Lettori fissi

25 settembre: SAN DOMENICO IN SORIANO



Nella notte del 15 settembre 1530, la Vergine Maria, insieme a s. Maria Maddalena e a s. Caterina d'Alessandria, apparve a fra Lorenzo da Grotterìa, nella chiesa dei Domenicani a Soriano Calabro, consegnandoli una tela raffigurante s. Domenico, perché fosse esposta al culto. Gli eventi del 1530 furono sottoposti a processo canonico nel 1609. Urbano ve ne autorizzò la festa liturgica. La miracolosa effigie rimase incolume tra le macerie del convento, crollato con il terremoto del 1783. La devozione di questa "celeste immagine" si è difffisa in Italia, in Europa e in tutto il mondo fino all'Estremo Oriente e ha fruttato nel corso dei secoli la conversione di molti peccatori.

TRATTO DA www.santiebeati.it

24 settembre: BEATA VERGINE MARIA DELLA MERCEDE



La Beata Vergine Maria è considerata a tutti gli effetti l’ispiratrice della fondazione, da parte di s. Pietro Nolasco (1180-1245), dell’antico Ordine della Mercede; il titolo con cui viene onorata è strettamente correlato alla storia di quest’Ordine, che da lei prese la denominazione.
S. Pietro Nolasco nacque a Mais Saintes Puellas (Tolosa, Francia) verso il 1180 e fin da adolescente si stabilì con la famiglia a Barcellona in Spagna.
La prima notizia della sua presenza a Barcellona si ha nel 1203, quando profondamente addolorato nel vedere lo stato miserevole dei cristiani fatti schiavi dai Mori, padroni allora di gran parte della Spagna, egli si trasformò in mercante, per insinuarsi facilmente tra i maomettani ed a Valenza liberò con suo denaro trecento schiavi.
Esaurite le sua ricchezze, si unì ad altri generosi e nobili giovani, per raccogliere offerte e quindi ripetere ogni anno il riscatto di gruppi di schiavi; ma per quanta solerzia impiegassero in questa meritoria opera, vedevano il numero degli schiavi aumentare sempre più.
Bisogna dire che in precedenza vari re e Ordini militari si erano occupati del riscatto degli schiavi, in Francia per esempio era sorto l’Ordine dei Trinitari che se ne interessava, ma molto limitatamente, mentre gli Ordini militari si erano presto estinti.
La situazione degli schiavi, trasportati nei Paesi arabi dai musulmani, era diventata angosciante per Pietro Nolasco e i suoi compagni, che nei 15 anni trascorsi, avevano operato altri cinque grandi riscatti detti “redenzioni” per migliaia di cristiani.
Pietro ad un certo punto valutò la possibilità di ritirarsi a vita contemplativa, sentendosi impotente ad arginare la situazione, alimentata in continuazione dai Mori di Spagna.
E in una di queste veglie di preghiera, la notte fra il 1° e il 2 agosto 1218, la Vergine Maria gl’ispirò, illuminando la sua intelligenza, di fondare un Ordine religioso che si dedicasse alle opere di misericordia e specialmente alla redenzione degli schiavi, anche a costo della propria vita.
Dopo averne parlato con il giovane re d’Aragona, Giacomo I e con il vescovo di Barcellona, Berenguer, il 10 agosto 1218, Pietro Nolasco costituì ufficialmente il nuovo ‘Ordine Religioso Redentore’, nella cattedrale di Santa Croce di Barcellona, prendendo la Regola di S. Agostino.
Inoltre il vescovo consegnò ai giovani laici del gruppo, la veste di lana bianca in omaggio alla purezza immacolata della Vergine Maria, sotto il cui patrocinio sorgeva l’Ordine; re Giacomo I consegnò loro lo scudo del suo regno d’Aragona come distintivo (quattro sbarre rosse in campo oro) e il vescovo autorizzò di poter portare sopra l’abito la Croce, segno della sua cattedrale.
In quel memorabile giorno il re Giacomo I ‘il Conquistatore’ (1208-1276) regnante dal 1213, donò all’Ordine l’Ospedale di S. Eulalia in Barcellona, che divenne il primo convento dei religiosi (che erano tutti laici, compreso Pietro Nolasco), fungendo anche come casa d’accoglienza per gli schiavi liberati e sede delle opere di misericordia a favore degli infermi e poveri.
Sotto la guida del fondatore, si mise in moto tutta una organizzazione a favore della libertà dei cristiani messi in schiavitù, che oltre ad aver persa la libertà, erano in pericolo per le pressioni e sofferenze inflitte, di abiurare la propria fede e passare all’islamismo.
La ‘redenzione’ avveniva con il pagamento di un riscatto in denaro o altri generi, fatto al padrone mediante una terza persona, la somma variava secondo l’età, le condizioni sociali, economiche e fisiche dei riscattandi.
Il denaro veniva raccolto dai religiosi con il contributo di ogni ceto sociale dell’epoca, compreso le famiglie che avevano qualche loro componente schiavo in terra araba, vittima delle scorrerie saracene che funestarono dall’inizio del XIII secolo, le coste di Spagna, Francia, Sardegna, Sicilia e Italia Meridionale.
Le ‘redenzioni’ venivano accuratamente preparate, precedute da una cerimonia religiosa prima dell’imbarco; le spedizioni erano dense di pericoli, per i pirati che infestavano il Mediterraneo, i naufragi frequenti, la possibilità di un tradimento degli arabi, che impadronitisi del denaro, trattenevano anche i Mercedari come schiavi, in attesa di un altro riscatto.
Innumerevoli furono i religiosi che incontrarono la morte anche atroce, nell’espletare queste missioni redentrici; si calcola che con questo sistema siano stati liberati circa 52.000 schiavi cristiani nei primi 130 anni della costituzione dell’Ordine Religioso. Al ritorno positivo delle spedizioni, veniva cantato in cattedrale un solenne ‘Te Deum’ di ringraziamento, unitamente agli schiavi liberati.
Caratteristica eroica dei Mercedari durante le redenzioni, era quella di proporsi al posto di uno schiavo, se il denaro non bastava e rimanere prigionieri fino all’arrivo della somma dall’Europa, cosa che non sempre avveniva in tempo specie per gli agguati dei pirati, allora il religioso veniva ucciso barbaramente per vendetta.
L’Ordine fu approvato da papa Gregorio IX il 17 gennaio 1235, in seguito i componenti furono anche sacerdoti e non più solo laici come agli inizi, a cui si aggiunsero la Confraternita e il Terz’Ordine della Mercede. Nel 1265 con s. Maria di Cervellon si aggregò il ramo femminile delle Monache Mercedarie, a cui seguirono in tempi più moderni altre Congregazioni religiose femminili della stessa spiritualità della Mercede.
I Mercedari furono presenti come cappellani con Cristoforo Colombo, quando fu scoperto il Continente Americano; il primo convento fu fondato nel 1514 a Santo Domingo.
L’Ordine Religioso Redentore come si è detto era sotto la protezione della Madonna che ne fu l’ispiratrice; nel 1272 i redattori delle Costituzioni stabilirono che l’Ordine assumesse la denominazione di “S. Maria della Mercede”, titolo attribuitale perché della Mercede o della Misericordia deriva da quanto diceva il re Alfonso X ‘il Savio’ (1221-1284) “Redimere gli schiavi è opera di grande ‘Merced’ “, ossia di Misericordia.
La Vergine è considerata dai religiosi Mercedari, Madre sia di sé stessi, quanto degli schiavi per la cui salvezza eterna i religiosi si devono preoccupare.
È chiaro che oggi per schiavitù s’intende tutti quei pericoli ed affanni che contraddistinguono il peregrinare degli uomini, anelanti alla salvezza eterna, non solo di quella fisica e Maria Corredentrice del genere umano, con amore continua la sua opera come nostra avvocata e ministra della salvezza.
La Chiesa ha voluto valorizzare questo titolo prettamente mariano, stabilendo un ricordo particolare nella liturgia il 24 settembre.

TRATTO DA www.santiebeati.it

23 settembre: SAN PIO DA PIETRELCINA SACERDOTE



Quando muore, il 23 settembre 1968, a 81 anni, le stimmate scompaiono dal suo corpo e, davanti alle circa centomila persone venute da ogni dove ai suoi funerali, ha inizio quel processo di santificazione che ben prima che la Chiesa lo elevasse alla gloria degli altari lo colloca nella devozione dei fedeli di tutto il mondo come uno dei santi più amati dell’ultimo secolo.
Francesco Forgione era nato a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. I suoi genitori, Grazio e Giuseppa, erano poveri contadini, ma assai devoti: in famiglia il rosario si pregava ogni sera in casa tutti insieme, in un clima di grande e filiale fiducia in Dio e nella Madonna. Il soprannaturale irrompe assai presto nella vita del futuro santo: fin da bambino egli riceveva visite frequenti di Gesù e Maria, vedeva demoni e angeli, ma poiché pensava che tutti avessero queste facoltà non ne faceva parola con nessuno. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Vuole partire missionario per terre lontane, ma Dio ha su di lui altri disegni, specialissimi.
I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito.
Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell’Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio. È il suo ministero, che attinge la propria forza dalla preghiera e dall’altare, e che Padre Pio realizza non senza grandi sofferenze fisiche e morali.
Il 20 settembre 1918, infatti, il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; il frate delle stimmate si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.
La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la “Casa Sollievo della Sofferenza”, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.
Negli anni ‘40, per combattere con l’arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la “Casa Sollievo della Sofferenza” essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine.
Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest’ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l’arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti.
“Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose, “è la Madonna”. “Essa – diceva il frate di Pietrelcina – è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e a imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l’umiltà,la pazienza, il silenzio,la purezza,la carità.“Vorrei avere una voce così forte – diceva - per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”.
Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano. Lo recitava incessantemente per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera – diceva Padre Pio – è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità”.
Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.
Intorno alla sua figura in questi anni si sono scritti molti fiumi di inchiostro. Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri; si conta che approssimativamente sono più di 200 le biografie a lui dedicate soltanto in italiano. “Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato lui con la sua solita arguzia. Quella di Padre Pio è veramente una “clientela” mondiale. Perché tanta devozione per questo san Francesco del sud?
Padre Raniero Cantalamessa lo spiega così:“Se tutto il mondo corre dietro a Padre Pio – come un giorno correva dietro a Francesco d’Assisi - è perché intuisce vagamente che non sarà la tecnica con tutte le sue risorse, né la scienza con tutte le sue promesse a salvarci, ma solo la santità. Che è poi come dire l’amore”.


Tratto da www.samtiebeati.it

23 settembre: SANTI MAURIZIO, CANDIDO, ESSUPERIO, VITTORE E COMPAGNI MARTIRI



Il Martyrologium Romanum cita in data odierna i santi Maurizio,Candido, Essuperio, che con i soldati loro compagni ed il veteranoVittore affrontarono il martirio in odio alla loro fede. Per megliocomprendere l’origine del culto di questi intrepidi testimonidella fede cristiana, occorre però ripercorrere brevemente lavicenda della celebre Legione Tebea, alla quale la pietàpopolare ha sempre riservato una particolare devozione.

La leggenda della Legione Tebea
La fonte principale e storicamente più attendibile pervenutacicirca San Maurizio e la celebre Legione Tebea da lui capeggiataè costituita dalla “Passio martyrum Acaunensium”attribuita a Sant’Eucherio di Lione. La versione che ci èstata tramandata risale solo al IX secolo, ma il santo vescovolionese citava già la sua opera in una lettera indirizzata alvescovo Salvio verso il 440, affermando che a quel tempo latradizione orale in merito era già attestata da almeno unsecolo.
Lo studioso tedesco D. Van Berchem negli anni ’40 del XX secoloesaminò l’antica “passio”, giungendo allaconclusione che la fonte del racconto orale fosse San Teodoro (dettoanche Teodulo) di Octoduro, primo vescovo del cantone svizzero delVallese nel IV secolo. Questi importò assai probabilmente laleggenda dall’Oriente, in base a cui Maurizio fu martirizzatocon i suoi soldati, forse né tebani né costituenti unavera e propria legione.
Secondo la narrazione di Eucherio, arricchita di parecchi elementifantasiosi, l’imperatore romano Massimiano guidò unesercito per contrastare una rivolta fomentata da un gruppo di galli,i bagaudi, e giunto nei pressi di Octodurum (odierna cittàsvizzera di Martygny), oltre il passo alpino del Gran San Bernardo,diede ordine ai suoi uomini di compiere un sacrificio in onore deglidei per impetrare da loro il successo della spedizione in corso.
Un’unità dell’esercito imperiale era appunto lafamigerata egione Tebea, i cui membri come dice il nome erano statireclutati nell’Egitto settentrinale ed erano di religionecristiana. Questi valorosi seguaci di Cristo, senza eccezioni,rifiutarono fermamente di sacrificare a degli dei pagani in cui noncredevano e si ritirarono dunque nella vicina Agaunum (odiernaSaint-Maurice-en-Valais), guidati dal loro “primicerius” eportavoce Maurizio. L’imperatore li invitò ripetutamenteinvano a tornare sui loro passi ed infine ordinò la lorodecimazione. Ma i soldati, incoraggiati da Maurizio e dagli altriufficiali, furono irremovibili dalla loro decisione sino alla fine.Conclusasi tale violenta persecuzione pare fossero stati uccisi ben6600 (o secondo alcune fonti 6666) soldati. Il Martyrologium Romanum,nella sua ultima edizione, si limita a citare esplicitamente i nomidi Maurizio, Candido, Essuperio e del veterano Vittore,quest’ultimo forse proveniente da un altra legione ma uccisoanch’egli in quanto dichiaratosi cristiano.
Maurizio ed i suoi compagni avevano comunque scrittoall’imparatore una lettere onde spiegargli le valide motivazionidella loro ribellione: “Siamo tuoi soldati, ma anche servi diDio, cosa che noi riconosciamo francamente. A te dobbiamo il serviziomilitare, a lui l’integrità e la salute, da te abbiamopercepito il salario, da lui il principio della vita [...].Metteremo le nostre mani contro qualunque nemico, ma non lemacchieremo col sangue degli innocenti [...]. Noi facciamoprofessione di fede in Dio Padre Creatore di tutte le cose e crediamoche suo Figlio Gesù Cristo sia Dio. Siamo stati spruzzati dalsangue dei nostri fratelli e commilitoni, ma non ci affliggemmo,alzammo le nostre lodi perchè erano stati ritenuti degni dipartire per il loro Signore Dio. Ecco deponiamo le armi [...]preferiamo morire innocenti che uccidere e vivere colpevoli[...] non neghiamo di essere cristiani [...]perciò non possiamo perseguitare i cristiani”. Assaiprobabilmente Eucherio inventò le parole con cui imartirizzandi espressero le loro rimostranze, affermando cherifiutarono di uccidere dei cristiani che in realtà non eranonemici dell’autorità imperiale e non menzionando ibagaudi. Inoltre la “passio” più tardiva aggiunse algruppo i nomi di Innocenzo e Vitale, in quanto i loro corpi vennerorinvenuti dopo secoli nella vallata del Rodano. Comunque, anche se inumeri citati paiono esagerati ed alcuni dettagli della leggendafurono aggiunti nel V secolo, sembra effettivamente essersiverificato un effettivo spargimento di sangue cristiano alla basedella tradizione.

Il culto ieri e oggi
Il culto nei confronti dei martiri risalirebbe dunque al IV secolo,durante il quale il suddetto San Teodulo fece edificare la basilicaancora oggi esistente per ospitarne le reliquie. In occasione dellavisita di San Martino di Tours si verificò un eventomiracoloso: la terra iniziò a trasudare sangue indicanocosì il luogo ove riposavano i santi resti sulle rive delRodano ed egli lo raccolse in appositi vasetti per distribuirlo avarie chiese. Eucherio ricorda che “molti giungevano da diverseprovince per onorare devotamente questi santi, e offrire donod’oro, d’argento, e altri oggetti”, oggi conservatinel piccolo museo adiacente la basilica, a Brzeg in Polonia ed aTorino.
La chiesa costruita presso Agaunum divenne successivamente il nucleodi un abbazia, grazie al re burgundo San Sigismondo, la prima inOccidente a recitare l’Ufficio divino per l’interagiornata, grazie ad un ciclo di cori. Oggi è affidata agliagostiniani Canonici Regolari Lateranensi, che annualmente ogni 22settembre, giorno della festa secondo il Martyrologium Romanum,organizzazo la processione con le reliquie per le strade delpaese.
Il culto nei confronti si San Maurizio si diffuse molto, come vedremotra poco, in particolar modo nei territori sabaudi. Ancora oggi ilcalendario liturgico della Regione Pastorale Piemontese riporta lasua memoria nella data suddetta.

Il legame con Casa Savoia
Per secoli santuario nazionale del regno burgundo, l’anticaAgaunum divenne con l’avvento di Casa Savoia, checonquistò per un certo periodo il Vallese occidentale, alcentro della devozione dei popoli governati dalla dinastia sabauda.Questo particolare legame tra San Maurizio ed il nobile casatoculminò nel 1434 con la fondazione da parte del duca AmedeoVIII di un ordine cavalleresco a lui dedicato.
Nel 1572 Emanuele Filiberto lo trasformò poi nell’Ordinedei Santi Maurizio e Lazzaro, tuttora costituzionalmente riconosciutodalla Repubblica Italiana. Il duca fece inoltre traslare daSaint-Maurice a Torino parte delle reliquie del capitano dellaLegione Tebea, nonchè la sua spada, la croce e l’anello,transitando per Aosta, Ivrea e Chivasso.
Oggi riposano ancora nella martoriata Cappella della Sindone ed inepoca preconciliare la teca contenente le reliquie del soldato venivaesposta alla venerazione dei fedeli ogni 15 gennaio, anniversariodella traslazione. Un importante corso di Torino, adiacente aiGiardini Reali porta ancora oggi il nome di San Maurizio.

Patronati
San Maurizio è oggi considerato innanzitutto quale patrono diCasa Savoia e dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, ma anchedi altri ordini cavallereschi quale quello del Toson d’Oro diSpagna e Austria. Inoltre sotto il patronato del santo sono posti isoldati, in particolare degli Alpini, delle Guardie Svizzere edell’Esercito Francese Alpino.
Le chiese in onore di San Maurizio iniziarono a pullulare in Valled’Aosta, Piemonte, Francia, Germania e Svizzera. Inquest’ultima nazione gli fu intitolata nella zona tedesca lacittà di St-Moritz, otto città inglesi, cinquantadue inFrancia tra cui la più celebre è Bourg-Saint-Maurice inSavoia, in Piemonte San Maurizio Canavese nonchè San Mauriziodi Opaglio nel novarese, dove il santo e la sua legione sarebberotransitati, ed infine in Liguria Porto Maurizio.

Iconografia
L’iconografia relativa a San Maurizio ed ai legionari tebei ingenere è solita presentarli con tutti gli attributi tipici deisoldati martiri: la palma del martirio, la spada, lo stendardo concroce rossa in campo bianco e la Croce Mauriziana, cioètrilobata, sul petto. Non mancano le loro raffigurazioni equestri.Spesso possono essere raffigurati con la carnagione scura, a ricordodella loro provenienza africana.
Un dipinto conservato alla National Gallery di Londra, del Maestro diLiesborn, lo ritrae cavaliere con il papa San Gregorio Magno eSant’Agostino d’Ippona. L’opera più splendidaè però la scena del martirio di El Greco, conservataall’Escorial nei pressi di Madrid.

Venerazione ecumenica
Il presupposto che i due martiri ed un numero imprecisato di loroleggendari compagni abbiano militato nella Legione Tebea haautomaticamente conferito loro la presunta nazionalitàegiziana e ciò ha contribuito alla diffusione del culto anchepresso la Chiesa Copta, che venera dunque specificatamente non soloSan Maurizio ma anche tutti quei suoi leggendari compagni il cuiricordo si è diffuso in un qualche piccolo santuariod’Europa. In particolare il Patriarca di Alessandria e di Tuttal’Africa Papa Shenoud tramite un suo delegato ricevette in dononel 1991 alcune reliquie dei santi Maurizio, Cassio e Fiorenzo. Anchealtre Chiese orientali venerano comunque i martiri della LegioneTebea, in quanto vissuti prima degli scismi vari. Anche nel mondoprotestante, infine, Maurizio è commemorato quale testimonedella fede cristiana.


ALTRI SANTI MARTIRI DELLA LEGIONE TEBEA

Come già detto, la pietà popolare ha sempreriservato una particolare devozione verso i militi tebei ed haleggendariamente arruolato all’ “Angelica Legio” unafolta schiera di martiri spesso non meglio identificabili.
Secondo cronache successive alla “primitiva passio” solodue furono i soldati scampati all’eccidio di Agaunum,ufficialmente riconosciuti come tali anche dal Martyrologium Romanume festeggiati al 30 settembre:
92655- Santi Urso e Vittore, 30settembre. Inoltre sempre aggiunte tardive inserirono altri duenominativi al gruppo festeggiato al 22 settembre, oggi non piùmenzionati dal martirologio:
92716- Santi Innocenzo e Vitale, 22 settembre. Un po’ovunque iniziarono però a fiorire leggende su altri soldatimiracolosamente scampati al massacro, che avrebbero trovato rifugioin svariate località, ove intrapresero una capillare opera dievangelizzazione per poi subire anch’essi il martirio.

Nel Vecchio Continente se ne contano all’incirca 400,così suddivisi geograficamente: 58 in Piemonte, 15 inLombardia, 2 in Emilia, 10 in Francia, 325 in Germania, 5 in Svizzerae 2 in Spagna. E questo non è purtroppo che un incompleto esommario elenco.

Alcuni di questi santi sono ancora oggi commemorati in diverse datedal martirologio cattolico, che però evita di citare la loropresunta appartenenza alla Legione Tebea:
35400- Sant' Avventore, 20 novembre
92514- Santi Cassio e Fiorenzo, 10 ottobre
92463- San Felice, 11 settembre
92611- San Gereone e Compagni, 10 ottobre
35450- Sant' Ottavio, 20 novembre
92464- Santa Regola, 11 settembre
35500- San Solutore, 20 novembre
92659- Santi Vittore e Malloso, 10 ottobre

Culto estremamente locale è invece tributato ai numerosi santidei quali si riporta di seguito il collegamento alle loro singoleschede, se presenti, oppure alcune scarne notizie sul loro culto:
69850- Sant'Albano
34250- Sant'Alessandro di Bergamo, 26 agosto
72500- Sant'Antonino di Piacenza, 30 settembre
59900- Sant' Attilio, 28 giugno
92044- San Besso, 10 agosto (1° dicembre)
90203- San Chiaffredo di Saluzzo, 7 settembre
92582- Santi Costanzo e compagni, 18 settembre
90201- San Defendente di Tebe, 2 gennaio
92465- Sant' Essuperanzio, 11 settembre
92658- San Fiorenzo, venerato a Bastia Mondovì,Senza data
91526- San Fortunato di Casei, 16 ottobre e III domenicadi ottobre
91526- Santi Graziano e Felino, Carpoforo e Fedele, 13marzo
92046- San Magno, venerato a Cuneo, 19 agosto
90566- San Marchese, venerato ad Altessano, prima domenica di settembre
91212- San Martiniano, venerato a Torino e Pecco, 5 dicembre
90619- Santi Matteo e Gusmeo, 11 settembre
65700- Santi Maurizio, Giorgio e Tiberio, 24 aprile
90234- San Paragorio e compagni, venerati a Noli, 7 settembre
90565- San Ponzio, venerati a Pradleves, 23 giugno
92328- San Secondo, 26 agosto
92414- San Tegulo (Tegolo), 25 ottobre
92320- San Valeriano, venerato a Cumiana, 14 aprile
67200- Santi Vittore e compagni, venerati a Pollenzo, 13 maggio

Sant’Abbondio
Venerato a Caramagna Piemonte (CN), nel cui territorio sarebbe statomartirizzato.

Santi Alverio e Sebastiano
Venerati a Fossano (CN) nella Collegiata di San Giovenale efesteggiati il 26 gennaio. Martirizzati nei pressi di Romanisio,antico nome dell’odierna Fossano, i loro resti mortali furonorinvenuti il 26 gennaio 1427 in un campo attiguo all’anticachiesa parrocchiale di San Martino. Dal sottosuolo provenìinfatti per diversi giorni un’arcana melodia, che venne uditadai contadini del vicinato. Riposti in due preziosi reliquiari, isanti resti furono allora trasferiti nella Collegiata di SanGiovenale e da allora i due santi vennero invocati come compatronidella città di Fossano.

Sant’Alvazio
Venerato a Rivalta (TO).

Sant’Amanzio
Venerato a Rivalba Torinese, ove una cappella con affreschi del XIV secolo ne perpetua la memoria e nella cui chiesa parrocchiale si conservano delle reliquie.

Sant’Antonino
Venerato a Sant’Antonino di Susa (TO), ove è raffiguratoin veste talare, nonchè presso Lombardore e Meana, in abiti dalegionario tebeo.

San Barolo
Venerato a Barolo (CN).

San Benetetto
Venerato presso Vistrorio, ove l’urna contenente le sue reliquieviene esposta durante la Messa la terza domenica d’ottobre,giorno della sua festa.

San Celestino
Nella Chiesa di Santa Marta in San Giorgio Canavese si conservaun’ampolla contenente grumi del suo sangue. E’ festeggiatola prima domenica di ottobre.

San Cesario
Venerato a Caramagna Piemonte (CN).

San Cosano
Venerato in Val di Susa, in particolare presso Novalesa.

San Costantino
Venerato presso Dronero (CN), quale compagno del più celebreSan Costanzo.

San Crisogono
Venerato presso Saluzzo (CN).

San Damiano
Venerato in Val di Susa, in particolare presso Novalesa.

San Demetrio
Venerato a Caramagna Piemonte (CN).

San Desiderio
Venerato a Caramagna Piemonte (CN).

Sant’Evenzio (Evence)
Venerato presso Cly (AO), è considerato un milite dellaleggione tebea, ma talvolta anche un pastore o un eremita, sul qualesorsero leggende circa l’amicizia ed i miracoli che lo legaronoai santi Giuliano e Pantaleone, anch’essi eremiti fra lemontagne valdostane.

San Felice
La chiesa di San Felice in Borgo Ritania, presso Torre SanGiorgio(CN), custodisce le reliquie di questo martire, racchiusenella statua dormiente del martire, che viene portata annualmente inprocessione la prima domenica di agosto, giorno della sua festa. Unascritta spiega: “Qui giacciono per essere onorate con preghiera,le ossa benevole del divo Felice, che morì per Cristo”.Il santo è inoltre venerato presso Colleretto, Frugarolo,Ghislarengo, Monticello d’Alba e Cinaglio. Relativamente aquest’ultima località, sita in diocesi di Asti, ilcalendario della Regione Pastorale Piemontese riporta il culto localedi San Felice in data 12 luglio.

San Gillio (Egidio)
Venerato a San Gillio (TO) e Susa.

San Giorio (Jorio)
Venerato presso San Giorio, in Val di Susa, dove sarebbe statomartirizzato, ed inoltre presso Mazzè. E’ spesso confusocon il celebre San Giorgio raffigurato con il drago, a causa dellaquasi omonimia e della festa comune al 23 aprile.

San Giovenale
Venerato ad Andrate, presso cui avrebbe trovato il martirio per manodei soldati imperiali. Sul luogo dell’eccidio venne innalzatauna cappella campestre, poi divenuta cimiteriale. Una leggenda vuoleche il santo sia sempre stato protettore del paese dagli attacchi deilupi, un tempo numerosi nella zona. Parte delle sue reliquie sonovenerate nella Caattedrale di Ivrea con quelle dei santi Besso,Tegolo e Sulpizio. Anche in una cappella laterale del duomo torinesesi venera il martire tebeo San Giovenale.

San Giuliano
Venerato presso Fénis (AO), è considerato un militedella leggione tebea, ma talvolta anche un pastore o un eremita, sulquale sorsero leggende circa l’amicizia ed i miracoli che lolegarono ai santi Evenzio e Pantaleone, anch’essi eremiti fra lemontagne valdostane. Secondo una tradizione locale il santo avrebbesostenuto dapprima la schiavitù nelle locali miniere ed inseguito il martirio, precipitato dal monte che da lui prese il nome.Nell’eremo di Mont-Saint-Julien è dunque festeggiato ilprimo giovedì di maggio. Secondo la leggenda le reliquie delsanto si troverebbe murate dietro l’altare della piccolacappella. Non è certo però se si tratti del medesimoSan Giuliano a cui è dedicata un’antica chiesa vercellesee venerato nella cattedrale dove si custodisce un reliquiariocontenete una parte del braccio.

Santi Giuliano, Bisuzio, Isidoro e Martiniano
Uccisi a Torino presso la Dora Riparia, sono festeggiati il 28agosto.
Giuliano è venerato a Baldissero Torinese, Fenils (Cesana),Druento, San Giuliano di Susa, Torino, Val della Torre e Barbania. Inquest’ultima località se ne conservano le reliquie.
Sant’Isidoro è venerato anche a Saluzzo.

Sant’Ippolito
Venerato a Bardonecchia (TO)

San Longino
Venerato a Caramagna Piemonte (CN).

Santi Mariano e Prospero
Venerati a Mondovì ed i loro corpi sono conservati nellachiesa di San Pietro di Breo.

San Martino
Venerato a Rivoli.

San Mauro
Venerato a San Mauro Torinese (TO) ed a Caramagna Piemonte (CN),talvolta confuso con l’omonimo discepolo di San Benedetto. Delsanto in questione, invece, fu effettuata nel 1821 la ricognizionedelle reliquie alla presenza dell’arcivescovo torinese. Ancoraoggi esse sono custodite nella chiesa parrocchiale di Santa Maria diPulcherada in San Mauro Torinese, ove è festeggiato la terzadomenica di settembre.

San Mombo o Membotto
Patrono di Moiola (CN) in Valle Stura, confuso con un pretebenedettino vissuto nella Svizzera tedesca nel XII secolo emartirizzato nella cittadina di Alberschwende il 23 marzo 1120. Untempo era festeggiato la prima domenica di settembre, ma ultimamentel’ultima di agosto.

Sant’Olimpio
Venerato a Saluzzo (CN).

Sant’Osterio o Asterio
Venerato a Caramagna Piemonte (CN).

San Pancrazio
San Pancrazio, da non confondere con l’omonimo giovane martireromano a cui è invece dedicato il santuario di Pianezza,è venerato a Villar Dora (TO) e figura negli affreschi delsantuario di Castelmagno in abiti da legionario tebeo insieme con SanMagno ed altri compagni.

San Pantaleone
Venerato presso Torgnon (AO), è considerato un milite dellaleggione tebea, ma talvolta anche un pastore o un eremita, sul qualesorsero leggende circa l’amicizia ed i miracoli che lo legaronoai santi Evenzio e Giuliano, anch’essi eremiti fra le montagnevaldostane. Questo santo è spesso confuso con l’omonimomartire orientale festeggiato come lui al 27 luglio. Nei boschi neidintorni di Torgnon, sul Colle Saint-Pantaleon, sorge ancora oggi unacappella a lui dedicata sul luogo dove avrebbe trascorso il suoeremitaggio.

San Pelagio
Venerato in Val di Susa, in particolare presso Novalesa.

San Porciero (Porcier)
Secondo la tradizione da lui trarrebbe il nome il paese valdostano diChamporcher. E’ ritenuto amico di San Besso, martirizzato nellavicina Valle Soana.

San Prospero
Patrono di Romano Canavese (TO), nella cui chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Solutore sono custodite le reliquie. La festa è celebrata la prima domenica di settembre.

San Restituto
Venerato a Sauze di Cesana (TO), ove gli è dedicata una chiesa in cui egli è raffigurato come un militare a cavallo e presso la quale se ne celebra la festa il 29 maggio.

San Quirico
Martirizzato presso Murisengo nel Monferrato, gli è dedicatala torre romanica di Odolengo. E’ festeggiato l’11marzo.

San Secondo di Pinerolo
Raggiunse il Pinerolese con Valeriano, Maurizio, Giorgio e Tiberio, per trovare il martirio presso San Secondo di Pinerolo (TO). Non va confuso con l’omonimo martire tebeo venerato a Salussola, Torino e Ventimiglia.

Santa Serena
Venerata in Val di Susa, in particolare presso Novalesa.

San Sulpizio
Venerato nel Canavese, ove subì il martirio come i santiGiovenale e Tegolo.

San Teodoro
Venerato a Saluzzo (CN) e Vercelli.

San Valerio
Venerato a Casale (AL).

San Vitale
Nella chiesa parrocchiale di San Giorgio Canavese è custodital’urna contenente il suo corpo ed accanto l’ampolla delsangue.

San Vittore (Vittorio)
Patrono di Caselle Torinese, Asigliano, Feletto, Borghetto, Canale, Odolengo e Quagliuzzo.


PREGHIERA a San Maurizio e compagni

O glorioso San Maurizio, che dopo aver edificato i compagni con unacondotta esemplare di vita, li hai incoraggiati a versare il propriosangue per la confessione della fede e li hai visti felici di dare lavita per Cristo e per il Vangelo, ottienici la grazia di testimoniarefino alla effusione del sangue la nostra fede piuttosto checomprometterci con il male e con il peccato e di saper soffrire peramore di Cristo.
Gloria al Padre...
O glorioso San Maurizio, che una volta convertito al cristianesimo,diventasti con la parola e con l’esempio testimone autentico ecoraggioso degli insegnamenti di Cristo verso i compagni, ottienicila grazia di esprimere la nostra fede in una chiara testimonianza divita, per essere nel mondo segni luminosi della verità chesalva.
Gloria al Padre...
O glorioso San Maurizio, che hai ottenuto la grazia di coronare colmartirio la fede professata nella vita, per cui godi ora la gioia divedere in eterno il tuo Creatore e Redentore, ottienici la grazia diesercitare costantemente le virtù cristiane per ricevere comepremio la beata visione di Dio.
Gloria al Padre...
O glorioso San Maurizio, che seguendo il Cristo sulla via della Crocesei divenuto testimone e maestro di virtù per tanti fratelli,aiutaci a professare con coraggio la nostra fede e, fedeli alVangelo, a edificare un mondo più giusto e fraterno.
Gloria al Padre...
O glorioso San Maurizio, che coronasti la tua la tua vita terrena conla palma del martirio insieme ai tuoi compagni d’arme e di fededella legione tebea, spargendo il tuo sangue per Nostro SignoreGesù Cristo, e che da allora in poi prendesti a proteggere lenostre terre subalpine e fosti nel corso dei secoli proclamatoPatrono Principale degli Stati Sabaudi, vieni in aiuto della nostraItalia; ottieni dal Cuore Sacratissimo di Gesù, grazieall’intercessione della nostra Madre Celeste Maria Immacolata,che Essa riviva e riprenda il corso della sua gloriosa storia nellapratica costante e perfetta della vita cristiana.
Gloria al Padre...

Tratto da: www.santiebeati.it

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