬pagnia delle divoti donne e di tutti gli Angeli del Calvario fa ritorno alla sua casetta.
Anime care, quest'ultima e straziante pena della Madonna non parti mai dalla nostra mente e resti per sempre dentro il nostro cuore il gemito della nostra Madre, affinchè ci sia di perfetta propiziazione e benedizione. Tutte le sere, dopo l'Angelus, accompagnia¬mo la Desolata, che discende dal Calvario mesta ed oppressa e recitiamo con amore il S. Rosario, e, nel contemplare i misteri del suo dolore, contempliamola di cuore.
AFFETTI
O tenera Madre mia, allorquando Ti penso nel doloroso ritorno del Calvario, afflitta e desolata, Tu ci apparisci assai bella. E allor che l'orizzonte s'indora al declinare del sole, che proietta i suoi vividi raggi di luce e di calore, mentre la dolce compagna inneggia a Te col divoto squillo e invita i Tuoi figli a ripeterti il caro saluto dell'Angelus, il tuo sor¬riso amabile, che ci rifulse del vivere al matti¬no, ci sorridi ancora, o Vergine pietosa, allor che la sera, anche per noi sarà vicina.
"A Te le prime suppliche Rivolgemmo un giorno, bamboli innocenti; A te si volga l'ultimo Sospiro e bacio del nostro cuor morente!
Vorremmo vederti a l'ultima agonia... Vorremmo morir, dicendo: “Ave Maria”. In mano il Tuo Rosario, Chinato il capo sul materno cuore, Al petto la medaglia, Lo spirto voli al regno de l'amore! Adorni la mia coltrice, Siccome gemma, il santo scapolare, E le mie ossa posino Vegliate a l'ombra del Tuo bianco altare! Vieni, o Madre, a l'ultima agonia Fammi morir, dicendo: “Ave Maria”. Nel chiostro santo, raccolte nel Tempio, Davanti alla Tua Immagine in cui Ti vediamo Stringere fortemente al seno Il morto e pallido Tuo Figlio Divino.
Oh! in quei momenti di Cielo, passati vicina a Te, quante lagrime verso, o Madre mia. Ripenso agli ultimi istanti della mia vita e Ti invito, o dolce Madre, a prestarmi nell'ora di mia morte la Tua materna assistenza, come facesti con Gesù sul Calvario, mentre con forti accenti, elevando il mio spirito in alto, Ti prego con gli Angeli, o Vergine pietosa: Salve Regina, Mater misericordiae, vita dulcedo et spes nostra salve!
O Tu, che sei l'Avvocata nostra, intercedi per noi, Tuoi figli, salvaci tutti, volgi pietosa i Tuoi occhi d'amore verso di noi e mostraci, Te ne supplichiamo, il benedetto Tuo Gesù dopo il nostro penoso esilio, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
OSSEQUIO. - In tutti i Venerdì dell'anno, rendere speciali ossequi all'Addolorata, facendo in suo onore la Santa Comunione, e, quando si può, l'Ora d’Amore alla Desolata.
GIACULATORIA. - O Rosa del Golgota, mac¬chiata del sangue della Redenzione, abbi pietà di me.

CORONA DEI SETTE DOLORI DELLA BEATA VERGINE ADDOLORATA
O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo Come era nel principio, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

Nel Primo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che presenta Gesù bambino al Tempio e incon¬tra il santo vecchio Simeone che le profetizza la «spada» del dolore.
Maria Santissima offre Gesù a Dio Padre, offre la Vittima pura, santa e immacolata, e con Lui of¬fre se stessa, chiamata ad essere la Corredentrice universale: per questo Gesù sarà Vittima crocifissa e Lei avrà l'anima trapassata dalla «spada» del do¬lore per tutti i peccati del mondo. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Secondo Dolore si contempla
Maria Santis¬sima che fugge in Egitto per salvare Gesù bambino dalla morte.
Maria Santissima fugge in esilio con S. Giuseppe per salvare la vita di Gesù Bambino minacciato di morte. Il dramma di dolore dell'esilio di Maria Santissima è grazia di sostegno per tutti noi «esuli figli di Eva» chiamati, da questa terra di esilio, alla Patria dei cieli, a cui arrivare per la via della Cro¬ce, da Lei sostenuti e confortati. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Terzo Dolore si contempla
Maria Santissima alla ricerca di Gesù ritrovato nel Tempio a Geru-salemme.
Maria Santissima soffre un'angoscia terribile per lo smarrimento di Gesù a Gerusalemme. Per tre giorni Ella ricerca il Figlio, e lo ritrova nel Tempio. Smarrire Gesù, perdere Gesù: è la più grande disgra¬zia che ci possa capitare, perché solo Lui è la Via, la Verità e la Vita; perciò bisogna subito ricercarlo e ri¬trovarlo nel Tempio, nella Casa del Signore, acco¬standosi ai Sacramenti della Confessione e della Co¬munione. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quarto Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che incontra il Figlio Gesù sulla via del Calvario.
Maria Santissima incontra Gesù sulla strada del Calvario e percorre con Lui il cammino doloroso fino al Golgota, portando nel cuore la Croce di Gesù come una «spada» che penetra sempre più a fondo nella sua anima per la redenzione dell'uma¬nità peccatrice. Con Maria Addolorata seguiamo anche noi Gesù portando la Croce della nostra salvezza. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quinto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata presente sul Calvario alla Crocifis¬sione e Morte di Gesù.
Maria Santissinia Addolorata è presente alla Crocifissione e Morte di Gesù e soffre nel suo cuo¬re di Madre tutti gli strazi del corpo di Gesù inchio¬dato alla croce, abbeverato di fiele, trafitto al co¬stato. Qui la «spada» del dolore ha trapassato tut¬ta l'anima di Maria, ma Ella ha offerto tutto sem¬pre unita al Figlio Redentore come Corredentrice universale di salvezza. Ella voglia stampare nelle nostre anime l'immagine del Crocifisso. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Sesto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata che riceve tra le braccia Gesù deposto dalla Croce.
Maria Santissima riceve fra le braccia Gesù de¬posto dalla croce. Questa è l'immagine della pietà. Ma è anche l'immagine della maternità sacerdotale della Corredentrice universale che offre al Padre la Vittima divina, ostia di salvezza per tutti gli uomini di ogni tempo e luogo. O Madre pietosa, tieni an¬che noi fra le tue braccia per offrirci a Dio. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Settimo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che depone Gesù morto nel sepolcro.
Maria Santissima depone il corpo di Gesù nel se¬polcro per attendere con fede invitta la sua resurre¬zione. Il sepolcro di Gesù è un sepolcro di vita e di gloria, e così sarà del sepolcro di ogni redento che accoglie il Redentore, mentre il sepolcro di chi rifiuta Cristo sarà sepolcro di perdizione eterna. Madre Addolorata, deponi anche noi nel sepolcro di Gesù per risorgere un giorno come Lui alla vita eterna. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.


TESTI TRATTI DA: www.preghiereagesuemaria.com
FOTO TRATTA DA: http://www.dphoto.it/20071027921/mostre-fotografia/l-ultima-cena-foto-16-miliardi-di-pixel.html

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE: 14 SETTEMBRE


Vexílla regis pródeunt,

fulget crucis mystérium,

quo carne carnis cónditor

suspénsus est patíbulo;


Quo, vulnerátus ínsuper

mucróne diro lánceæ,

ut nos laváret crímine,

manávit unda et sánguine.


Arbor decóra et fúlgida,

ornáta regis púrpura,

elécta digno stípite

tam sancta membra tángere!


Beáta, cuius brácchiis

sæcli pepéndit prétium;

statéra facta est córporis

prædam tulítque tártari.


Salve, ara, salve, víctima,

de passiónis glória,

qua Vita mortem pértulit

et morte vitam réddidit!


O crux, ave, spes única!

in hac triúmphi glória

piis adáuge grátiam

reísque dele crímina.


Te, fons salútis, Trínitas,

colláudet omnis spíritus;

quos per crucis mystérium

salvas, fove per sæcula. Amen.


O Padre, che hai voluto salvare gli uomini con la morte in croce del Cristo tuo Figlio, concedi a noi, che abbiamo conosciuto in terra il suo mistero di amore, di godere i frutti della redenzione nel cielo. Per il nostro Signore.


INNO E ORAZIONE PROPRIA DAI SECONDI VESPRI DEL PROPRIO DELL'ESALTAZIONE DELLA CROCE TRADDO DA:http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/0914vesPage.htm


FOTO: IMMAGINE RELIQUIARIO SANTA CROCE PRESSO BASILICA DEL SANTO SEPOLCRO BARLETTA

NOVENA A SAN GIUSEPPE DA COPERTINO (DAL 9 AL 17 SETTEMBRE) 5 GIORNO


NOVENA A S. GIUSEPPE DA COPERTINO
O Dio vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
come era nel principio ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen.
INNO:
Mistero inesprimibile d’amore
colui che è unito è libero dal mondo
che in Dio soltanto trova il suo riposo
e fatto luce illumina i fratelli.
Attinge l’acqua e resta un assetato
possiede in abbondanza e sempre cerca
dimora in Dio e vive da straniero
già scorge il sole e chiede di vedere.
La sua sapienza nasce nel silenzio
e intende la Parola in verità
l’orecchio atteso al suono della voce
che parla a chi l’ascolta nella fede.
Il nostro canto sia eucaristia
o Padre santo che hai creato l’uomo
e che nel Figlio l’hai glorificato
perché dal Soffio tuo rinasca al regno.
Orazione:
O Dio, che hai glorificato il tuo servo Giuseppe da Copertino e lo hai posto in mezzo al tuo popolo come patrono e protettore per indicargli la strada che conduca a te, per sua intercessione, esaudisci secondo la tua volontà le preghiere che umilmente ti presentiamo e, nella tua misericordia, concedici di godere in paradiso, insieme ai tuoi santi, la visione beata del tuo volto.
Per Cristo nostro Signore. Amen.


5° - San Giuseppe, uomo paziente, nella tua vita hai sopportato con docilità e abbandono numerose prove e sofferenze, che ti hanno afflitto nel corpo nel corpo e nell’anima.Fa che i malati, gli anziani, gli infelici e tutti coloro che in qualche modo si sentono oppressi dalla tribolazione e dalla solitudine, ti sentano vicino e compagno nella loro afflizione e sul tuo esempio trovino nella croce del Signore Gesù il senso e la forza per portare la loro sofferenza e offrirla unitamente al sacrificio del Cristo per la salvezza del mondo, e nella solidarietà dei fratelli il sollievo e la consolazione.
Padre nostro, 3 Ave Maria.
San Giuseppe amante del Crocifisso, prega per noi.


A cura della Redazione di
“Donare Pace e Bene”
P.zza Gallo, 10
Osimo (AN)
Tel 071.71.67.26

FOTO TRATTA DA: http://www.sangiuseppeosimo.it/

SETTEMBRE MESE ALL'ADDOLORATA: 13 GIORNO


Penoso commiato.
«Qui va inserita una meditazione molto bella, della quale tuttavia la Scrittura non parla; così il Serafico Dottore si intro¬duce a raccontare il mestissimo commiato che Gesù volle prendere da Maria sua Ma¬dre prima di cominciare la sua passione. Confessa il Serafico, che di questo non parla la Scrittura, ma è cosa chiara che lo si può e lo si deve supporre. « È opinione comune dei santi che l'amoroso Redentore non prin¬cipiasse l'atroce Passione senza averne pri¬ma domandato licenza alla dolcissima Ma¬dre sua che tanto amava e da cui sapeva di essere cotanto amato ». Consideriamo perciò come Gesù e Maria ritiratisi dalla ca¬sa di Simone a quella di Marta e Maria, e ridottisi soli a soli nella stanza loro asse¬gnata, dopo essersi detti tante cose col cuo¬re in tumulto e lo sguardo turgido di lacri¬me, il Figlio rompe quel silenzio angoscio¬so e dice alla Madre che dalla seguente mat¬tina cominceranno le supreme lotte col po¬tere delle tenebre, e che egli in pochi gior¬ni ne sarà vittorioso, ma con lo spargimento di tutto il suo sangue, e con la morte terri¬bile della croce! Maria ascolta singhiozzan¬do e piange! Poi con voce alterata dal pian¬to esclama: Oh se potessi andar io alla mor¬te invece tua, o dolcissimo Figlio mio!.....
Ma lo so, nè la mia vita, nè quella di qual¬siasi altra creatura, ha tanto valore da ba-stare all'umano riscatto. Anch'io ho bisogno dello spargimento del sangue tuo, o A-gnello divino, anch'io spero di essere in eter¬no con Dio nella gloria per i meriti tuoi!... Va pure a sacrificare sulla croce quella car¬ne che prendesti dalle mie viscere a questo scopo! No, non posso nè voglio oppormi ai voleri di Dio. Ecco, ripeterò ancora una vol¬ta, ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo i suoi voleri!.... Ma di questo sii certo, o Figlio mio, gli dice con enfasi ab¬bracciandolo, baciandolo, bagnandolo di la¬crime, che il cuore della madre tua sarà sempre con te; con te patirà, con te sarà straziato, il tuo sangue sarà mescolato alle mie lacrime: questo ti sia prova del mio ardente amore!.. Gesù che ben conosceva la sublime perfet¬tissima santità della Madre sua, gradisce quegli sfoghi di materno amore, la confor¬ta, rianima ed incoraggia, ricordandole che ella pure ha la sua parte notabilissima al¬l'offerta della Vittima divina. E di chi sono io, secondo la carne, se non tuo? La Vitti¬ma che si offre è anche tua, anche tu la offri per la Redenzione del mondo, nella qua¬le mi sarai eterna cooperatrice!
Non è facile per noi percepire ed esprime¬re i sovrumani sentimenti di quei nobilissi¬mi Cuori in quella solennissima occassione! Riproduciamo nell'animo nostro il quadro commoventissimo dell'Uomo Dio a colloquio con la Vergine Madre sua per comunicarsi il mutuo dolore, ed unirsi in un impeto di sublime carità al comune sacrificio per la Redenzione del mondo! Abramo col braccio steso in atto di immolare il suo unigenito dilettissimo Isacco, può suggerirci una par¬lante figura di Maria in quel penoso com¬miato dal suo Gesù.
Non distrarre, anima mia, i tuoi pensieri ad altre cose: cerca di penetrare nell'animo di Maria santissima e studiarne i sentimen¬ti e gli affetti. È la più tenera fra le madri, che si duole pel suo Figlio sacrificato a morte: sì tutto ciò è vero, e nessun'altra madre sentì mai dolore simile al dolore di Maria; ma rifletti che quel dolore non era una ingrata sorpresa per Maria: non lo su¬biva contro sua volontà: non desiderava che le cose accadessero diversamente. Ringra¬ziava Iddio che per la nostra salute mandava a morire l'Unigenito suo in quanto era anche Figlio di lei: e più lo ringraziava della parte che le concedeva alle pene acer¬bissime di Gesù!
O Maria Corredentrice nostra, impetrate¬ci da Gesù Crocifisso, che nel meditare la passione di lui ed i vostri dolori, mettiamo da ogni umano carnale sentimento, per intendere il mistero di essi, e ricavar¬ne frutto sano e duraturo.
Accrescerò la mia fiducia in Maria Addo¬lorata nostra Corredentrice, e da lei impa¬rerò a meditare ed imitare la Passione di Gesù Cristo.

SACRO SETTENARIO
A MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA

GIORNO VI
Il colpo di lancia e la deposizione di Gesù dalla Croce.
Contempliamo, anime buone, ancora un altro dolore che ebbe a sostenere ai piedi della Croce l'eletta Madre di Dio. Dato che non vi è oltraggio più grave che ferire ed insultare un morto, il colpo di lancia, vibrato da un soldato che ferì il Sacro Costato di Gesù intensificò lo spasimo atroce della Madonna, che da sola ne subì tutta la dolorosa sensazio¬ne, essendo Gesù già morto.
Ma l'alto mistero racchiuso nel colpo di lan¬cia veramente è mistico, sublime, oltre l'inten¬dimento umano; poichè da questa ferita fatta al Sacrosanto Costato ne uscì la Santa Chiesa.
La S. Chiesa nella liturgia del Sabato Santo esulta e chiama felice la colpa di Adamo, che ci meritò un tanto Redentore: «O felix culpa, quae meruit babere tantuma Redemptorem... Benedetta lancia che ferì ed aprì il Sacro Costato di Gesù e ci donò il suo Cuore avvampante di carità». Da questa aperta ferita sgorgano le ultime stille di sangue misto ad acqua; per rimanere aperta sempre a tutti quei che vogliono tuffarsi in essa ed essere rigenerati alla grazia che porta alla vita eterna. L'Addolorata ai piedi della Croce, mesta e silenziosa, raccoglie ogni sublimità.
Mistero profondo! Maria, attinge da Gesù estinto, l’ acqua salutari per dissetare tutti i suoi figli novelli, e li invita con le soavi paro¬le: «O assetati, venite tutti; - venite omnes sitientes».
Sì, o Madre cara, veniamo a Te, sitibondi di queste mistiche acque. Mondaci in esse e ren¬dici pure e belle ai Tuoi sguardi materni.
Gesù morto, dalla Croce, col cuore aperto, cogli occhi spenti, colle labbra scolorite e semiaperte, par che ripeta a tutti: «Venite ad me omnes qui laboratis et onerati estis et ego reficiam vos: - Voi tutti che siete affaticati e stanchi, e coperti di lagrime, addolorati, veni¬te a me: io vi ristorerò».
Sì, il dolce Maestro è stato diradato dalla terra dei viventi; il grande e tremendo Deicidio è stato compiuto... Il pietoso Nazareno è scomparso, ma il suo Cuore pal¬pita ancora per tutti i suoi amici, ed anche per i nemici e cattivi, giacchè la sua misericordia è infinita.
Pertanto sulla cima del Calvario, tra i sassi coperti di sangue, mentre il cielo si oscura e dense tenebre avvolgono l'orizzonte, la terra trema, il velo del Tempio si divide in due parti, i sepolcri si aprono, i morti risorgono, Maria, la dolce Madre: - Stabat justa Crucem jesu: stava ritta e immobile accanto la croce di Gesù, in mezzo agli orrori di quel Venerdì Santo, e quale Sacerdotessa offriva all'Eterno sull'Altare del Golgota, il primo sacrificio e la prima Messa del suo Figliuolo.
O Madre, Sacerdotessa eccellente, da oggi in poi, verranno a Te per la durata dei secoli tutti i Sacerdoti, che si curveranno dinanzi a Te; e Tu sarai la loro Madre, Maestra, Modello. Essi sono il palpito più cocente del Cuore aperto del Tuo Gesù e sono i figli della Tua predilezione materna. Tu li assisterai sempre durante la celebrazione dei divini Misteri; starai presso l'Altare santo, vicino ad essi, come stavi vicino alla Croce di Gesù; mostrerai loro il Cielo durante le loro ardue fatiche apostoliche; l'incoraggerai nel loro ministero e dirai loro: Figlio, guarda il Cielo, e compi coraggiosamente le fatiche, ed opera per amore mio e di Gesù».
Un'altra pena incombe purtroppo sul Cuore Addolorato di Maria Santissima: la deposizio¬ne dalla Croce.
I discepoli di Gesù lo schiodano e, scen¬dendolo piano piano; lo adagiano sulle ginocchia della Madonna, che a tal fine si era seduta su di una pietra. Ma quale non fu il rammarico della dolente Madre nel mirare il suo morto Gesù e vedere quelle piaghe profonde e larghe? Quella corona di spine sì fortemente premuta e conficcata nel divin Capo. Ella gliela toglie con amore; indi bacia con tenerezza materna ciascuna piaga del corpo adorato del Figlio, e va mestamente ripetendo: «non est in Eo sanitas: da capo a piedi non è in Lui sanità veruna».
Anime buone e care, insieme ai pii Discepoli di Gesù, alle divote donne piangia¬mo intorno alla salma dell'Uomo-Dio deposto in seno alla sua desolata Genitrice; ed in silenzio adoriamolo profondamente con Maria, che con affetto Lo bacia, Lo accarezza, Lo adora.
AFFETTI
O Regina dei Martiri, chi mi darà lagrime ardenti per piangere con Te, giorno e notte la morte atroce del Tuo Unigenito? Quel petto aperto dalla crudele lancia mi parla del suo amore immenso. Chiudimi in Essa, o dolce Madre, come in una caverna benedetta, onde io ridica a lui il mio amore.
Anime sorelle, durante il Santo Sacrifizio della Messa recitiamo sempre il flebile inno dello “Stabat Mater”. Recitare questa gioconda poesia del dolore di Maria è lo stesso che ristemprarsi in pianto. Par che la Mamma Dolente accolga sensibilmente le espressioni dolorose che sgorgano divote dal cuore.
O Madre, abisso di amore, fa che io senta i Tuoi dolori, che io pianga assieme con Te:
"In Te può la mia vita esser gioconda S'ai Tuoi prieghi, o Maria, O Vergine dolce e pia, Ove il delitto abondò, la grazia abonda".
OSSEQUIO. - Prendere da oggi la bella prati¬ca di recitare sempre lo Stabat Mater, possi¬bilmente dinanzi alla immagine dell’Addolorata.
GIACULATORIA. - O Maria, Madre del dolore, fa che io senta i Tuoi dolori e che pianga assieme con Te.


CORONA DEI SETTE DOLORI DELLA BEATA VERGINE ADDOLORATA
O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo Come era nel principio, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

Nel Primo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che presenta Gesù bambino al Tempio e incon¬tra il santo vecchio Simeone che le profetizza la «spada» del dolore.
Maria Santissima offre Gesù a Dio Padre, offre la Vittima pura, santa e immacolata, e con Lui of¬fre se stessa, chiamata ad essere la Corredentrice universale: per questo Gesù sarà Vittima crocifissa e Lei avrà l'anima trapassata dalla «spada» del do¬lore per tutti i peccati del mondo. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Secondo Dolore si contempla
Maria Santis¬sima che fugge in Egitto per salvare Gesù bambino dalla morte.
Maria Santissima fugge in esilio con S. Giuseppe per salvare la vita di Gesù Bambino minacciato di morte. Il dramma di dolore dell'esilio di Maria Santissima è grazia di sostegno per tutti noi «esuli figli di Eva» chiamati, da questa terra di esilio, alla Patria dei cieli, a cui arrivare per la via della Cro¬ce, da Lei sostenuti e confortati. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Terzo Dolore si contempla
Maria Santissima alla ricerca di Gesù ritrovato nel Tempio a Geru-salemme.
Maria Santissima soffre un'angoscia terribile per lo smarrimento di Gesù a Gerusalemme. Per tre giorni Ella ricerca il Figlio, e lo ritrova nel Tempio. Smarrire Gesù, perdere Gesù: è la più grande disgra¬zia che ci possa capitare, perché solo Lui è la Via, la Verità e la Vita; perciò bisogna subito ricercarlo e ri¬trovarlo nel Tempio, nella Casa del Signore, acco¬standosi ai Sacramenti della Confessione e della Co¬munione. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quarto Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che incontra il Figlio Gesù sulla via del Calvario.
Maria Santissima incontra Gesù sulla strada del Calvario e percorre con Lui il cammino doloroso fino al Golgota, portando nel cuore la Croce di Gesù come una «spada» che penetra sempre più a fondo nella sua anima per la redenzione dell'uma¬nità peccatrice. Con Maria Addolorata seguiamo anche noi Gesù portando la Croce della nostra salvezza. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quinto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata presente sul Calvario alla Crocifis¬sione e Morte di Gesù.
Maria Santissinia Addolorata è presente alla Crocifissione e Morte di Gesù e soffre nel suo cuo¬re di Madre tutti gli strazi del corpo di Gesù inchio¬dato alla croce, abbeverato di fiele, trafitto al co¬stato. Qui la «spada» del dolore ha trapassato tut¬ta l'anima di Maria, ma Ella ha offerto tutto sem¬pre unita al Figlio Redentore come Corredentrice universale di salvezza. Ella voglia stampare nelle nostre anime l'immagine del Crocifisso. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Sesto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata che riceve tra le braccia Gesù deposto dalla Croce.
Maria Santissima riceve fra le braccia Gesù de¬posto dalla croce. Questa è l'immagine della pietà. Ma è anche l'immagine della maternità sacerdotale della Corredentrice universale che offre al Padre la Vittima divina, ostia di salvezza per tutti gli uomini di ogni tempo e luogo. O Madre pietosa, tieni an¬che noi fra le tue braccia per offrirci a Dio. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Settimo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che depone Gesù morto nel sepolcro.
Maria Santissima depone il corpo di Gesù nel se¬polcro per attendere con fede invitta la sua resurre¬zione. Il sepolcro di Gesù è un sepolcro di vita e di gloria, e così sarà del sepolcro di ogni redento che accoglie il Redentore, mentre il sepolcro di chi rifiuta Cristo sarà sepolcro di perdizione eterna. Madre Addolorata, deponi anche noi nel sepolcro di Gesù per risorgere un giorno come Lui alla vita eterna. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

TESTI TRATTI DA: www.preghiereagesuemaria.it

FOTO TRATTA DA: CHIESA DELL'ADDOLORATA- -SANNICANDRO GARGANICO - DI FACEBOOK

NOVENA A SAN GIUSEPPE DA COPERTINO (DAL 9 AL 17 SETTEMBRE) 4 GIORNO


NOVENA A S. GIUSEPPE DA COPERTINO
O Dio vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
come era nel principio ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen.
INNO:
Mistero inesprimibile d’amore
colui che è unito è libero dal mondo
che in Dio soltanto trova il suo riposo
e fatto luce illumina i fratelli.
Attinge l’acqua e resta un assetato
possiede in abbondanza e sempre cerca
dimora in Dio e vive da straniero
già scorge il sole e chiede di vedere.
La sua sapienza nasce nel silenzio
e intende la Parola in verità
l’orecchio atteso al suono della voce
che parla a chi l’ascolta nella fede.
Il nostro canto sia eucaristia
o Padre santo che hai creato l’uomo
e che nel Figlio l’hai glorificato
perché dal Soffio tuo rinasca al regno.
Orazione:
O Dio, che hai glorificato il tuo servo Giuseppe da Copertino e lo hai posto in mezzo al tuo popolo come patrono e protettore per indicargli la strada che conduca a te, per sua intercessione, esaudisci secondo la tua volontà le preghiere che umilmente ti presentiamo e, nella tua misericordia, concedici di godere in paradiso, insieme ai tuoi santi, la visione beata del tuo volto.
Per Cristo nostro Signore. Amen.


4° - San Giuseppe, cercatore instancabile della volontà del Padre, che ben presto hai desiderato di donare la tua vita al servizio di Dio sull’esempio di Francesco d’Assisi,
ti preghiamo di intercedere per tutti i giovani, perché ascoltando la voce dell’unico Maestro possano scoprire la profondità dell’amore di Dio e la bellezza del suo progetto su di loro e comprendano che la vera libertà non sta nella ricerca egoistica del proprio interesse ma nel donare la vita ai fratelli, credendo che Dio non toglie nulla ma dona tutto.
Padre nostro, 3 Ave Maria.
San Giuseppe uomo della gioia, prega per noi.

A cura della Redazione di
“Donare Pace e Bene”
P.zza Gallo, 10
Osimo (AN)
Tel 071.71.67.26

FOTO TRATTA DA: http://www.sangiuseppeosimo.it/

MESE DI SETTEMBRE ALL'ADDOLORATA: 12 GIORNO


Maria in Betania.
Dal momento della resurrezione di Laza¬ro l'ostilità dei nemici di Gesù era giunta al parossismo: in un'adunanza del Sinedrio si era deliberato, relatore Caifas sommo sa-cerdote di quell'ultimo anno del sacerdozio levitico, che Gesù fosse messo a morte, per¬chè questa morte pareva necessaria per la salute pubblica. Si era dato il bando perchè chiunque sapesse dove egli si era nascosto, lo denunziasse all'autorità, e fosse arresta¬to. Gesù che aveva le ore contate, ma contate da lui stesso, credette opportuno ri¬tirarsi nella borgatella detta Efraim, al di là del Giordano, accanto al deserto. Quan-do credette giunto il tempo riprese il viag¬gio alla volta di Gerusalemme, senza nulla temere: passò per Gerico, venne a Betania, dove era morto Lazaro che egli aveva risu-scitato. Mancavano sei giorni alla Pasqua, era quindi il Sabato precedente quella che noi chiamiamo la Domenica delle Palme.
Sappiamo che in questo viaggio accompa¬gnavano Gesù, Maria Salome, e le principali sue compagne, perciò si può supporre che non ci mancasse la Madre di Gesù, che in quei giorni di trepidazione soffriva più che mai per la nera congiura che sapeva strin-gersi intorno a lui. Immaginiamo quindi, senza terna di sbagliare, che Maria era con alcune sue compagne, gli Apostoli e Gesù in Betania quel Sabato sera. Fu a tutti questi illustri e graditissimi ospiti apprestata una cena nel cenacolo di un certo Simone so¬prannominato il Lebbroso. Marta era la facccendiera, Lazaro uno dei commensali, Ma¬ria loro sorella presa una libra di unguento di nardo genuino e prezioso, ne unse i piedi di Gesù, e spezzato il vasello che lo conte¬neva ne sparse in tanta copia, che crede necessario astergerlo con le sue treccie. Segno di grande amore, riverenza ed infinita rico¬noscenza all'ospite divino che le aveva risu¬scitato il fratello. La Vergine osservava tutto, ed in cuor suo benediceva quella de¬vota Maria che mostrava tanto amore al suo Gesù.
Ma ecco motivi di turbamento ed indici¬bile affanno. « Disse uno dei discepoli di Gesù, Giuda l'Iscariote, che stava per tra¬dirlo: Perchè questo unguento non è stato venduto? Se ne sarebbero ricavati trecento danari da darsi ai poveri ». Diceva questo non perchè gli'importasse dei poveri, ma perchè ladro com'era e custode della borsa, face-va la cresta di quel che ci si metteva. Disse adunque Gesù: «Lasciatela stare, che ha pre¬venuto il prossimo giorno della mia sepol¬tura. I poveri li avete sempre con voi; me non mi avete sempre. Con questa unzione ella mi ha imbalsamato per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque sarà predicato il Vangelo, si narrerà questa sua pietosa azione in memoria di lei».
Maria ascoltava queste parole, e se le scol¬piva in cuore. Tutto sembrava pura gioia, effusione di delicatissimo amore, di ricono¬scenza, allegrezza intima e tranquilla, ed ecco il traditore interessato, ecco la morte, l'imbalsamazione, la sepoltura di colui al quale tutti i commensali professavano una gratitudine, un amore senza limiti. Eppure quanta mestizia, quanta trepidazione si pro¬vava al fondo di ogni dolce cosa! Maria spe¬cialmente era vigilante sulla sua specula di dolore, e quel convito non era per lei, che un risveglio di più alla sua tristezza acer¬bissima. Ai motivi di pena accumulati sin qui nel suo cuore ferito, si aggiungeva ora la raccapricciante vista del traditore. Anche questa pena pungentissima e straziante do¬vrà soffrire il mio Figlio!... Essere, tradito da un discepolo, per rifarsi di pochi soldi schifosí!... Essere tradito dopo aver fatto tanto bene al traditore, dopo averlo tanto amato!... E quella unzione uscita da un cuo-re amante e riconoscente, è dunque una im¬balsamazione per la sepoltura del Figlio mio, ormai imminente!...
Quale strazio al vostro cuore, o Madre te¬nerissima, chi può comprendere l'acerbità del vostro dolore?! Ma il dolore per le sof¬ferenze del Figlio vostro è la mirra che con¬disce tutti gli atti della vostra santissima vita. Perchè anch'io non condisco tutte le mie occupazioni tristi e liete con questa mirra, che è aroma grato a tutte le anime grandi? Impetratemene voi la grazia.
Il ricordo della passione di Gesù Cristo non mi abbandonerà mai, specialmente nel¬le azioni piacevoli e distrattine della mia vita.


SACRO SETTENARIO
A MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA

GIORNO V
Maria presente alla Crocifissione e Morte di Gesù.
Venite, ascendamus ad montem Domini. Anime sorelle, la dolce Addolorata, oggi ci chiama ed invita ad ascendere il monte del Signore per assistere con Lei alla Crocifissione ed alla Morte di Gesù. Vi andremo con amore, giacchè la via del Calvario è la sola che termi¬na al Paradiso. Vi porteremo la nostra Croce, seguendo Gesù e noi saremo felici e benedetti.
La Madonna dopo tanto penare, finalmente è arrivata su quel monte. I soldati in fretta si accingono a crocifiggere Gesù; e, strappando¬gli di dosso la veste, lo stendono sul duro patibolo, e, martellando vigorosamente i chiodi, lo configgono alla Croce.
Al primo colpo di martello, oh! come trema ed impallidisce la dolce Madre. Quei duri colpi si ripercuotono tutti, ad uno ad uno, nel suo cuore.
Essa palpita, agonizza. Le sembra vedere ad ogni istante e sotto quell'indicibile tormento il suo Gesù emettere l'ultimo anelito. Ma no, o Madre. L'Eterno serba al Tuo Figlio ancora un pò la sua esistenza per farlo maggiormente penare, onde soddisfi così, fino all'ultimo debito, i nostri successi. Egli deve agonizzare ancora per tre lunghe ore, e Tu devi dare al mondo intero dall'altezza del Golgota l'esem-pio di un eroismo sovrumano di sacrificio.
L'illustre P. Lacordaire scrive: «Quando si vuol conoscere il valore di un'anima, bisogna tastarla; se essa non rende il suono del sacrifi¬zio, passate oltre: è un'anima volgare».
O Madre, il cielo ti ha tastata; ha provata la tua grande anima, sottomettendola ad un dolo¬re immenso; e Tu hai dato il suono meraviglio¬so del più eroico e supremo sacrificio. Oggi, per il Tuo dolore, Tu sei la più alta creatura uscita dalle mani di Dio, e dalla Tua fronte ema¬nano fasci di luce che Ti avvolgono tutta, in un nembo di grandezza. È il Tuo Martirio incruen¬to che Ti rende bella, sovranamente bella...
Dippiù: la dolente Madre assiste sul Calvario ad un altro supplizio, che quei inu-mani apprestano a Gesù. Terminata la croce¬fissione, i carnefici alzano da terra la grande croce, l'accostano alla buca scavata prima, e ve la lasciano cadere dentro con tale scossa per tutte le membra del Redentore, che Gesù emise un sospiro.
E quando la Croce col suo frutto sanguinan¬te apparve fra il cielo e la terra, l'odio satanico di quel popolo inferocito proruppe in orride bestemmie e continui insulti al Crocifisso; ma Gesù perdona tutti e prega il Padre:
«Padre, perdona loro, perchè non sanno quel che fanno». E quel generoso perdono, misto a compatimento quasi paterno, scende vivo e penetrante nel cuore di uno dei due malfattori che gli pendono accanto, il quale lo proclama Dio e Gli rivolge la cara preghiera: «Signore, ricordati di me quando sarai nel regno Tuo».
E Gesù generosamente gli promette: «Oggi, oggi stesso, sarai meco in Paradiso». - Oh! quale felicità. Ma Gesù va sempre più decli¬nando ed il suo cuore non si sente ancora pago. Vuole dare agli uomini l'ultimo testa¬mento della sua carità infinita, sigillandolo con le ultime stille del suo sangue divino e con gl'indicibili suoi dolori. Egli scorge la mamma sua, accanto alla croce, immersa in un'estasi di amarezza, con lo sguardo immo¬bile verso di Lui e, vedendo il bisogno delle anime di avere una Madre che le diriga al bene, rivolto a Giovanni gli dice: «Ecco la Madre tua!»; poi rivolto a Maria, additandole Giovanni, ed in Lui tutto l'umano genere, aggiunge: «Donna, ecco il Tuo figlio!». Indi a poco leva al Cielo, quasi gemito pietoso, il tri¬ste lamento: «Padre, perchè mi hai abbando¬nato?». - Ah! che questi accenti dolorosi e mesti feriscono al vivo cuore sanguinante dell'Addolorata.
Ma ahimè! Gesù, sempre più aspirante, domanda da bere; «Sitio!»: «Ho sete!..». O sete misteriosa! È tale l'ardore della sua sete, che Gesù emette un gemito così alto da farsi udire da tutti; ma quei poveri insipienti tuffano nel¬l'issopo ed aceto una spugna e, inumiditola, l'apprestano alle smorte labbra del Figlio di Dio. Ma Gesù, accostatevi appena le labbra, la rifiuta... Ben altra sete è quella che Egli sente. È la sete delle anime da Lui redente, e la chiede a tutti.
Oh! mi fosse dato, o Gesù caro, di valicare gli immensi oceani in cerca di anime da condurre a Te. Vorrei essere un'aviatrice che sotto le volte azzurre dei cieli vola in cerca delle anime per darle a Te. Vorrei, se fosse possibile, ascen¬dere agli astri e trovare delle anime e dartele tutte e così dissetarti, o mio languente Signore.
Ma io sento ancora un altro accento: «Tutto è compiuto». E la mia anima risponde: «O Divino Maestro hai compiuto tutto, facendo tutto bene. L'alta missione l'hai espletata divi¬namente, salvando il genere umano; puoi dunque ora ritornare dal Padre Tuo, che Ti aspetta e Ti tende le sue braccia Paterne. Ma io vedo il Tuo petto divino più ansante, l'ulti¬mo istante della Tua vita già arrivato, gli occhi della Mamma tua fissi e rivolti a Te, mentre un fremito di angoscia Le passa per la Persona. Ella ti vede lentamente declianre il capo, mentre per l'ultima volta fai udire la Tua voce: «Padre, nelle Tue mani raccomando il mio spirito»: e muori.
AFFETTI
O Madre cara, nel vedere la tua calma in mezzo a tanto cordoglio mi si commuove l'a¬nima. Tu, immersa in Dio solo, stai fissa alla croce, mirando, con pace e tranquillità, gli orrori di questo giorno. Il mondo intero è avvolto in una vera caligine tenebrosa, e Tu sola contempli il Tuo morto Gesù, lo adori, lo ami nell'estasi della Tua anima straziata.
Oh Madre! dalla sommità del Calvario attiraci tutti a Te, onde piangere con Te la morte del Tuo Unigenito, mentre le nostre lagrime, ver¬sate ai Tuoi piedi, ci frutteranno gioie perenni.
Mons. Guy scrive: Ogni anima che è intrisa di lagrime, è come una terra feconda, di cui Dio finisce sempre per farne un Paradiso. Oh! quale grandezza è nascosta nel puro pati¬re per Gesù e per amor Tuo. E Tu vedi, o Mamma, quante pene nell'intimo del mio
cuore! quanti solchi profondi; quanti cari scomparsi dal nido benedetto della mia fami¬glia! Quei sacri vincoli spezzati per Te sin dal mattino della mia vita, Tu li rannoderai lassù. Vedi come sanguina il mio cuore per tante incomprensioni e disprezzi subiti. Donami Tu il coraggio... alita su di me la Tua calma, e fa che io imiti la tua invitta fortezza.
O Madre, Tu mi hai sempre sorriso e fatto soavemente sentire la Tua carezza divina. Sorridimi ancora, allorquando la mia vita é per finire. Tu nel cammino della mia esistenza mi sei stata sempre d'accanto. A Te ho consa¬crata la mia vita; per Te in morte tutti i palpiti del mio cuore ardente. Adempi adunque, o Madre, il sogno mio.
Morir d'amor per Te, oh! qual martirio bello. Vorrei, vorrei soffrire per Te, o Madre dolorosa. Angeli del Golgota, ridite Voi alla Regina dei mesti, che io soffro lontano da Lei. Desidero di essere unita a Lei a Gesù, ed eternarLe perenne il mio canto d'amore.
OSSEQUIO. - Tenere sempre compagnia alla Madonna ai piedi della Croce. GIACULATORIA. - Per i Tuoi dolori, o Madre mia, mi sia concesso il premio di un pio morire.


CORONA DEI SETTE DOLORI DELLA BEATA VERGINE ADDOLORATA
O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo Come era nel principio, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

Nel Primo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che presenta Gesù bambino al Tempio e incon¬tra il santo vecchio Simeone che le profetizza la «spada» del dolore.
Maria Santissima offre Gesù a Dio Padre, offre la Vittima pura, santa e immacolata, e con Lui of¬fre se stessa, chiamata ad essere la Corredentrice universale: per questo Gesù sarà Vittima crocifissa e Lei avrà l'anima trapassata dalla «spada» del do¬lore per tutti i peccati del mondo. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Secondo Dolore si contempla
Maria Santis¬sima che fugge in Egitto per salvare Gesù bambino dalla morte.
Maria Santissima fugge in esilio con S. Giuseppe per salvare la vita di Gesù Bambino minacciato di morte. Il dramma di dolore dell'esilio di Maria Santissima è grazia di sostegno per tutti noi «esuli figli di Eva» chiamati, da questa terra di esilio, alla Patria dei cieli, a cui arrivare per la via della Cro¬ce, da Lei sostenuti e confortati. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Terzo Dolore si contempla
Maria Santissima alla ricerca di Gesù ritrovato nel Tempio a Geru-salemme.
Maria Santissima soffre un'angoscia terribile per lo smarrimento di Gesù a Gerusalemme. Per tre giorni Ella ricerca il Figlio, e lo ritrova nel Tempio. Smarrire Gesù, perdere Gesù: è la più grande disgra¬zia che ci possa capitare, perché solo Lui è la Via, la Verità e la Vita; perciò bisogna subito ricercarlo e ri¬trovarlo nel Tempio, nella Casa del Signore, acco¬standosi ai Sacramenti della Confessione e della Co¬munione. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quarto Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che incontra il Figlio Gesù sulla via del Calvario.
Maria Santissima incontra Gesù sulla strada del Calvario e percorre con Lui il cammino doloroso fino al Golgota, portando nel cuore la Croce di Gesù come una «spada» che penetra sempre più a fondo nella sua anima per la redenzione dell'uma¬nità peccatrice. Con Maria Addolorata seguiamo anche noi Gesù portando la Croce della nostra salvezza. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quinto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata presente sul Calvario alla Crocifis¬sione e Morte di Gesù.
Maria Santissinia Addolorata è presente alla Crocifissione e Morte di Gesù e soffre nel suo cuo¬re di Madre tutti gli strazi del corpo di Gesù inchio¬dato alla croce, abbeverato di fiele, trafitto al co¬stato. Qui la «spada» del dolore ha trapassato tut¬ta l'anima di Maria, ma Ella ha offerto tutto sem¬pre unita al Figlio Redentore come Corredentrice universale di salvezza. Ella voglia stampare nelle nostre anime l'immagine del Crocifisso. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Sesto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata che riceve tra le braccia Gesù deposto dalla Croce.
Maria Santissima riceve fra le braccia Gesù de¬posto dalla croce. Questa è l'immagine della pietà. Ma è anche l'immagine della maternità sacerdotale della Corredentrice universale che offre al Padre la Vittima divina, ostia di salvezza per tutti gli uomini di ogni tempo e luogo. O Madre pietosa, tieni an¬che noi fra le tue braccia per offrirci a Dio. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Settimo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che depone Gesù morto nel sepolcro.
Maria Santissima depone il corpo di Gesù nel se¬polcro per attendere con fede invitta la sua resurre¬zione. Il sepolcro di Gesù è un sepolcro di vita e di gloria, e così sarà del sepolcro di ogni redento che accoglie il Redentore, mentre il sepolcro di chi rifiuta Cristo sarà sepolcro di perdizione eterna. Madre Addolorata, deponi anche noi nel sepolcro di Gesù per risorgere un giorno come Lui alla vita eterna. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

TESTI TRATTI DA: www.preghiereagesuemaria.it

IMMAGINE TRATTA DA: google

Santissimo nome di Maria (12 settembre)


1. O adorabile Trinità, per l’amore con cui scegliesti ed eternamente Ti compiacesti del Santissimo nome di Maria, per il potere che gli desti, per le grazie che riservasti ai suoi devoti, fa’ che esso sia anche per me fonte di grazia e di felicità.
- Ave Maria…
- Benedetto sempre sia il Santo nome di Maria. Lodato, onorato e invocato sempre sia,
l’amabile e potente nome di Maria.
O Santo, soave e potente nome di Maria,possa sempre invocarti durante la vita e nell’agonia.

2. O amabile Gesù, per l’amore con cui pronunziasti tante volte il nome della tua cara Madre e per la consolazione che a Lei procuravi nel chiamarla per nome, raccomanda alle sue speciali cure questo povero tuo e suo servo.
- Ave Maria…
- Benedetto sempre sia il Santo nome di Maria. Lodato, onorato e invocato sempre sia,
l’amabile e potente nome di Maria.
O Santo, soave e potente nome di Maria,possa sempre invocarti durante la vita e nell’agonia.

3. O Angeli Santi, per il gaudio che vi procurò la rivelazione del nome della vostra Regina, per le lodi con cui lo celebraste, svelatene anche a me tutta la bellezza, la potenza e la dolcezza e fate che io lo invochi in ogni mio bisogno specialmente in punto di morte.
- Ave Maria…
- Benedetto sempre sia il Santo nome di Maria. Lodato, onorato e invocato sempre sia,
l’amabile e potente nome di Maria.
O Santo, soave e potente nome di Maria,possa sempre invocarti durante la vita e nell’agonia.

TESTO TRATTO DA: http://guide.supereva.it/cristiani/interventi/2010/07/preghiera-in-riparazione-degli-oltraggi-al-santissimo-nome-di-maria -

IMMAGINE TRATTA DA: http://it.wikipedia.org/wiki/Totus_tuus

NOVENA A SAN GIUSEPPE DA COPERTINO (DAL 9 AL 17 SETTEMBRE) 3 GIORNO


NOVENA A S. GIUSEPPE DA COPERTINO
O Dio vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
come era nel principio ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen.
INNO:
Mistero inesprimibile d’amore
colui che è unito è libero dal mondo
che in Dio soltanto trova il suo riposo
e fatto luce illumina i fratelli.
Attinge l’acqua e resta un assetato
possiede in abbondanza e sempre cerca
dimora in Dio e vive da straniero
già scorge il sole e chiede di vedere.
La sua sapienza nasce nel silenzio
e intende la Parola in verità
l’orecchio atteso al suono della voce
che parla a chi l’ascolta nella fede.
Il nostro canto sia eucaristia
o Padre santo che hai creato l’uomo
e che nel Figlio l’hai glorificato
perché dal Soffio tuo rinasca al regno.
Orazione:
O Dio, che hai glorificato il tuo servo Giuseppe da Copertino e lo hai posto in mezzo al tuo popolo come patrono e protettore per indicargli la strada che conduca a te, per sua intercessione, esaudisci secondo la tua volontà le preghiere che umilmente ti presentiamo e, nella tua misericordia, concedici di godere in paradiso, insieme ai tuoi santi, la visione beata del tuo volto.
Per Cristo nostro Signore. Amen.


3° - San Giuseppe, patrono degli studenti, nelle fatiche dello studio tu hai sperimentato l’assistenza e la protezione che la Madre di Dio concede a coloro che si impegnano con cuore sincero.
Ispira agli studenti il tuo stesso desiderio di acquistare la vera sapienza che viene da Dio ed ottieni loro la forza della perseveranza perché non si scoraggino nelle difficoltà e comprendano l’importanza di mettere a frutto i propri doni e le capacità acquisite con lo studio per edificare la civiltà dell’amore.
Padre nostro, 3 Ave Maria.
San Giuseppe uomo sapiente, prega per noi.

A cura della Redazione di
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Osimo (AN)
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FOTO TRATTA DA: http://www.sangiuseppeosimo.it/

SETTEMBRE MESE DELL'ADDOLORATA: 11 GIORNO


Maria compagna di Gesù nelle persecuzioni.
Col progredire del pubblico ministero di Gesù, l'ostilità dei suoi avversari si faceva più palese ed ostinata. Lo si osservava in ogni sua azione, e si trovò modo di calun-niarlo come disprezzatore della legge, per¬chè non pigliava il riposo sabatico con quel rigore che pretendevano i Farisei; di¬sprezzatore delle tràdizioni dei padri, per¬chè gli Apostoli non osservavano tutte le abluzioni ímposte da quei puritani; si disprezzarono i suoi miracoli, perchè li fa¬ceva in giorno di sabato; si arrivò per¬sino ad attribuirli a satana: era il col¬mo: Eppure non bastava a quei ciechi superbi.
Ecco la tragica notizia della decollazione del Battista, la cui testa veneranda fu con-segnata a strazio ad una ballerina ed alla impudica sua madre! La congiura dei ca¬pi della Sinagoga stringe le sue fila, si de¬libera di disfarsi ad ogni costo dell'inviso banditore della verità. Cosicchè Gesù non ebbe più un villaggio dove stare sicu¬ro, e fu bisogno che passasse di regione in regione, secondo l'opportunità, per isfuggire tante insidie.
Queste trame contro 1a vita dell'Uomo Dio erano troppo bene conosciute da lui, ma per la maggior parte sfuggivano ai suoi discepoli ed alle turbe che lo applaudiva¬no. C'era anche un'altra persona che tutto osservava, alla quale le dolorose notizie giungevano frequenti come i nunzi di Giob¬be, accumulando nel suo tenero cuore amarezza ad amarezza, senza però alterare la invitta sua pazienza, nè spezzarne la co-stanza. Quando in particolare fu recata a Gesù ed ai discepoli la funesta notizia della decapitazione del Battista, con Gesù pianse, anche Maria, che ricordava con quanto affet¬to avesse levato di terra quel suo nipotino appena nato. E Dio sa quante altre tristi nuove le fecero sanguinare il cuore e ne spremettero lacrime amare.
Non era Maria una debole donna che in¬consapevole dell'avvenire potesse farsi illu-sione di eventi lieti, di successi brillanti, di onori, agi, felicità. Non era di coloro che speravano il vero Messia essere per regnare alla maniera dei re di questo mondo: trop-po bene conosceva il tragico termine a che sarebbero venute quelle feroci persecuzioni. Il Cristo doveva soffrire ogni strazio sino alla morte, e per questa via entrare in pos-sesso della sua gloria. Non solo Maria sapeva tutto questo, e ne aveva la visione continua innanzi agli occhi, ma ne provava ogni giorno l'amarezza ognor crescente.
Eppure non si lamentava nè con Dio né con gli uomini; non dava in ismanie ne in impazienze, ma sempre più si confermava nel volenteroso proposito di partecipare ai pati¬menti di Cristo, perchè questa era la parte che il suo ufficio di Corredentrice le riser¬vava. Ripeteva le parole che Isaia aveva po¬sto in bocca al Messia paziente: « Dio mi ha fatto conoscere il suo volere: non con¬traddirò, non mi volterò indietro!» ed eccola pronta e perseverante nell'accompa¬gnare il Figlio in tutte le persecuzioni.
Quanto dobbiamo imparare da Maria noi che ci stanchiamo tanto presto nella via del-la virtù; noi che messa la mano all'aratro guardiamo indietro, e ci rendiamo inetti al regno dei cieli. Se ci manca la consolazione, se incrudisce la prova, crescono le tenta-zioni, si dilegua 1'idealè che ci eravamo pro¬posti, siamo capaci di annoiarci del nostro stato abbracciato per vocazione divina. Sia¬mo fiacchi, Ieggieri, mutevoli, non sappia-mo perseverare nell'adempimento del do¬vere per puro amore di Dio. Che possiamo dire a nostra scusa? Il solito sofisma, Maria era santissima e confermata in grazia, noi miserabili peccatori! Forse che la confer¬ma in grazia toglieva a Maria la libera vo¬lontà o il senso del dolore? Niente affatto! Forse chè noi siamo miserabili e peccatori perchè ci manca la grazia, o non piuttosto perchè le resistiamo, la rifiutiamo? Su, via, raccomandiamoci alla Madre della divina grazia, alla ministra delle divine misericordie, perchè ci assista con la sua materna in¬tercessione, sicchè noi diventiamo più saldi nei nostri propositi, più perseveranti nel bene.
Il dono della perseveranza finale non si può meritare, ma Dio lo concede ordinaria-mente ,a chi corrisponde fedelmente alla serie di grazie a sè preparate: mi studierò dunque di star sempre saldo nella vocazione in cui Dio mi ha posto.

SACRO SETTENARIO
A MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA

GIORNO IV
Incontro di Maria con Gesù.
Contempliano, anime buone, la dolente Madre Maria che incontra il Figlio con la croce sulle spalle, mentre come un delin¬quente è condotto alla morte. O Cieli quale funesta tragedia siamo invitate a ricordare.
Ci vorrebbe la virtù dei santi; sentire come essi; amare grandemente Gesù come lo ama¬rono essi per compatirlo. Solo l'amore del pietoso Nazareno verso le anime, che amava redimere, poteva spingerlo ad incontrare l'in¬giusta condanna e gli orrori della morte di Croce.
O cieli oscuratevi, mentre noi ricordiamo lo scempio spietato compito dagli uomini ingrati al Figlio di Dio, e coprite colle vostre ombre una sì orribile catastrofe. Oh! come è trascor¬sa presto per la Madonna la vita dei suoi materni gaudi per la presenza del suo Figliuolo Gesù, specie quando lavorava nel¬l'umile casetta di Nazaret. E gioisamente Lo contemplava e si beava nel suo volto divino.
Oh! come è vero, che la vita umana è un'ombra che fugge e svanisce, portando con sè le sue gioie fugaci, gli acerbi dolori e le vane speranze. Felice veramente chi ama uni¬camente Gesù e l'Addolorata, che restano sempre.
Gesù ha già trascorsa la sua vita. Ed ora che sta per ritornare al Padre suo, il suo Cuore affranto dalla pena si separa dalla Mamma sua che tanto amata e con la quale ha condivise gioie e dolori. Egli ha già bevuto il calice della Passione nell'orto degli ulivi e insegnato all'u¬manità la grande e salvifica preghiera: «Fiat».
Eccolo ora condannato alla morte dalle sue creature, le quali gli presentano la Croce che Gesù bacia ed accetta per la salute dei suoi redenti. Indi coraggiosamente e volontaria¬mente la porta al Calvario per esservi Crocifisso. Ma ohimè! in quell'ascesa dolorosa s'incontra con la Mamma sua; ed oh! la stra¬ziante visione. Quale momento di indicibile ambascia per quell'amante e tenera Genitrice! Sotto le azzurre volte dei Cieli mai si è svolta la scena sì commovente e straziante; mai in questo mondo, campo di dolori inauditi, l'uo¬mo ha assistito ad una tragedia così singolare. Nessuna Madre ha seguito il Figlio condanna¬to al patibolo; ma la Vegine, la donna forte, la Regina dei Martiri, Lo segue dovunque. Ed eccola coraggiosa in mezzo ai soldati, che la spingono ed urlano. E la Vergine placida, taci¬turna e rassegnata passa e, spingendosi innanzi a Gesù, lo vede quasi vicino a morire, ferito dalle verghe, coronato di spine, col viso imbrattato di sputi e sangue.
Oh Dio! Quel volto adorato che gli Angeli venerano prostrati non si riconosce più. Intanto a tal vista oh! come resta oppresso il cuore della Santa Vergine Genitrice. Nello strazio della sua anima lo guarda con inten¬sità di affetto, comunicandogli attraverso lo sguardo tutti i sentimenti del suo immenso amore. Poi grida semplicemente: «Figlio, figlio mio!», e la parola Le vien meno sul labbro.
Gesù similmente solleva il languido sguar¬do e, guardando il dolore della Madre, escla¬ma con le smorte labbra: «Mamma, mamma mia»; e continua il doloroso viaggio.
La Vergine segue il figliuolo condannato e, adorando silenziosa gl'imperscrutabili disegni di Dio, non scrive punto alla malvagità umana sì funesta barbaria, ma il tutto attribuisce alla divina volontà, che dispone ogni cosa con sapienza.
Anime sorelle, imitiamo Maria come emula¬re la sua eroica fortezza, mentre che il dolore l'opprime ed il suo volto è bagnato di lagri¬me. Ella ci si presenta uniformata, paziente e forte nel dolore. Impariamo da Lei a saper soffrire.
AFFETTI
O dolce Madre mia, Ti vedo velata da sì profonda mestizia. Dal Tuo petto emanano gemiti inenarrabili, poichè hai veduto il Tuo Unigenito ascendere il monte della mirra pal¬lido e languente e cadere sotto la pesante croce.
Ah! io ascolto i Tuoi mesti accenti: «Il mio Gesù non si conosce più; è divenuto un uomo sofferente, mentre non è sanità in nes¬suna parte del suo corpo divino; non ha più bellezza, nè decoro, lo vedemmo e non aveva aspetto. Fra i grandi gemiti par che Ti sento esclamare ancora: «Allontanatevi da me, pian¬go sola la mia amarezza, nè vogliate piegarvi in mio conforto».
No, o dolce Madre mia, voglio starti vicina vicina, voglio astergere le Tue lagrime, anzi voglio che le mie lagrime siano fuse con le Tue. Voglio cantare con Te le Tue meste can¬zoni, voglio sorreggerti coi fiori, circondarti di melagrani, mentre Tu languisci d'amore. Voglio ancora, o Madre cara, salire con Te il calvario e morire sulla Croce assieme a Gesù e con Te d'appresso. Ed allorquando, cadrò sotto la Croce che mi offre il cielo, Tu mi rial¬zerai ed io più forte e coraggiosa riprenderò l'arduo cammino...
OSSEQUIO. - Prendere ogni giorno la Croce e seguire con amore Gesù al Calvario. GIACULATORIA. - Vorrei che la mia vita fosse un canto d'amor per Te, o Madre mia.


CORONA DEI SETTE DOLORI DELLA BEATA VERGINE ADDOLORATA
O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo Come era nel principio, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

Nel Primo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che presenta Gesù bambino al Tempio e incon¬tra il santo vecchio Simeone che le profetizza la «spada» del dolore.
Maria Santissima offre Gesù a Dio Padre, offre la Vittima pura, santa e immacolata, e con Lui of¬fre se stessa, chiamata ad essere la Corredentrice universale: per questo Gesù sarà Vittima crocifissa e Lei avrà l'anima trapassata dalla «spada» del do¬lore per tutti i peccati del mondo. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Secondo Dolore si contempla
Maria Santis¬sima che fugge in Egitto per salvare Gesù bambino dalla morte.
Maria Santissima fugge in esilio con S. Giuseppe per salvare la vita di Gesù Bambino minacciato di morte. Il dramma di dolore dell'esilio di Maria Santissima è grazia di sostegno per tutti noi «esuli figli di Eva» chiamati, da questa terra di esilio, alla Patria dei cieli, a cui arrivare per la via della Cro¬ce, da Lei sostenuti e confortati. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Terzo Dolore si contempla
Maria Santissima alla ricerca di Gesù ritrovato nel Tempio a Geru¬salemme.
Maria Santissima soffre un'angoscia terribile per lo smarrimento di Gesù a Gerusalemme. Per tre giorni Ella ricerca il Figlio, e lo ritrova nel Tempio. Smarrire Gesù, perdere Gesù: è la più grande disgra¬zia che ci possa capitare, perché solo Lui è la Via, la Verità e la Vita; perciò bisogna subito ricercarlo e ri¬trovarlo nel Tempio, nella Casa del Signore, acco¬standosi ai Sacramenti della Confessione e della Co¬munione. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quarto Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che incontra il Figlio Gesù sulla via del Calvario.
Maria Santissima incontra Gesù sulla strada del Calvario e percorre con Lui il cammino doloroso fino al Golgota, portando nel cuore la Croce di Gesù come una «spada» che penetra sempre più a fondo nella sua anima per la redenzione dell'uma¬nità peccatrice. Con Maria Addolorata seguiamo anche noi Gesù portando la Croce della nostra salvezza. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quinto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata presente sul Calvario alla Crocifis¬sione e Morte di Gesù.
Maria Santissinia Addolorata è presente alla Crocifissione e Morte di Gesù e soffre nel suo cuo¬re di Madre tutti gli strazi del corpo di Gesù inchio¬dato alla croce, abbeverato di fiele, trafitto al co¬stato. Qui la «spada» del dolore ha trapassato tut¬ta l'anima di Maria, ma Ella ha offerto tutto sem¬pre unita al Figlio Redentore come Corredentrice universale di salvezza. Ella voglia stampare nelle nostre anime l'immagine del Crocifisso. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Sesto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata che riceve tra le braccia Gesù deposto dalla Croce.
Maria Santissima riceve fra le braccia Gesù de¬posto dalla croce. Questa è l'immagine della pietà. Ma è anche l'immagine della maternità sacerdotale della Corredentrice universale che offre al Padre la Vittima divina, ostia di salvezza per tutti gli uomini di ogni tempo e luogo. O Madre pietosa, tieni an¬che noi fra le tue braccia per offrirci a Dio. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Settimo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che depone Gesù morto nel sepolcro.
Maria Santissima depone il corpo di Gesù nel se¬polcro per attendere con fede invitta la sua resurre¬zione. Il sepolcro di Gesù è un sepolcro di vita e di gloria, e così sarà del sepolcro di ogni redento che accoglie il Redentore, mentre il sepolcro di chi rifiuta Cristo sarà sepolcro di perdizione eterna. Madre Addolorata, deponi anche noi nel sepolcro di Gesù per risorgere un giorno come Lui alla vita eterna. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

TESTO TRATTO DA: www.preghiereagesuemaria.it
IMMAGINE TRATTA DA: http://www.santiebeati.it/dettaglio/24450 -

MESE DI SETTEMBRE ALL'ADDOLORATA: 10 GIORNO


Maria discepola di Gesù¬
Quantunque il Vangelo, fasci nell'ombra Maria santissima durante il periodo della vita pubblica di Gesù Cristo, pur tuttavia quest'ombra non è così folta, chè non lasci scorgere più di un punto, più di un lato del¬la sovrumana figura della più diligente discepola di Cristo.
E prima di tutto è certo che Gesù non abbandonò mai la mamma sua, sino al mo-mento di affidarla dalla croce al discepolo Giovanni. Nei primi mesi della sua predi-cazione Gesù si rifugiava presso di lei in Nazaret nella sua casetta di giovane ope¬raio. Nel suo primo viaggio a Gerusalem¬me Maria lo dovette seguire con altre don¬ne parenti e conoscenti per celebrare an¬ch'esse la Pasqua nella santa città, quan¬tunque viaggiassero per conto loro. Poco più tardi Gesù tornato in Galilea trasportò il suo domicilio da Nazaaret a Cafarnao, do¬ve condusse seco oltre la sua madre, la cugi¬na o cognata di lei, Maria di Cleofa, coi fi¬gli e le figlie di costei. Più tardi quando i viaggi di Gesù divennero più frequenti e più lunghi, Maria fu senza dubbio di quella pia brigatella di donne che seguivano Gesù sovvenendolo con le loro facoltà.
Consideriamo come Maria non seguisse Gesù soltanto per affetto materno, ma lo seguiva principalmente per far tesoro degli insegnamenti di lui, ed attuare in sè l'ideale della più perfetta discepola di Cristo. Per intendere questo, consideriamo un grazioso episodio raccontato dal Vangelo. Era già il terzo anno della vita pubblica di Gesù, e non vuole la¬sciarla cadere, e così elegantemente l'ap¬prova e la spiega: «Certissimamente sono beati coloro che ascoltano la parola di Dio e ne fanno tesoro!» È un elogio mera¬viglioso che Gesù fa della madre sua, e lo estende a chiunque la voglia imitare.
« Gesù asserisce, che non soltanto è beata colei che meritò di generare corporalmente il Verbo di Dio, ma che chiunque concepen¬do spiritualmente lo stesso Verbo, ascoltan¬do cioè e credendo, si studia di alimentarlo nel suo cuore e partorirlo nel cuore dei prossimi. Poichè anche la stessa Madre di Dio fu davvero beata per essere stata la mi¬nistra temporale dell'Incarnazione del Ver¬bo; ma fu molto più beata per il fatto che fu custode eterna dello stesso Verbo amato ed imitato studiosamente ».
L'anima di Maria era davvero l'ottimo terreno nel quale caduta la parola di Dio germogliava tosto, cresceva rigogliosa, frut¬tificava il cento per uno nella pazienza più eroica, Non era soltanto ascoltatrice Ma¬ria delle belle parole del suo Gesù, ma imi-tatrice studiosa delle azioni di lui: umile, povera, nascosta; come Gesù, in continui viaggi e fatiche; come Gesù, as¬sillata continuamente dal dolore per la in¬credulità di tanti Ebrei, per l'ostinazione di quei malvagi che osavano calunniare anche le opere divine di Gesù attribuendole al de¬monio. Quanta pazienza, quante lacrime restare innanzi a Dio per la quel popolo che era il suo! Quanto vorrei somigliare a sì madre prudentissima, nel far tesoro di Dio, ed adoperarla nell'esercizio della cristiana pazienza! Impetratemene grazia dalla misericordia del vostro Figlio! Mi fisserò bene nella mente che il frutto della divina parola si vede nell'esercizio del¬la pazienza cristiana : non mi lamenterò mai nelle avversità.


SACRO SETTENARIO
A MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA


Lo smarrimento di Gesù nel Tempio.
Contempliamo, anime buone, lo smarri¬mento di Gesù nel Tempio. La Vergine santis¬sima giunta con le donne di ritorno da Gerusalemme, sta in ansiosa aspettativa del suo fanciullo Gesù, che crede aver lasciato con Giuseppe nel Tempio.
Ansiosamente lo attende, ma Gesù non ritorna. Poco dopo arriva con gli uomini Giuseppe, ma senza il suo divin Figlio.
Oh! l'inaudita pena che abbatte la Vergine nell'udire dal suo sposo, che dalla mattina in poi Egli non avevalo più veduto, e pensava che fosse con la Madre.
Oh! come quel volto di Paradiso, dove l'Eterno trova le sue compiacenze, addiviene scolorito e languido. E chi saprà consolarti, o dolce Madre, in sì straziante dolore? Hai smar¬rito il Tuo Tesoro, e che vale più la Tua vita senza di Gesù?
O donne di Sion, vestitevi a lutto; cessate i vostri canti gioiosi. Uccelli dell'aria, fermate le vostre armoniose canzoni. Ombre odorose del Libano; rose e fiori profumati di Gerico non spargete più fragranze. Cipressi del te Sion, spezzatevi desolati al passaggio del¬l'inclita Figlia del Cielo, oscurata dal Lume divino, che si è celato ai suoi sguardi, e che, come la sposa dei sacri cantici, coronata le chiome da un serto di rose, va gemente in cerca del suo Diletto.
Le sue candide gote sono bagnate di lagri¬me, i lunghi ed affannosi suoi sospiri ferisco¬no i Cieli, e gli Angeli dimessi e silenziosi si coprono il volto con le loro ali.
Oh! quale lutto straziante. «Ove sei, esclama desolata la dolce Genitrice, ove sei, o Diletto del mio cuore? Ove Te ne stai nascosto e cela¬to ai miei occhi, e taci solitario?
Ah! che la mia vita vien meno senza di Te. Fammi udire la Tua voce, parla, o Figlio mio, onde io Ti rinvenga». O Madre, bisognerebbe che le nostre anime palpitassero del Tuo stes¬so amore per Gesù, per comprendere il Tuo eccessivo dolore per tale smarrimento!...
La dolce Vergine assieme a S. Giuseppe percorre per tre giorni e tre notti continue tutte le strade di Gerusalemme, dopo di aver valicato monti e colline e attraversate le valli. Ella è mesta; è ricoperta di un nero velo. Di tanto in tanto, con intensità di amore e con accenti tristi, mirando il cielo, lo chiama per nome. Chiede notizie ai passanti, ma nessuno può consolarla, giacchè nessuno ha veduto quel Fanciullo Divino.
Ed oh! come geme e s'attrista la pia Madre; come si sente isolata. Oh! le notti e i giorni desolati, passa senza il suo Gesù, con l'amara incertezza di poterlo rinvenire. Essa langue d'amore lontana da Colui che riempiva di gaudio la sua anima.
Oh! dolce Madre mia, non piangere più; ritorna, ritorna pure nel Tempio santo, ove certamente lo troverai ed udirai di nuovo il suo dolce parlare.
Gesù ha fatto ciò per provare la Tua fedeltà materna, e presentarti a noi quale modello perfetto.
Da lontano Egli ha udito i fremiti cocenti, che, quali nuovi fiori, ha raccolti nei prati e per le strade, bagnate dalle lagrime sgorgate dal Tuo cuore, ferito dalla nuda spada del dolore. Corri pure, o Maria; vola con le bian¬che ali della colomba. Gesù Ti aspetta per riabbracciarti e ridarti i suoi baci.
Finalmente dopo tre giorni d'indicibili ama¬rezze, la Santissima Vergine assieme a San Giuseppe, entrando nel Tempio, lo ritrovano che disputava coi Dottori. Ma la dolce Madre non può tacere, e subito fa noto a Gesù la sua pena e quella di Giuseppe nel cercarlo, e con accento addolorato Gli dice: «Figlio, perchè faceste ciò? ecco, Vostro Padre ed io, colmi di pena, siamo andati in cerca di Voi». Ed intanto l'abbraccia teneramente, lo bacia con infinita tenerezza e insieme confondono le loro lagri¬me d'amore.
Ma Gesù, dolcemente Le risponde: «Perchè mi cercavate? Non sapevate che io devo attendere a ciò che riguarda il Padre mio?». E Gesù discese con essi, e tornò a Nazaret, e stava loro soggetto. E sua Madre custodiva in cuore tutte queste cose.
AFFETTI
Oh! quali preziosi insegnamenti mi dà que¬sto mistero profondo dello smarrimento di Gesù, o cara Madre mia. Tu, innocente e pura, smarristi Gesù, senza alcuna Tua colpa; ma io posso smarrirlo a causa dei miei pecca¬ti. E come vivere senza Gesù, che è vita, luce, sostegno della mia povera vita?
O Maria, sollevi in alto, in alto il mio cuore; tienilo sempre lontano dall'errore; fammi udire di continuo la Tua voce soave che mi sproni al bene e mi additi la via sicura che conduce al Cielo. Uniscimi sempre più inti¬mamente a Te, onde sia perenne il mio canto tienimi lontana dalla colpa, onde non perda mai Gesù; ed allorquando cesseranno i sospi¬ri ed il pianto di questa terra tenebrosa mostrami per sempre il Tuo Gesù, o dolce Vergine Maria.
O bella Madre, la Tua vita di dolore sia il mio conforto nel penare. Sii Tu la mia buona Mamma, o Maria, nelle ore meste, quando Gesù sembra restarsene lontano da me e lasciarmi in abbandono. Sii Tu la mia Avvocata, il mio aiuto, la mia difesa, la mia speranza, o dolce, o clemente, o pia Vergine Maria.
OSSEQUIO. - Recitare possibilmente la picco¬la coroncina dell'Addolorata, onde ottenere la sua speciale protezione in vita e partico¬larmente in morte.
GIACULATORIA. - O Maria, i Tuoi dolori ti uniscono alle glorie di Gesù.




CORONA DEI SETTE DOLORI DELLA BEATA VERGINE ADDOLORATA
O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo Come era nel principio, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

Nel Primo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che presenta Gesù bambino al Tempio e incon¬tra il santo vecchio Simeone che le profetizza la «spada» del dolore.
Maria Santissima offre Gesù a Dio Padre, offre la Vittima pura, santa e immacolata, e con Lui of¬fre se stessa, chiamata ad essere la Corredentrice universale: per questo Gesù sarà Vittima crocifissa e Lei avrà l'anima trapassata dalla «spada» del do¬lore per tutti i peccati del mondo. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Secondo Dolore si contempla
Maria Santis¬sima che fugge in Egitto per salvare Gesù bambino dalla morte.
Maria Santissima fugge in esilio con S. Giuseppe per salvare la vita di Gesù Bambino minacciato di morte. Il dramma di dolore dell'esilio di Maria Santissima è grazia di sostegno per tutti noi «esuli figli di Eva» chiamati, da questa terra di esilio, alla Patria dei cieli, a cui arrivare per la via della Cro¬ce, da Lei sostenuti e confortati. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Terzo Dolore si contempla
Maria Santissima alla ricerca di Gesù ritrovato nel Tempio a Geru-salemme.
Maria Santissima soffre un'angoscia terribile per lo smarrimento di Gesù a Gerusalemme. Per tre giorni Ella ricerca il Figlio, e lo ritrova nel Tempio. Smarrire Gesù, perdere Gesù: è la più grande disgra¬zia che ci possa capitare, perché solo Lui è la Via, la Verità e la Vita; perciò bisogna subito ricercarlo e ri¬trovarlo nel Tempio, nella Casa del Signore, acco¬standosi ai Sacramenti della Confessione e della Co¬munione. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quarto Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che incontra il Figlio Gesù sulla via del Calvario.
Maria Santissima incontra Gesù sulla strada del Calvario e percorre con Lui il cammino doloroso fino al Golgota, portando nel cuore la Croce di Gesù come una «spada» che penetra sempre più a fondo nella sua anima per la redenzione dell'uma¬nità peccatrice. Con Maria Addolorata seguiamo anche noi Gesù portando la Croce della nostra salvezza. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quinto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata presente sul Calvario alla Crocifis¬sione e Morte di Gesù.
Maria Santissinia Addolorata è presente alla Crocifissione e Morte di Gesù e soffre nel suo cuo¬re di Madre tutti gli strazi del corpo di Gesù inchio¬dato alla croce, abbeverato di fiele, trafitto al co¬stato. Qui la «spada» del dolore ha trapassato tut¬ta l'anima di Maria, ma Ella ha offerto tutto sem¬pre unita al Figlio Redentore come Corredentrice universale di salvezza. Ella voglia stampare nelle nostre anime l'immagine del Crocifisso. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Sesto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata che riceve tra le braccia Gesù deposto dalla Croce.
Maria Santissima riceve fra le braccia Gesù de¬posto dalla croce. Questa è l'immagine della pietà. Ma è anche l'immagine della maternità sacerdotale della Corredentrice universale che offre al Padre la Vittima divina, ostia di salvezza per tutti gli uomini di ogni tempo e luogo. O Madre pietosa, tieni an¬che noi fra le tue braccia per offrirci a Dio. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Settimo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che depone Gesù morto nel sepolcro.
Maria Santissima depone il corpo di Gesù nel se¬polcro per attendere con fede invitta la sua resurre¬zione. Il sepolcro di Gesù è un sepolcro di vita e di gloria, e così sarà del sepolcro di ogni redento che accoglie il Redentore, mentre il sepolcro di chi rifiuta Cristo sarà sepolcro di perdizione eterna. Madre Addolorata, deponi anche noi nel sepolcro di Gesù per risorgere un giorno come Lui alla vita eterna. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

TESTI TRATTI DA: www.preghiereagesuemaria.it

NOVENA A SAN GIUSEPPE DA COPERTINO (AL 9 AL 17 SETTEMBRE) - 2 GIORNO


NOVENA A S. GIUSEPPE DA COPERTINO
O Dio vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
come era nel principio ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen.
INNO:
Mistero inesprimibile d’amore
colui che è unito è libero dal mondo
che in Dio soltanto trova il suo riposo
e fatto luce illumina i fratelli.
Attinge l’acqua e resta un assetato
possiede in abbondanza e sempre cerca
dimora in Dio e vive da straniero
già scorge il sole e chiede di vedere.
La sua sapienza nasce nel silenzio
e intende la Parola in verità
l’orecchio atteso al suono della voce
che parla a chi l’ascolta nella fede.
Il nostro canto sia eucaristia
o Padre santo che hai creato l’uomo
e che nel Figlio l’hai glorificato
perché dal Soffio tuo rinasca al regno.
Orazione:
O Dio, che hai glorificato il tuo servo Giuseppe da Copertino e lo hai posto in mezzo al tuo popolo come patrono e protettore per indicargli la strada che conduca a te, per sua intercessione, esaudisci secondo la tua volontà le preghiere che umilmente ti presentiamo e, nella tua misericordia, concedici di godere in paradiso, insieme ai tuoi santi, la visione beata del tuo volto.
Per Cristo nostro Signore. Amen.


2° - San Giuseppe, tu hai vissuto i primi anni della tua vita come il Figlio di Dio bambino, sottomesso ai genitori, condividendo le gioie e le sofferenze della tua famiglia.
Guarda alle nostre famiglie, specialmente a quelle provate dall’incomprensione, dalla divisione e dalla sofferenza e intercedi per noi affinché ogni famiglia rafforzata dalla grazia del sacramento del matrimonio trovi nell’amore trinitario il modello della donazione di sé, per
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essere più forte di ogni debolezza e di ogni crisi, e diventare sull’esempio della famiglia di Nazaret santuario della vita e dell’amore.
Padre nostro, 3 Ave Maria.
San Giuseppe uomo obbediente, prega per noi.

A cura della Redazione di
“Donare Pace e Bene”
P.zza Gallo, 10
Osimo (AN)
Tel 071.71.67.26

FOTO TRATTA DA: http://www.sangiuseppeosimo.it/

NOVENA A SAN GENNARO (DAL 10 AL 18 SETTEMBRE)


(Festa 19 settembre)

Glorioso San Gennaro,

strenuo atleta della fede di Gesù Cristo,

inclito patrono di Napoli,

volgi benigno lo sguardo verso di noi

e dègnati di accogliere i desideri,

che con piena fiducia nel tuo potente patrocinio

deponiamo ai tuoi piedi.

Quante volte sollecito

sei accorso in aiuto dei tuoi concittadini,

arrestando il cammi­no

della lava devastatrice dei Vesuvio

o libe­randoli dalla peste,

dai terremoti,

dalla fame

e da tanti altri castighi divini.

Il perenne miracolo

della liquefazione del tuo sangue

è segno sicuro ed eloquente

che Tu vivi in mezzo a noi,

conosci le nostre neces­sità

e ci proteggi in modo particolare.

Prega per noi che a Te ricorriamo,

sicuri di essere esauditi,

e liberaci da tanti mali che ci opprimo­no.

Salvaci dall'invadente incredulità

e fà che quella fede,

per la quale generosamente sacri­ficasti la tua vita,

produca sempre in mezzo a noi

frutti abbondanti di opere sante.

Amen. 3 Gloria al Padre...

San Gennaro prega per noi.
TESTO TRATTO DA: http://www.preghiereagesuemaria.it/preghiere/preghiere%20a%20san%20gennaro.htm
IMMAGINE TRATTA DA: wikpedia

NOVENA A SAN GIUSEPPE DA COPERTINO (DAL 9 AL 17 SETTEMBRE) 1 GIORNO


NOVENA A S. GIUSEPPE DA COPERTINO
O Dio vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
come era nel principio ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen.
INNO:
Mistero inesprimibile d’amore
colui che è unito è libero dal mondo
che in Dio soltanto trova il suo riposo
e fatto luce illumina i fratelli.
Attinge l’acqua e resta un assetato
possiede in abbondanza e sempre cerca
dimora in Dio e vive da straniero
già scorge il sole e chiede di vedere.
La sua sapienza nasce nel silenzio
e intende la Parola in verità
l’orecchio atteso al suono della voce
che parla a chi l’ascolta nella fede.
Il nostro canto sia eucaristia
o Padre santo che hai creato l’uomo
e che nel Figlio l’hai glorificato
perché dal Soffio tuo rinasca al regno.
Orazione:
O Dio, che hai glorificato il tuo servo Giuseppe da Copertino e lo hai posto in mezzo al tuo popolo come patrono e protettore per indicargli la strada che conduca a te, per sua intercessione, esaudisci secondo la tua volontà le preghiere che umilmente ti presentiamo e, nella tua misericordia, concedici di godere in paradiso, insieme ai tuoi santi, la visione beata del tuo volto.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

1° - San Giuseppe, nostro patrono, tu sei nato in una stalla a somiglianza del Figlio di Dio fatto uomo per noi, e seguendo lui, hai vissuto umile e obbediente come i piccoli del vangelo.
Insegnaci ad allontanare dal nostro cuore la superbia e l’orgoglio, per riconoscere la nostra fragilità di creature che tutto attendono dal Creatore, e si nutrono del suo Pane e della sua Parola, e ottienici dal Signore di diventare come te, dimora del suo Spirito.
Padre nostro, 3 Ave Maria.
San Giuseppe uomo evangelico, prega per noi.


A cura della Redazione di
“Donare Pace e Bene”
P.zza Gallo, 10
Osimo (AN)
Tel 071.71.67.26

FOTO TRATTA DA: http://www.sangiuseppeosimo.it/

MESE DI SETTEMBRE ALL'ADDOLORATA: 9 GIORNO


Maria alle nozze di Cana.
Gesù dopo l'austera quarantena tornò dal deserto a Betania di là dal Giordano ove dimórava Giovanni Battista. Il santo Precur¬sore in questa occasione l'additò ai suoi di¬scepoli dicendo: Ecco l'Agnello di Dio, ec¬co colui che toglie via il peccato del mon¬do ». Il giorno seguente Gesù fece la pri¬ma sua conoscenza con Andrea e Giovanni e Simone fratello di Andrea, cui Gesù rivolse uno sguardo speciale e gli predisse che sa-rebbe stato chiamato Pietro.
Il terzo giorno tornò in Galilea ed ivi in¬contrò Filippo, che gli recò anche Natanae¬le. In questa occasione Gesù si riunì alla sua Vergine Madre, ed il terzo giorno dopo ve¬nuto a Nazaret, ne riparti con la Madre e quei pochi discepoli per recarsi a Cana do¬ve si festeggiavano le nozze di uno dei suoi cugini. Ecco Gesù e Maria ad un convito nu¬ziale partecipi della schietta gioia di quei semplici Galilei. Il nostro sentimento si tro¬va quasi urtato pensando che Gesù e Maria si abbassino soverchiamente pigliando parte ad un banchetto di nozze, che sia pure one¬stissimo, ha sempre qualche cosa di monda-no. Ma quanto sono sciocchi questi nostri pensamenti, quanto lontani da quelli di Ge-sù e di Maria!
Chi è infatti Gesù? Il Verbo di Dio fatto uomo, che in sè innalza la nostra umanità alla personalità divina. Chi è Maria? Una figlia di uomini, una nostra sorella elevata alla dignità quasi infinita di Madre di Dio.
Gesù è l'uomo, Maria la donna nei quali l'umanità nostra è innalzata sino a Dio per il quale era stata formata. Quali sono le sorti di questa umanità? II matrimonio isti¬tuito da Dio nel paradiso terrestre, e detur¬pato, avvilito, guastato dal demonio corrut¬tore ed omicida. Vengano, vengano Gesù e Maria, i restauratori della umanità, vengano¬ ad assistere non solamente a queste nozze di Cana, ma a tutte le nozze che si celebre¬ranno fra gli uomini! E Gesù ci verrà ele¬vando il matrimonio alla dignittà di sacramento; Maria vi assisterà come portatrice della grazia del suo Figliolo a tutti gli sposi cristiani.
Rifletti che tutto ciò non è un pio desi¬derio, nè una poetica fantasia, bensì una real¬tà vera. Gesù era andato a quelle nozze, pre¬disposta prima ogni cosa per manifestare la sua gloria, dando principio alla restaurazio¬ne dell'umanità, col santificare le sorgenti della vita.
Gli sposi di Cana erano parenti di Gesù e di Maria, quindi non troppo più ricchi di questi. Lo si vide subito, sul più bello ven¬ne a mancare il vino. Maria con isquisita de-licatezza se ne avvide, indovinò il rossore che ne avrebbero provato gli sposi, e con la sua viva fede nella divinità del suo Gesù, gli disse: « Non hanno più vino ». Maria voleva dir tante cose con quelle brevi parole, e Gesù lo comprese benissimo; ma era tem¬po di rivelare il suo vero essere, bisognava che Maria in questo non entrasse come ma¬dre, ma come santa creatura la cui fede può impetrare da Dio un'opera propria di Dio; onde così le disse Gesù: « Donna, che ho io a fare con te? La mia ora non è peranco sonata!» Sembrano parole dure e di rim¬provero, ma non sono tali. È Dio che parla, alla sua creatura, e promette che al suo momento provvederà. Maria lo intende, dà gli ordini opportuni, e Gesù al momento vo¬luto muta miracolosamente l'acqua in vino squisito! È il primo miracolo di Gesù, segno parlante di ciò che era venuto a fare, a mu¬tare cioè l'amore naturale m carità; le nozze naturali in sacramento santificante!
Ecco, anima mia, perchè ogni abuso della carne è gravemente colpevole; l'uomo non deve guastare l'opera di Dio abusando di una grande sua facoltà a sfogo della bestialità che in lui rimane.
Desidero, Vergine purissima, intender be¬ne questa lezione, per innamorarmi di quella purezza di costume che esige la santità o la perfezione del mio stato: voi con la vostra potente intercessione ottenetemi da Ge¬sù questa elevazione di tutti i miei senti¬menti, per riuscire degno figlio vostro, de¬gno fratello di Gesù.
Farò gran conto della purezza del cuore, della mente e del corpo mio, rifuggendo da tutto ciò che potrebbe macchiarmi di impu¬rità.


SACRO SETTENARIO
A MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA

La fuga in Egitto.
Contempliamo, anime buone, dopo la puri¬ficazione di Maria Santissima nel Tempio, ritornò la Sacra Famiglia a Nazaret, ove fece sosta per alcun tempo fra la quiete ed il silen¬zio di quella santa casetta. Ma in una notte tri¬ste e profonda, mentre la Sacra Familgia dor¬miva un sonno tranquillo e le lucide stelle rischiaravano le tenebre della notte, apparve in sogno al Patriarca San Giuseppe l'Angelo del Signore, che gli dice: « Su, alzati, prendi la Madre con il Bambino e fuggi in Egitto, e ivi resta finchè io venga di nuovo ad avvisarti, giacchè Erode cerca il Bambino per uccider¬lo». Pronto ai divini voleri il giusto Giuseppe si alza immantinente, e, recandosi dalla Sua Sposa benedetta Le comunica il Mandato celeste. Quale dolore non recò al cuore della Madre di Dio tale nuova?... ma la dolce Maria nell'estasi penosa della Sua anima ripete ancora una volta: Fiat! Fiat!, e calma, rassegnata e sommessa adora il comando divino, mentre si appressa alla culla del Suo Gesù. Delicatamente lo sveglia, se lo stringe trepida¬mente al seno, lo avvolge in caldi panni, e desta e premurosa assieme al Suo sposo, si mette in cammino. Lei però è addolorata; il suo Cuore gocciola sange a stilla a stilla.
E dice fra sè: Ecco, già si avvera la profezia di Simeone, già si tramano insidie mortali al mio Gesù; già è posto in contradizione il Figlio di Dio.
Quale martirio straziante! In quel buio pau¬roso, oh! come trema la tenera Madre. Ad ogni leggiero movimento le sembra di udire i passi dei soldati di Erode, i quali, espletano già il comando iniquo del Re, di trucidare cioè tutti i bambini di Betlem, sembrano venirle incontro e strapparle dal seno il Suo Tesoro, che ora stringe più fortemente al petto.
Ed oh! Le fosse almeno concesso vedere il piccolo asinello che cavalcava acquistare ali per volare, onde mettere più presto al sicuro il suo Gesù.
Dopo un lunghissimo viaggio trascorso fra inenarrabili disagi e privazioni, passando lun¬ghe notti invernali sulla sabbia, sotto un cielo sereno e, ripetendo il faticoso cammino, quando la nuova alba illuminava uomini e cose, la Sacra Famiglia toccava finalmente la terra dell'Egitto.
Giunti colà in quella terra ad essi scono¬sciuta ed idolatrata, gli augusti Sposi andaro¬no incontro a nuove sofferenze ed a privazio¬ni di ogni genere, anzi furono costretti a men¬dicare lavoro e pane.
Oh! quanta pena pel delicato Cuore della gran Madre di Dio, divenuta già la Madre Addolorata.
Oh! quale esempio ci dà la pura Vergine in questo mistero sì profondo di pazienza, di rassegnazione e di fortezza invincibile nel sostenere tutte le pene e la stessa povertà tal¬volta estrema; nell'assoggettarsi ancora al lavoro col suo Vergine Sposo San Giuseppe.
E più tardi, col Suo caro Gesù, che crescen¬do come un fiore dei campi, in grazia e in bellezza, volle santificare il dolore, e procu¬rarsi con le proprie mani il sostentamento, Egli Creatore e Padrone di ogni cosa nell'uni¬verso. Sicchè il dolore, sinonimo di sacrificio, diventò prezioso e salutare, mentre al dire di un contemporaneo: In nessuna cosa si adora tanto bene Iddio, quanto nel lavoro.
Coraggio dunque, anime sorelle! L'ascesa del cielo si attraversa mediante la povertà evangelica, e Gesù dal monte delle beatitudi¬ni proclamò «beati i poveri di spirito, e promi¬se ad essi il regno dei cieli».
AFFETTI
O tenera Madre mia, fin dal mattino della Tua vita, Tu hai amato il sacrificio e l'immola¬zione, additandoci così la via reggia e sicura del dolore, che sola conduce alla gloria, giu¬sta la bella espressione della mia grande con¬sorella Santa Caterina da Siena: «La gloria si acquista attraverso il dolore».
O Maria, Tu mi raffiguri in questa terra d'e¬silio l'Ostia divina dei nostri altari. Tu sei can¬dida e pura come l'Ostia, nacosta e celata come l'Ostia, silenziosa come l'Ostia, obbe¬diente come l'Ostia, triturata dalla sofferenza, come il frumento che compone l'Ostia; sei il grappolo d'uva premuto dal torchio del dolo¬re; sei un Mistero, o Madre mia, di amore e patimenti; ed io, genuflessa davanti a Te, Ti contemplo nel silenzio della mia anima, e ti amo, ti amo tanto. Ti chiedo energia per seguire i tuoi alti esempi; e Tu infondi in me le Tue virtù, e rendi pure, un'ostia pura e gra¬devole a Dio ed a Te, o Madre cara.
OSSEQUIO. - Adempire sempre, ad imitazio¬ne della Madonna, la volontà di Dio in tutte le cose, specie, in quelle contrarie alla natu¬ra, ripetendo con amore: «Fiat voluntas Tua!».
GIACULATORIA. - O Maria, ferita dal dolore, pregate per me.


CORONA DEI SETTE DOLORI DELLA BEATA VERGINE ADDOLORATA
O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo Come era nel principio, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

Nel Primo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che presenta Gesù bambino al Tempio e incon¬tra il santo vecchio Simeone che le profetizza la «spada» del dolore.
Maria Santissima offre Gesù a Dio Padre, offre la Vittima pura, santa e immacolata, e con Lui of¬fre se stessa, chiamata ad essere la Corredentrice universale: per questo Gesù sarà Vittima crocifissa e Lei avrà l'anima trapassata dalla «spada» del do¬lore per tutti i peccati del mondo. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Secondo Dolore si contempla
Maria Santis¬sima che fugge in Egitto per salvare Gesù bambino dalla morte.
Maria Santissima fugge in esilio con S. Giuseppe per salvare la vita di Gesù Bambino minacciato di morte. Il dramma di dolore dell'esilio di Maria Santissima è grazia di sostegno per tutti noi «esuli figli di Eva» chiamati, da questa terra di esilio, alla Patria dei cieli, a cui arrivare per la via della Cro¬ce, da Lei sostenuti e confortati. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Terzo Dolore si contempla
Maria Santissima alla ricerca di Gesù ritrovato nel Tempio a Geru-salemme.
Maria Santissima soffre un'angoscia terribile per lo smarrimento di Gesù a Gerusalemme. Per tre giorni Ella ricerca il Figlio, e lo ritrova nel Tempio. Smarrire Gesù, perdere Gesù: è la più grande disgra¬zia che ci possa capitare, perché solo Lui è la Via, la Verità e la Vita; perciò bisogna subito ricercarlo e ri¬trovarlo nel Tempio, nella Casa del Signore, acco¬standosi ai Sacramenti della Confessione e della Co¬munione. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quarto Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che incontra il Figlio Gesù sulla via del Calvario.
Maria Santissima incontra Gesù sulla strada del Calvario e percorre con Lui il cammino doloroso fino al Golgota, portando nel cuore la Croce di Gesù come una «spada» che penetra sempre più a fondo nella sua anima per la redenzione dell'uma¬nità peccatrice. Con Maria Addolorata seguiamo anche noi Gesù portando la Croce della nostra salvezza. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Quinto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata presente sul Calvario alla Crocifis¬sione e Morte di Gesù.
Maria Santissinia Addolorata è presente alla Crocifissione e Morte di Gesù e soffre nel suo cuo¬re di Madre tutti gli strazi del corpo di Gesù inchio¬dato alla croce, abbeverato di fiele, trafitto al co¬stato. Qui la «spada» del dolore ha trapassato tut¬ta l'anima di Maria, ma Ella ha offerto tutto sem¬pre unita al Figlio Redentore come Corredentrice universale di salvezza. Ella voglia stampare nelle nostre anime l'immagine del Crocifisso. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Sesto Dolore si contempla
Maria SS Addolorata che riceve tra le braccia Gesù deposto dalla Croce.
Maria Santissima riceve fra le braccia Gesù de¬posto dalla croce. Questa è l'immagine della pietà. Ma è anche l'immagine della maternità sacerdotale della Corredentrice universale che offre al Padre la Vittima divina, ostia di salvezza per tutti gli uomini di ogni tempo e luogo. O Madre pietosa, tieni an¬che noi fra le tue braccia per offrirci a Dio. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

Nel Settimo Dolore si contempla
Maria Santissi¬ma che depone Gesù morto nel sepolcro.
Maria Santissima depone il corpo di Gesù nel se¬polcro per attendere con fede invitta la sua resurre¬zione. Il sepolcro di Gesù è un sepolcro di vita e di gloria, e così sarà del sepolcro di ogni redento che accoglie il Redentore, mentre il sepolcro di chi rifiuta Cristo sarà sepolcro di perdizione eterna. Madre Addolorata, deponi anche noi nel sepolcro di Gesù per risorgere un giorno come Lui alla vita eterna. Un Padre nostro e sette Ave Maria.
CANTO: O Maria, dolce mio bene fa che pure nel mio cuore siano impresse le tue pene.

TESTI TRATTI DA: www.preghiereagesuemaria.it
FOTO TRATTA DA: wikpedia - VERGINE ADDOLORATA VENERATA NELLA CONCATTEDRALE DI BISCEGLIE -

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